5G NSA: lo standard intermedio che dipende dal 4G in attesa del 5G Standalone


Negli ultimi mesi, alcuni operatori di telefonia mobile di diversi paesi, tra cui l’Italia, stanno cominciando ad attivare le prime reti commerciali con tecnologia 5G, la nuova generazione delle reti mobili. Al momento, però, non si è ancora giunti ad uno standard definitivo del 5G e quello che è stato implementato è una versione ancora “dipendente” dal 4G.

5G

Infatti, la versione dello standard 5G NR (New Radio) che gli operatori hanno cominciato ad attivare viene definita 5G Non-Standalone (NSA), che significa letteralmente “non autonomo”.

Questo standard, contenuto nella Release 15 del 3GPP (3rd Generation Partnership Project, l’organizzazione che si occupa di sviluppare gli standard della telefonia mobile), non è ancora quello che porterà la rete di nuova generazione ad offrire tutti i benefici promessi da quando si parla del 5G, ossia la bassissima latenza (circa 5 ms) e le altissime velocità (fino a 10 Gbps).

Infatti, come si è potuto notare anche in Italia con i primi speedtest effettuati sulle reti di Vodafone e poi di TIM, le velocità di download e il ping (latenza) non raggiungono ancora i valori che ci si aspetterebbe. Inoltre, ad esempio, TIM dichiara una velocità massima raggiungibile di 2 Gbps.

   
Speed Test

Samsung S10 5G. Rete TIM a Torino. Ubicazione Utente nascosta per privacy. Si ringrazia Lorenzo per la foto

In alcuni test all’aperto, in download si viaggia intorno ai 400 o 500 Mbps che, sebbene siano dei valori già molto alti, sono velocità di cui si è sentito già parlare con l’introduzione del 4.5G, che gli operatori pubblicizzano con un limite massimo teorico di 1 Gbps. Invece, sia la velocità di upload che il valore di ping risultano ancora molto simili a quanto si può già raggiungere tramite le reti 4G.

Come anticipato in precedenza, questo è dovuto al fatto che lo standard 5G NSA dipende ancora in larga parte delle reti 4G esistenti.

Infatti, il protocollo approvato nel 2018 da 3GPP prevede l’installazione delle antenne 5G, le quali sfruttano le nuove frequenze “pioniere” già rilasciate agli operatori (3700 MHz e 26 GHz) aumentando così la banda, ma allo stesso tempo si appoggia agli apparati esistenti del 4G e alla sua core network.

Dunque, i dispositivi abilitati al 5G possono già sfruttare la nuova rete aumentando la velocità media di navigazione in download, ma per il resto sfrutterà ancora le caratteristiche del 4G.

Questo standard “intermedio” ha permesso quindi agli operatori di cominciare a capitalizzare il proprio investimento sulle frequenze già a loro disposizione, in attesa che si giunga ad uno standard più maturo ma anche che le reti televisive liberino le frequenze a 700 MHz in banda N28, cosa che in Italia avverrà solo a partire dal 1° Luglio 2022.

L’utilizzo della banda di frequenza dei 700 MHz (in Italia a disposizione solo di Iliad, Vodafone e TIM) è fondamentale poiché permetterà, soprattutto nelle città, di attraversare meglio gli ostacoli e di riuscire a portare connettività anche all’interno degli edifici (cosa che con le altre frequenze utilizzate dal 5G è molto difficile), in maniera similare a quanto già avvenuto con la banda a 800 MHz per le reti 4G.

Per l’arrivo del 5G SA (Standalone) sarà necessario attendere almeno il 2020, poiché si prevede che entro la fine del 2019 venga definitivamente approvata la Release 16 del 3GPP, che standardizza l’utilizzo autonomo del 5G, come la possibilità per i dispositivi abilitati di connettersi solamente ai ripetitori 5G (senza passare dal 4G) e alla sua core network. Inoltre cominceranno ad essere disponibili tutti i benefici che la rete di ultima generazione promette.

Proprio in ottica futura, bisogna sottolineare come quasi tutti i primi dispositivi 5G usciti in questi mesi sul mercato, come il nuovissimo Galaxy Note 10+ 5G o quelli già disponibili da tempo come Xiaomi Mi Mix 3 5G, LG V50 ThinQ 5G, Samsung Galaxy S10 5G e Oppo Reno 5G dispongono di un modem 5G NSA, che non potrà quindi essere utilizzabile con le future reti Standalone.

Invece, Huawei è stata la prima azienda a commercializzare uno smartphone con modem 5G Standalone, ossia il Balong 5000: si tratta del Huawei Mate 20 X 5G, disponibile anche in Italia da fine Luglio 2019 con i principali operatori di rete mobile. In questo caso, lo smartphone dell’azienda cinese sarà in grado di sfruttare sin da subito le reti 5G NSA e in futuro potrà anche usufruire dello standard Standalone.

 

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