Rivoluzione iliad in Italia: il trend di crescita del quarto operatore potrebbe non durare a lungo?


A distanza di mesi dal lancio di Iliad in Italia, si continua a discutere sull’impatto del nuovo quarto operatore per i concorrenti e per l’utenza. È indubbio che i risultati della “rivoluzione” siano stati fino ad ora rassicuranti, ma c’è chi ritiene che il trend non sia destinato a durare a lungo.

Complice la saturazione del mercato e la controffensiva degli altri operatori mobili, lo scarto competitivo caratterizzato dai contenuti dei bundle di Iliad si è innegabilmente ridotto nel corso dei mesi. Offerte più generose a un prezzo più basso, dunque, hanno iniziato a fare capolino sul mercato, riducendo il costo medio da sostenere per gli utenti. E per provarlo, se non bastassero le dichiarazioni dei top manager della concorrenza, sarebbe sufficiente osservare i dati dell’AGCOM sull’ARPU del settore, vale a dire il ricavo medio per singolo cliente.

E anche il report di Mediobanca è della stessa idea: l’ingresso di Iliad ha contribuito al calo dei ricavi e, parallelamente, a un incremento dei volumi di traffico dati.

L’arrivo del quarto operatore ha indubbiamente elevato il livello di concorrenza nel mercato italiano, in cui la customer base era ripartita in quote pressoché identiche tra TIM, Vodafone e Wind Tre. E in due casi su tre, si è pensato di contrastare il nuovo entrante con due nuovi brand concentrati su livelli di prezzo più bassi: in tal senso, i meriti dei “semivirtuali” Kena Mobile e Ho. sono innegabili. I due secondi brand di TIM e Vodafone sono infatti riuscire ad attutire l’impatto di Iliad, portando quasi in pari (al Settembre 2018) il bilancio tra linee in uscita e linee in ingresso.

   

Benedetto Levi, CEO di Iliad.

Ma adesso la corsa di Iliad, secondo un articolo di oggi, 21 Febbraio 2019, del quotidiano Il Sole 24 Ore, sembrerebbe essere destinata a rallentare. Si parla di “primi intoppi” e di acquisizioni “in continua discesa”.

I dati riportati dal quotidiano fanno riferimento al trend delle portabilità del nuovo operatore. Si mostra un’elaborazione essenzialmente basata sui dati AGCOM, però l’analisi arriva fino al Gennaio del 2019, sebbene sia l’Osservatorio sulle telecomunicazioni che i bilanci di Iliad siano aggiornati, come accennato, al Settembre 2018.

Basando l’analisi esclusivamente su quanto riportato da Il Sole 24 Ore, il trend risulterebbe in calo. Nello specifico, incuriosisce un dato presentato, relativo al mese di Novembre 2018, in cui Iliad avrebbe registrato 221.000 portabilità in entrata e 100.000 portabilità in uscita. Ancora una volta, si sottolinea per chiarezza informativa che tali numeri non figurano per il momento nel bilancio di Iliad o nelle analisi dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni.

Se confermati, tali valori potrebbero dunque suggerire un rallentamento nel ritmo di crescita di Iliad, nonostante Benedetto Levi abbia affermato che il trend positivo si sarebbe invece ravvisato anche per i mesi successivi e non compresi nell’Osservatorio.

Per finire, viene citato un report dei ricercatori di Redburn, che avrebbero considerato difficilmente sostenibile il business di Iliad in Italia nel lungo periodo. Per recuperare gli investimenti, inclusi quelli per le frequenze 5G, sembrerebbe necessario anche il lancio di un’offerta fissa o addirittura una fusione con Wind Tre o Fastweb.

Iliad

Una visione in parte simile traspariva anche dal report di Rewheel, che MondoMobileWeb aveva trattato approfonditamente. Secondo gli analisti della società finlandese, Iliad potrebbe non essere in grado di rivelarsi sostenibile con l’offerta attuale da 7,99 euro al mese, o almeno non nel caso in cui volesse effettivamente puntare su un proprio network. E in seguito all’ufficializzazione degli accordi con Inwit e alle ripetute dichiarazioni di Benedetto Levi, la rete di proprietà sembra ormai un obiettivo chiave per Iliad.

Più nello specifico, l’aspetto in cui l’analisi di Rewheel e quella presentata da Il Sole 24 Ore sembrano coincidere è quello relativo all’ingresso nel mercato di rete fissa. Un accordo con TIM o, come preferirebbe Benedetto Levi, con Open Fiber, permetterebbe a Iliad di competere ad armi pari con gli altri operatori. Ma in un contesto senz’altro saturo, a causa delle offerte di TIM, Vodafone, Wind Tre, Fastweb e Tiscali; e i margini potrebbero davvero non essere sostenibili.

Al contrario, i servizi Wireless Home broadband garantirebbero a Iliad una nicchia più solida e, in tal senso, l’operatore potrebbe valutare l’idea di acquisire Linkem. Per Rewheel, infatti, Iliad non punterebbe su Fastweb o Wind Tre (come invece sosterrebbe Redburn) per via degli eccessivi costi da sopportare.

Si fa dunque strada l’idea che la crescita del nuovo quarto operatore possa non essere sufficiente, nemmeno per il raggiungimento del break even point citato a più riprese dal giovane CEO. I grandi numeri dei primi mesi potrebbero dunque presto lasciare il posto a risultati più in linea con il contesto competitivo di un mercato saturo, in cui le offerte degli operatori, almeno sul fronte contenutistico, tendono a coincidere sempre di più.

Intanto, si ricorda che l’arrivo di Iliad in Italia, secondo il già citato studio di Mediobanca, ha fatto perdere ai concorrenti circa 300 milioni di euro. A Settembre 2018, l’operatore ha raggiunto il 10,8% delle portabilità in entrata secondo l’osservatorio AGCOM e ha dichiarato di aver superato i 2,23 milioni di clienti, per un fatturato di 55 milioni di euro.

Si attendono dunque i prossimi risultati finanziari di Iliad e il prossimo Osservatorio AGCOM per scoprire se davvero i numeri della prima rivoluzione Iliad siano ormai solo un felice ricordo per Xavier Niel.

 

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