Gli analisti di Rewheel sulla sostenibilità di Iliad: necessari prezzi più alti e contratti di rete fissa


Gli analisti di Rewheel, società finlandese focalizzata sul mercato delle telecomunicazioni, hanno recentemente analizzato la situazione attuale di Iliad all’interno del contesto competitivo italiano, domandandosi se l’offerta del nuovo quarto operatore possa effettivamente considerarsi sostenibile nel lungo periodo. Si valuta inoltre la possibilità di un ingresso nel mercato di rete fissa, e le sue immediate conseguenze.

All’interno del documento, si analizza l’offerta Iliad da 7,99 euro al mese, cercando di comprendere se con questo posizionamento di prezzo l’operatore possa raggiunge il break even point (il punto di pareggio) con meno del 10% di quota di mercato, come spesso dichiarato.

Dopo una breve analisi del contesto competitivo, in cui si fa riferimento al fatto che un quarto operatore mobile è spesso ragione di forti scontri all’interno dei mercati, gli analisti di Rewheel espongono le loro conclusioni. Iliad potrebbe non essere in grado di rivelarsi sostenibile con un’offerta da 7,99 euro al mese, o almeno non nel caso in cui voglia anche costruire un proprio network, così da competere ad armi pari con gli altri tre operatori.

Secondo l’analisi, infatti, il cash flow, vale a dire il flusso di cassa dell’operatore, diventerebbe positivo solo dopo il 2023, e il payback period (l’intervallo temporale necessario a recuperare totalmente l’investimento effettuato) potrebbe essere raggiunto solo tra sedici anni, assumendo una base clienti del 20% nel mercato mobile e del 25% nel mercato fisso, qualora Iliad puntasse a entrarvi.

   

Riassumendo, dunque, senza una base clienti pari almeno al 15% del totale e senza l’interesse a lanciare un’offerta competitiva anche nel mercato fisso, Iliad non potrebbe raggiungere profitti nel lungo periodo con offerte comprese tra gli 8 e i 10 euro, considerando anche le  importanti spese da sostenere per le infrastrutture di rete.

A questo punto, Rewheel prospetta lo scenario futuro ritenuto più verosimile per Iliad.

Nel 2026, Iliad potrebbe disporre di un network simile a quello che Tre aveva prima della fusione con Wind. L’azienda potrebbe riuscire a impiegare diverse migliaia di lavoratori e ottenere ancora più spettro nella banda 3400-3600 MHz. Gli investimenti di Iliad per tale spettro, per rendere la sua rete paragonabile a quella di TIM o Vodafone, e per rinnovare le sue licenze, dovrebbero ammontare a diverse centinaia di milioni di euro.

In questo scenario futuro, Iliad, nel 2026, disporrebbe di altri 10,4 milioni di utenti, raggiungendo così il 15% del market share. A essi, si potrebbero aggiungere almeno due milioni di connessioni wireless a banda larga.

Nel complesso, si prevede che l’ARPU (ricavo medio per unità) di Iliad possa incrementare fino a superare i 10 euro nel 2026, mentre l’ARPU per le connessioni a banda larga si aggirerebbe sui 20 euro.

Iliad dovrebbe dunque investire per il 2026 una cifra considerevole, ampiamente superiore al miliardo di euro, per il mantenimento e lo sviluppo della rete. E le spese di roaming nazionale costituirebbero un grande costo operativo: cumulativamente, si prevede un’uscita compresa tra uno e due miliardi.

Benedetto Levi, Ceo di Iliad Italia

Concentrandosi sulla dichiarazione circa il raggiungimento del break-even point dell’EBITDA con il 10% di quota di mercato, gli analisti esprimono un parere positivo, ma cauto.

Secondo Rewheel, sfruttando le assunzioni già presentate alla base dello scenario futuro, l’EBITDA potrebbe diventare positivo già nel 2020 con una quota del 10,3% e un ARPU compreso tra gli 8 e i 9 euro al mese. Restano però valide le precedenti valutazioni sul flusso di assa.

Sul tema dell’ingresso nel mercato di rete fissa, gli analisti ritengono la scelta del settore Wireless Home broadband come la più saggia per l’operatore. Iliad potrebbe infatti trovare un accordo di wholesale con TIM oppure Open Fiber, ma in questo caso si ritroverebbe a operare in un contesto competitivo già saturo, con operatori come TIM, Vodafone, Wind Tre, Fastweb e Tiscali. Inoltre, i margini non sarebbero particolarmente elevati.

Se proprio Iliad dovesse decidere di puntare a un’acquisizione per entrare nel mercato di rete fissa, Rewheel esclude la possibilità di acquisire Fastweb. La scelta infatti non sarebbe priva di ragioni, ma risulterebbe troppo rischiosa in virtù dei costi da sopportare. Linkem potrebbe invece costituire un bersaglio più interessante.

Nel complesso, però, come sopra accennato, il mercato di rete fissa potrebbe essere eccessivamente rischioso per l’operatore francese. A riguardo, la sola differenziazione che Iliad potrebbe applicare rispetto alla concorrenza, sarebbe costituita dall’utilizzo del Fiber Box proprietario da 10 Gbit al secondo. Per questa ragione, viene consigliato il segmento Wireless Home Broadband.

Si sottolinea, però, che per il momento Benedetto Levi ha confermato l’interesse dell’operatore di concentrarsi sul mercato mobile. Tale investimento non sarebbe dunque attualmente in fase di valutazione.

Analizzando adesso la rete, Il network di Iliad potrebbe saturarsi già prima del 2023. Occorrerà dunque acquisire spettro aggiuntivo, assumendo che le licenze degli operatori FWA che scadranno nel 2023 non vengano estese.

All’ipotesi secondo cui Iliad possa costruire più torri, spingendo il traffico in eccesso sul network di Wind Tre, gli analisti rispondono affermando che tale opzione non è da escludere, ma rischierebbe di rivelarsi ancora più costosa rispetto all’acquisto di nuove frequenze.

Per finire il report accenna al problema dei limiti alle radiazioni per lo sviluppo del 5G in Italia. Secondo gli analisti, tali limiti, molto più stretti di quelli imposti dall’INCIRP, impatterebbero drammaticamente sul rollout della nuova tecnologia, escludendo molte zone strategiche e limitando lo sviluppo della tecnologia e dei servizi associati.

 

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