Conferenza TIM: numero di clienti, trattative con Open Fiber, accordo con Sky e taglio del debito


Si è tenuta oggi, a partire dalle 13, la Call Conference di TIM per la presentazione dei risultati, intitolata Accelerating Deleverage. Come suggerisce la denominazione scelta, la conferenza si è concentrata sulle scelte strategiche di TIM per abbattere il debito, in accordo con il piano industriale triennale.

La conferenza è stata presieduta dall’Amministratore Delegato Luigi Gubitosi e dal CFO Giovanni Ronca. In apertura, vengono brevemente citati tutti gli eventi principali della gestione strategica del Gruppo.

Secondo il parere di Luigi Gubitosi, l’esecuzione del piano strategico sta funzionando perfettamente, con miglioramenti costanti. Proprio nella mattina di oggi, 2 Agosto 2019, TIM ha siglato un accordo con i sindacati relativo al contratto d’espansione per nuove assunzioni.

Al 1° Luglio 2019 sono 1266 i lavoratori che hanno lasciato TIM con il prepensionamento e ora l’azienda sta procedendo a trovare nuovo personale. In totale, sono state contate circa 1600 uscite dall’inizio dell’anno ed è stato dunque confermato il 37% di riduzione dei costi annunciato per il 2021. Chiaramente, il prepensionamento di questo mese non ha sortito un effetto contabile sui bilanci pubblicati ieri da TIM.

   

Lo scorso mese è stata anche lanciata l’offerta commerciale di TIM per il 5G, con cui l’operatore ritiene di poter riuscire a imporsi sulla concorrenza. La rete di nuova generazione arriva in un momento in cui TIM è riuscita a mantenere quella che è stata definita da Gubitosi come la promessa più difficile per gli stakeholder, vale a dire l’inversione del trend negativo dell’ARPU mobile, che in questo secondo trimestre è lievemente cresciuto dopo diversi trimestri di perdita.

Continua l’accelerazione anche in Brasile, grazie all’accordo strategico di condivisione con l’operatore Vivo (del Gruppo Telefonica) e a una compensazione fiscale per 3,4 miliardi di real brasiliani.

Chiaramente viene citata anche la partnership con Vodafone, che porterà un range di sinergie comprese tra i 100 e i 150 milioni di euro e permetterà a TIM di ridurre il suo debito di circa 1,4 miliardi di euro nel tempo. Sull’accordo in questione Luigi Gubitosi si è però soffermato solo brevemente poiché la settimana scorsa si è già tenuta una call conference dedicata.

Per quanto concerne invece Open Fiber, ancora una volta non viene rivelato nessun dettaglio specifico. Luigi Gubitosi ha affermato che è stata presentata un’opzione al Consiglio di Amministrazione, il quale ha dato mandato di proseguire i negoziati con la controparte. Il clima è assolutamente costruttivo, assicura l’AD, ma risulta inappropriato discutere pubblicamente quanto discusso in privato, poiché le due parti stanno trattando anche in termini di struttura e strategia aziendale.

Su questo aspetto, Gubitosi ha voluto rassicurare gli azionisti e gli stakeholders che hanno espresso preoccupazioni: l’Amministratore Delegato e l’intero board di TIM stanno lavorando per ottenere dei vantaggi dall’accordo e non metteranno a repentaglio il piano strategico. Inoltre, informazioni arriveranno tempestive quando sarà possibile estendere le trattative anche alla comunità finanziaria, in quanto attualmente l’impegno con Open Fiber si basa “su uno stretto rapporto di fiducia personale”.

Per finire la disamina degli eventi principali di questo primo semestre, si citano i contenuti multimediali dell’operatore. TIM ha infatti deciso di concentrarsi sull’aggregazione dei partner piuttosto che sulla produzione di contenuti. Considerata l’evoluzione del mercato, infatti, l’operatore ritiene che sia più vantaggioso occuparsi di aggregazione che di produzione, creando così un bundle per puntare sulla convergenza, che diventerà un aspetto fondamentale nell’imminente futuro.

Su questa base strategica, TIM è riuscita a risolvere una vecchia questione con Sky non meglio specificata dal board, che ha dato vita ieri a un accordo che permetterà a TIM di vendere i pacchetti in bundle pe la piattaforma Sky OnLine che comprende diversi sport ed eventi, come la Serie A. Inoltre, sono stati firmati altri accordi di distribuzione anche con Amazon, Discovery, Mediaset e Netflix, che non avranno un impatto significativo sui conti, riducendo il rischio di drenare importanti risorse su attività con esiti incerti.

Tim Conferenza

Luigi Gubitosi, AD di TIM

Passando alle performances di Gruppo, il debito è stato ridotto di oltre 500 milioni di euro nel primo semestre del 2019, in accordo con la tabella di marcia del piano strategico. Il costo del debito è pari al 3,7% circa e Gubitosi si ritiene soddisfatto del deleveraging. Come mostrato ieri, EBITDA e ricavi sono in lieve contrazione, ma in compenso l’operatore mostra investimenti leggermente più bassi rispetto all’anno scorso, per via del raggiungimento di alcuni obiettivi di copertura.

Nel segmento mobile si è assistito, come sopra accennato, a una crescita  dell’ARPU trimestre su trimestre, per via di un approccio più razionale del mercato rispetto ai prezzi da applicare, oltre ad azioni di upselling e repricing segmentate. Il tasso di abbandono, il cosiddetto churn rate, si sta riducendo sensibilmente, a quota 4,3%, anche se non ha ancora raggiunto il livello che TIM desidera.

Sul fronte della base clienti , TIM dispone nel complesso di 31,662 milioni di clienti nel secondo trimestre del 2019, in calo di 86.000 unità rispetto al trimestre precedente. Nello specifico, le SIM Human sono scese di 300.000 unità, mentre le not human hanno subito una crescita di circa 214.000 unità.

Il grafico sulle portabilità ha raggiunto i livelli più bassi dell’ultimo anno, il che suggerisce che nel mobile la concorrenza si sta moderando. Secondo l’Amministratore Delegato, però, i primi risultati di tale trend positivo saranno riscontrabili solo più avanti. Nel complesso, la fascia di mercato caratterizzata da un ARPU più elevato è quella dove l’eccessiva competizione si sta riassorbendo più rapidamente.

In tal senso, Il 5G permetterà di continuare a stabilizzare il mercato con attività di upselling: tutti i prezzi saranno più elevati, sostiene TIM, fino al 50% o al 150% in più rispetto alla tecnologia attualmente utilizzata. Importante dunque puntare sul 5G e sul suo sviluppo: entro il 2025, anche grazie all’accordo con Vodafone, TIM mira a disporre di una copertura totale.

Di seguito, uno schema riassuntivo delle performances del mobile tratto dalle slides ufficiali della presentazione. In basso a destra, è possibile notare che Kena Mobile ha raggiunto 50.000 nuovi clienti nel secondo trimestre del 2019.

Se non si considera l’impatto di Sparkle, i ricavi da servizi fissi sono ancora positivi e nel segmento consumer la crescita di ARPU non è stata controbilanciata da perdite delle linee.

I ricavi nel segmento fisso sono ancora positivi (+2,2%) senza contare però l’impatto di Sparkle. Nel segmento consumer la crescita di ARPU non è stato controbilanciato da perdita delle linee.

Le linee in fibra sono a quota 6,3 milioni, in aumento del 5,6% trimestre su trimestre; anche l’ARPU consumer aumenta dell’8,3% anno su anno (a 35,7 euro al mese) e il broadband del 17,2% anno su anno.

L’operatore sta notando che la sostituzione da fisso a mobile sta rallentando, a vantaggio del segmento fisso. Infatti, nell’anno scorso, con il repentino incremento del traffico dati nelle offerte di rete mobile, il tasso di sostituzione era diventato particolarmente elevato e molti utenti sembravano preferire il traffico dati su smartphone.

A tale miglioramento, si affianca un aumento dei prezzi dei competitor nel fisso che, secondo Gubitosi, sta accorciando il gap iniziale con TIM, a vantaggio dell’intero mercato.

Nel wholesale domestico sono stati riscontrati ricavi in aumento del 11,4%, trainati essenzialmente dalle migliori performance e dai nuovi prezzi (considerati da TIM più equi) stabiliti dall’AGCOM. Il board si attende che il segmento wholesale rimanga in territorio positivo per tutto l’anno, ma probabilmente non raggiungerà nuovamente i livelli toccati in questo trimestre.

Per Sparkle, al contrario, ci si attendono dei ricavi negativi per il resto dell’anno. A oggi, l’EBITDA è positivo del 16,7%, ma i ricavi sono scesi del 29,4%. Secondo Gubitosi, Sparkle è in fase di ripresa “dopo un periodo di gestione non ottimale”. L’EBITDA è infatti aumentato significativamente rispetto all’anno scorso, nonostante i contratti non profittevoli. Ci si attende dunque dei benefici, anche se non nell’immediato, e l’azienda non ha attualmente piani per discutere sul futuro di Sparkle in termini di transazioni straordinarie.

Nel prossimo trimestre, il piano di TIM è quello di migliorare le performances nel fisso. In primo luogo, si attendono i risultati di TIM Super, offerta caratterizzata da un posizionamento premium, ma si occupa anche di cybersicurezza, smart home ed entertainment, che potranno costituire assets importanti per trainare la crescita. Per l’anno successivo, ci si attende un ARPU superiore del 14/17% rispetto ad ora.

Prende poi la parola Giovanni Ronca, CFO dell’azienda, che si dice soddisfatto della performance finanziaria del Gruppo. La riduzione OPEX è di 2,023 milioni di euro: sono diminuiti i costi d’equipment, di interconnection, del lavoro e del G&A (General and Administrative Expenses), mentre crescono leggermente i costi industriali.

Il focus del Gruppo resta adesso quello di continuare a ridurre il debito costantemente, incrementando il ritorno sull’investimento, proseguendo con la stabilizzazione dei ricavi e sul taglio dei costi e puntando in definitiva all’ottimizzazione del capitale investito.

Nel complesso, TIM sta considerando anche opportunità per il taglio dei costi, che verranno discusse eventualmente in futuro. Gubitosi ha sottolineato che gli ottimi risultati raggiunti nel primo semestre devono essere motivo di orgoglio per l’azienda ma non possono rischiare di distogliere l’attenzione da un piano triennale, che deve continuare a procedere a pieno ritmo.

L’obiettivo stabilito di 3,5 miliardi di deleveraging sembra dunque concretamente realizzabile, e Gubitosi ritiene, senza sbilanciarsi eccessivamente, che possano crearsi nel corso del triennio i presupposti per superare tale valore.

 

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