Telefonia Focus Bilanci: il 5G traina gli investimenti a quota 12,1 miliardi di euro nel 2018


L’AGCOM ha diffuso oggi il suo Focus Bilanci sui servizi di comunicazione elettronica, che riporta le principali evidenze contabili delle aziende attive nel settore delle telecomunicazioni dal 2014 al 2018. Sul fronte degli investimenti, i principali dati riguardano gli sforzi degli operatori per il 5G.

Nel complesso, i bilanci del campione scelto dall’Autorità mostrano ricavi nel 2018 pari a 30,6 miliardi di euro, in flessione del 3,4% rispetto all’anno precedente. La pressione competitiva alla base di tale contrazione giustifica anche la riduzione dell’EBITDA (margine lordo) e dell’Ebit (margine netto).

Partendo dai dati contabili rispetto ai ricavi e all’occupazione nelle principali aziende esaminate, TIM presenta nel periodo considerato (che va dal 2014 al 2018) una riduzione dei ricavi pari all’1,8%, inferiore dunque ai valori medi delle altre imprese (3,2%). In particolare, nell’ultimo anno gli altri operatori hanno sofferto una contrazione del 4,9%, mentre TIM si è fermata all’1,4%.

   

Per quanto concerne invece l’occupazione, gli addetti al settore si sono ridotti del 4,2% nel periodo considerato, che corrisponde a circa 2800 unità. Nel 2018 erano impiegate nel settore delle telecomunicazioni circa 64.500 risorse.

La riduzione degli organici dei principali operatori è stata solo in parte bilanciata da Open Fiber e da alcune imprese FWA che hanno attraversato una fase di espansione nel periodo esaminato. Anche Iliad ha contribuito a compensare il calo degli addetti del settore, causato in parte anche dalla riorganizzazione del Gruppo Poste e dell’MVNO PosteMobile.

Di seguito, un grafico sull’occupazione. Per via della sua posizione di rilievo nel mercato, l’Autorità scorpora spesso TIM dalla lista degli altri operatori, così da evidenziarne più facilmente i dati.

Di seguito, invece, i grafici sull’Ebit (margine netto) e sui risultati d’esercizio delle principali aziende. In questo caso, i dati riportati coprono il decennio 2008-2018 e TIM risulta nuovamente scorporata.

Si segnala che le imprese oggetto di analisi per il Focus bilanci dell’AGCOM sono le seguenti, in ordine alfabetico: Big TLC, Brennercomm, BT Italia, Compagnia Italia Mobile, CloudItalia, Colt Technology Services, Daily Telecom Mobile, Digi Italy, Eolo, Fastweb, Go Internet, Iliad, Infracom Italia, Intred, KPNQwest Italia, Irideos, Linkem, LycaMobile, Mc-Link, Open Fiber, Orange Business Italy, Poste Mobile, Qcom, Retelit, TI Sparkle, TIM, Tiscali Italia, TWT, Unidata, Verizon Italia, Vodafone Italia, Welcome Italia e Wind Tre.

Passando infine alla trattazione della patrimonializzazione e degli investimenti, l’AGCOM fa notare che nel periodo compreso tra il 2014 e il 2018 il ricorso ai mezzi propri (vale a dire al capitale netto) delle imprese oggetto d’analisi è calato dello 0,9%, scendendo al 27,9% nel 2018.

Ciò è dovuto essenzialmente alla flessione del patrimonio netto di TIM in seguito alla svalutazione dell’avviamento dell’anno scorso. A ciò si aggiunge anche la riduzione del patrimonio netto di Vodafone, Wind Tre e Iliad, per cause diverse.

Nonostante ciò, gli investimenti nel 2018 sono stati caratterizzati da un importante sforzo economico per l’acquisizione delle licenze d’uso delle frequenze 5G, con le sole TIM e Vodafone a sfiorare quota 4,8 miliardi di euro.

La nuova rete 5G è stata il vero motore della crescita degli investimenti nel settore, che hanno superato quota 12,1 miliardi di euro, raggiungendo circa il 40% dei ricavi. In basso, un grafico dedicato.

Come è possibile osservare, nel 2018, anno dedicato allo sviluppo del 5G, gli investimenti sono stati pari al 39,7% dei ricavi. Per TIM, la quota è ancora superiore, pari al 42,1%. Solo un anno prima, nel 2017, la quota di investimenti si fermava invece al 27,2%, mentre nel 2014 era pari al 19,4%. Interessante notare come TIM abbia superato sensibilmente la media (oltre 5 punti percentuali di scarto) solo nel 2018, anche a causa dell’asta delle frequenze.

Nel giudicare il livello degli investimenti, l’AGCOM conferma dunque la natura fortemente capital intensive del settore delle telecomunicazioni, che nell’ultimo decennio ha visto investimenti complessivi per oltre 74 miliardi di euro, a fronte di 380 miliardi di euro di ricavi e 1,5 miliardi di utile netto.

 

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