Tim si è ridotta solo ad essere una provincia dell’impero Vivendi?


Nell’attestare il potere di esercizio della direzione e del coordinamento di Tim da parte di Vivendi si potrebbe considerare la questione come rientrante nella norma, dato che nei giorni dell’addio di Flavio Cattaneo, il resto del Consiglio di Amministrazione ha potuto prendere semplicemente atto della dichiarazione dei delegati della società francese, detentrice del 23,9% delle quote della telco italiana, della volontà di definire la posizione di superiorità di Vivendi sul resto degli azionisti. La ricezione della notizia non può però lasciare alla superficialità la nuova denominazione di Tim SpA:

Tim quindi è diventata “Tim SpA direzione e coordinamento Vivendi SA”, secondo quanto riportato da un comunicato del 4 agosto 2017, in cui il Consiglio di Amministrazione, procedendo all’integrazione dei comunicati del 24 luglio e del 27 luglio, chiariva quanto dichiarato dal Presidente di Tim e Amministratore Delegato di Vivendi Arnaud Roy de Puyfontaine.

La presa d’atto dell’inizio dell’attività di direzione e coordinamento da parte di Vivendi sulla società è avvenuta, a seguito delle dichiarazioni rese in Consiglio di Amministrazione dal Presidente Esecutivo anche nella sua qualità di Amministratore Delegato del Gruppo Vivendi, a fronte di due specifiche circostanze:
-da un lato, il progetto di rafforzare il management team della società con l’ingresso in TIM di un dirigente apicale proveniente dal gruppo Vivendi, con l’obiettivo, tra l’altro, di realizzare, nel contesto dell’attuale piano strategico, un maggior coordinamento tra le attività industriali e commerciali delle diverse società;
-dall’altro, il progetto di JV tra TIM e Canal plus Group, quale elemento egualmente indicativo della volontà di avviare, sempre nel contesto dell’attuale piano strategico, una forma di coordinamento fra i due gruppi societari nel settore multimedia
Ciò è effettivamente quanto Vivendi ha realizzato, senza però procedere alla notifica dell’esercizio di controllo su Tim che secondo il governo italiano sussiste. Infatti il Ministro dello Sviluppo Economico Calenda aveva avviato l’istruttoria nei giorni a cavallo tra luglio e agosto per l’esercizio dei poteri speciali in virtù di alcune operazioni e atti commessi da Vivendi, senza la notifica al governo entro dieci giorni (secondo quanto stabilito dal decreto “golden power” nei settori strategici dell’economia, tra cui quello delle telecomunicazioni).

Struttura azionaria di Tim SpA al 30 settembre 2017

Nonostante la stessa legislazione italiana non contenga una definizione di “esercizio del potere di direzione e coordinamento”, si potrebbe convenire che dirigere e coordinare una società significa fondamentalmente cedere quote di indipendenza di quest’ultima ad un’altra. È quanto perciò sarebbe avvenuto ad un’ex monopolista del settore delle telecomunicazioni, come Tim, in Italia.

   

Da incumbent, Tim SpA si ritrova ad essere diretta e controllata da un colosso dei media e delle comunicazioni di nazionalità francese. Questa sarebbe stata la causa per la quale il governo italiano vorrebbe applicare la legge per tutelare il ruolo che Tim ha nel settore delle telecomunicazioni in Italia per intervenire o circoscrivere le decisioni pericolose che da Tim si propagherebbero al resto dell’economia settoriale italiana. 

Nei prossimi mesi si vedrà in che modo e in che misura il governo imporrà delle limitazioni ad una Tim sempre più francese. Alcune prescrizioni sono state già applicate e per il momento l’incontro tra Calenda e Genish nello scorso ottobre che ha delineato un nuovo approccio definito “costruttivo” potrebbe essere solo indicativo, in virtù della volontà di Tim di far valere il proprio ricorso a strumenti legali. Il parere dell’Agcom richiesto dal governo riguardo l’impatto che un assetto societario del genere possa avere sull’infrastruttura nazionale di rete.






 

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