Amos Genish: lo stratega della telefonia con il debole per la fibra


C’è stato bisogno di attendere più di due mesi per ufficializzare la nomina dell’amministratore delegato israeliano Amos Genish, il cui nome era stato percepito già prima che la poltrona di CEO diventasse vacante. Il 21 luglio 2017 Flavio Cattaneo rassegnava le proprie dimissioni al resto del Consiglio di Amministrazione di Telecom Italia, concludendo definitivamente la sua esperienza il 28 luglio con la presentazione dei dati semestrali di cui gli si rende merito. Fatto sta che il nome di Amos Genish, in quel mese ancora Chief Convergence Officer di Vivendi, trapelava in forza delle ipotesi che lo vedevano in Telecom Italia per affiancare Flavio Cattaneo e cercare di attenuare le frizioni tra quest’ultimo, i francesi e il governo italiano.

Flavio Cattaneo

L’ingresso di Amos Genish nel colosso francese sarebbe assimilabile a quello di una promessa del calcio sudamericana rapito dagli occhi del talent scout di una grande squadra europea in trasferta. Il manager israeliano ha iniziato la sua carriera lavorativa da capitano nell’esercito israeliano nella guerra del Libano del 1982. Laureato in Economia e Contabilità all’università di Tel Aviv, dal 1986 al 1989 diventa dipendente della Somekh-Chaikin, che in futuro rientrerà nel circuito di KPMG International, società che si occupa di fornire servizi professionali, compresi quelli della verifica della correttezza dei dati di bilancio e delle procedure d’azienda (audit) e della contabilità, mansioni di cui si occupava Genish. La successiva esperienza di manager in Edunetics Ltd, la start-up israeliana che sviluppava sistemi curricolari multimediali, prevalentemente per il mercato scolastico negli USA, gli permette di atterrare a Washington dopo la quotazione della società al Nasdaq e di diventarne CEO nel 1995.

È il soggiorno nella capitale degli Stati Uniti d’America a offrirgli l’opportunità per il futuro: Edunetics viene venduta nel 1997 alla Steck Vaughn e Genish decide di accettare la proposta fatta dall’israeliano Joshua Levinberg conosciuto proprio a Washington. Levinberg, cofondatore della Gilat Satellite Networks che produceva sistemi di comunicazione satellitari VSAT. Nel 1998 Levinberg e Genish decisero di esportare i sistemi satellitari nelle aree remote del Brasile, sfruttando le licenze della vecchia compagnia telefonica nazionale Telebras, messe in vendita dal governo. Nasce in questo modo Global Village Telecom, il villaggio globale che avrebbe dovuto mettere a disposizione la rete telefonica a 38 milioni di persone. Da un progetto improvvisato, con solo l’equivalente di 30.000 euro investiti all’inizio, Genish avrebbe rivenduto la società a Vivendi nel 2009 per 4,8 miliardi di dollari. Da una scommessa di due israeliani che decisero di resistere alla bolla speculativa di Internet e alla disastrosa svalutazione del Real brasiliano, negoziando con i numerosi creditori, nacque un’offerta vastissima tra telefonia mobile, rete fissa, banda larga e servizi pay TV.

Il logo di Global Village Telecom

La cessione di GVT a Vivendi segnò l’ingresso di Genish nel vertice collegiale della società francese nel 2011. L’affare in assoluto più grande fu rivendere GTV agli spagnoli di Telefónica nel 2014 quasi al doppio del valore per il quale era stata venduta a Vivendi. Se parte del riscatto dell’operazione fu la cessione ai francesi dell’8,3% di Telecom Italia posseduto dagli spagnoli, la strategia vincente per questi ultimi sarà la fusione tra Vivo Telefónica e GVT, importante per la fornitura dei servizi pay TV e dei chilometri di banda ultralarga. In questo affare tra colossi industrali Genish ricoprirà il ruolo di amministratore delegato di Telefónica Brasil da giugno 2015 a dicembre 2016.

Il suo rientro in Vivendi da Chief Convergence Officer dal 4 gennaio 2017 ha spianato la strada per l’ingresso in Telecom Italia, segnando una cesura nella sua carriera nelle telecomunicazioni in America Latina, non potendo esercitare concorrenza nel mercato in virtù delle condizioni della risoluzione contrattuale con Telefónica. In compenso Genish può vantare di far parte della direzione di Itaú Unibanco Holding S.A., la più grande banca brasiliana e del consiglio di rappresentanza di Vevo, l’azienda leader mondiale in video hosting musicale.

Amos Genish

L’affidamento ad Amos Genish da parte del vertice di Telecom Italia pare essere in linea con la necessità di definire il piano industriale 2018-20 e e la joint venture di Tim con Canal+, che rappresentano due priorità nella tabella di marcia di Tim. Non indifferente è anche la vitalità che l’israeliano conserva dalla diffusione della banda larga nelle aree remote in Brasile, argomento nel quale Telecom Italia deve scontare gli attriti con il governo per i bandi Infratel.

In queste strategie le prime parole di Genish da amministratore delegato di Telecom Italia presagiscono una totale sintonia con gli obiettivi da realizzare:

“Il nostro obiettivo è trasformare TIM in una vera Digital Telco. Il nostro programma DigiTIM si basa su alcuni principi fondamentali che si concentrano sull’offerta di una customer experience superiore, facendo leva sulla digitalizzazione per migliorare l’interfaccia con i nostri clienti; smart analytics ottenute attraverso big data per personalizzare i nostri prodotti e servizi; e l’aggiunta di video e contenuti multimediali oltre alla nostra connettività che è la best-in-class per garantire un’offerta sempre più convergente, continuando comunque a investire nella nostra copertura ultra-broadband per supportare l’evoluzione della società Gigabit”

Ad Amos Genish spetteranno, oltre alle funzioni di rappresentanza legale, anche i poteri pertinenti all’attività sociale (eccetto quelli relativi agli altri organi del CdA), la funzione di proporre al Consigli di Amministrazione i piani strategici, industriali e finanziari, attuandoli e sviluppandoli, e la responsabilità di definire gli assetti e tutte le responsabilità organizzative per garantire la gestione e lo sviluppo del business in Italia e Sud America.

 

 

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