Sciopero call center Enel contro gare e clausola sociale: oltre l’80% di adesioni

Le Segreterie nazionali di Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil hanno diffuso un comunicato congiunto per commentare l’esito dello sciopero nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori impiegati nei servizi di customer care per Enel, Enel X ed E-distribuzione, svoltosi venerdì 9 gennaio 2026.
Secondo quanto riportato dalle organizzazioni sindacali, l’adesione alla mobilitazione ha superato mediamente l’80%, con punte del 100% in alcuni siti produttivi.
La protesta, spiegano i sindacati, è stata indetta per contestare le modalità con cui il gruppo starebbe gestendo l’introduzione dei processi di automazione e i cambi di appalto nel settore dei contact center.
Nel corso della giornata dello sciopero si sono svolti presidi in diverse città italiane, tra cui La Spezia, Pistoia, Roma, Bari, Cosenza, Catanzaro, Reggio Calabria, Catania e Palermo. In queste occasioni, le rappresentanze sindacali hanno chiesto a Enel di rivedere l’impianto delle gare, garantendo la piena applicazione della clausola sociale e il rispetto del principio di territorialità nei cambi di appalto.
Secondo fonti verificate da MondoMobileWeb, nella giornata di venerdì 9 gennaio 2026, contattando il Servizio Clienti 140 di Enel Energia, un messaggio automatico dell’IVR informava gli utenti che, a causa di uno sciopero sindacale, i tempi di attesa per parlare con un operatore potevano risultare più lunghi del consueto.
Nel comunicato, Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil sottolineano come non venga ritenuta accettabile la gestione dei cambi di appalto attraverso proposte di assunzione a centinaia di chilometri dalla sede di lavoro originaria, in alcuni casi anche in regioni diverse.
Le Segreterie nazionali dichiarano di essere consapevoli dell’inevitabilità dei processi di automazione nelle attività di contact center e affermano la propria disponibilità a confrontarsi su soluzioni che accompagnino la transizione digitale. Allo stesso tempo, viene ribadita la necessità di garantire la tutela dei perimetri occupazionali, evitando che i costi dell’innovazione ricadano sui lavoratori.
Nel testo viene inoltre ricordato che tra gli azionisti di Enel figura il Ministero dell’Economia e delle Finanze e che, secondo la posizione sindacale, un’azienda leader del settore energetico non dovrebbe scaricare gli effetti della digitalizzazione su una platea di addetti composta in larga parte da donne, spesso con contratti part time involontari e prevalentemente occupate nel Mezzogiorno.
Riccardo Saccone, Segretario generale di Slc-Cgil, ha dichiarato:
“Le lavoratrici e i lavoratori dei call center in outsourcing che lavorano per Enel scioperano per difendere il loro futuro. Le ultime gare stanno tentando di aggirare le clausole sociali e ridurre il perimetro occupazionale attraverso l’obbligo, per chi vince, di inserire processi di automazione e di Intelligenza Artificiale.
È inaccettabile. Nessuno ignora i possibili impatti della transizione digitale sul mondo dei call center, ma gestire le cose in questo modo vuol dire far pagare i soliti noti: i lavoratori. Che questa operazione venga poi fatta da Enel, società a controllo pubblico che in questi anni ha registrato extraprofitti ragguardevoli, è ancora più grave.
Se il MIMIT non è in grado di fermare questo scempio, intervenga la Presidenza del Consiglio prima che centinaia e centinaia di lavoratrici e lavoratori, spesso collocati in zone del Paese già attraversate da forti crisi occupazionali, vengano espulsi dal ciclo produttivo.
È urgente fermare le gare e convocare un tavolo governativo che affronti seriamente il tema dei call center nella transizione digitale, altrimenti migliaia di persone rimarranno a casa e a quel punto non sarà certo colpa dell’innovazione tecnologica ma di chi continua da mesi a ignorare quanto sta avvenendo”.
La protesta del 9 gennaio 2026 viene definita dalle organizzazioni sindacali come l’inizio di un percorso di mobilitazione più ampio, nel caso in cui Enel non riveda le proprie scelte.
Nel comunicato viene rivolto un appello al Governo italiano, affinché intervenga con misure strutturali in grado di affrontare l’impatto dei processi di automazione e dell’intelligenza artificiale sull’organizzazione del lavoro.
Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil chiedono infine la convocazione di un tavolo di crisi che coinvolga tutti i Ministeri competenti, con l’obiettivo di individuare soluzioni concrete a tutela dell’occupazione in un comparto che, secondo i sindacati, rischia una progressiva destrutturazione a causa della trasformazione digitale in atto.
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