TIM, aumenti di prezzo nel 2025: rimodulate oltre 8 milioni di utenze fisso e mobile

TIM ha comunicato nei giorni scorsi i nuovi dati aggiornati sulle rimodulazioni che comportano degli aumenti di prezzo ai già clienti, che nel corso del 2025 hanno coinvolto oltre 8 milioni di utenze tra linee fisse e mobile.
I dati aggiornati relativi agli aumenti di prezzo effettuati da TIM nel corso del quarto trimestre 2025, oltre che durante l’intero 2025, sono stati resi noti anche durante la consueta Conference Call del Gruppo TIM, che si è svolta dalle ore 11:00 di Mercoledì 25 Febbraio 2026.
Nel corso di questo evento, l’Amministratore Delegato e Direttore Generale di TIM, Pietro Labriola, insieme al nuovo Chief Financial Officer (CFO) Piergiorgio Peluso, ha condotto la presentazione (ecco il documento completo con le slide) con cui sono stati illustrati i risultati preliminari del 2025 e del quarto trimestre 2025 (quindi fino al 31 Dicembre 2025) del Gruppo TIM, insieme all’aggiornamento della guidance per il 2026, approvati dal CdA del 24 Febbraio 2026.
Oltre ad illustrare la situazione finanziaria dell’operatore alla fine del 2025, fornendo anche gli aggiornamenti sulla strategia per il 2026, e le tempistiche sulla migrazione delle SIM PosteMobile su rete TIM, anche questa volta si è discusso delle campagne di rimodulazioni che hanno colpito alcuni clienti TIM di rete fissa e di rete mobile nel corso del 2025.
Infatti, come era stato annunciato nei mesi scorsi, dopo le azioni di repricing effettuate nei primi 9 mesi del 2025, le rimodulazioni sulla base clienti di TIM sono proseguite anche nel quarto trimestre del 2025, e stanno proseguendo anche a inizio 2026.
Nel corso della Conference Call, come ormai di consueto, su questo argomento è intervenuto anche Andrea Rossini, Chief Consumer, Small & Medium Business Market Officer di TIM, che ha risposto alle domande poste dagli analisti finanziari in merito alla strategia dell’operatore sugli aumenti di prezzo ai clienti.
L’AD Pietro Labriola sui dati delle rimodulazioni di TIM nel 2025
Innanzitutto, nel corso della sua presentazione, l’Amministratore Delegato Pietro Labriola ha affermato che un fattore chiave della stabilità dei ricavi da servizi di TIM Consumer è stata proprio la campagna di repricing.
Nel dettaglio, secondo quanto riportato dall’operatore, nel corso di tutto il 2025, per quanto riguarda la clientela consumer, TIM ha comunicato degli aumenti di prezzo a circa 4,1 milioni di linee fisse e a circa 4,2 milioni di linee mobile.
Complessivamente, quindi, nel 2025 gli aumenti di prezzo hanno coinvolto circa 8,3 milioni di utenze TIM. Invece, nei primi 9 mesi del 2025, le rimodulazioni avevano convolto circa 7,4 milioni di utenze TIM (circa 4 milioni di linee fisse e circa 3,4 milioni di linee mobile).
Secondo quanto dichiarato da Pietro Labriola, i benefici per TIM derivanti da questi aumenti sono visibili in tutti i KPI dell’azienda: infatti, l’ARPU del segmento fisso di TIM ha avuto una crescita (incremento del 5,1% rispetto allo stesso periodo del 2024), mentre l’ARPU del segmento mobile ha fatto segnare un leggero rialzo (crescita dello 0,4% anno su anno).
Allo stesso tempo, l’AD Labriola ha affermato che il tasso di abbandono (churn) è rimasto sotto controllo, nonostante i molteplici aumenti di prezzo attuati da TIM negli ultimi anni.
Pietro Labriola ha sottolineato ancora una volta che questi risultati confermano l’efficacia della strategia “volume to value”, lanciata da TIM nel 2022, aggiungendo che di recente altri operatori hanno annunciato iniziative simili di aumenti di prezzo in questo inizio di 2026, che secondo l’AD rafforzano la sostenibilità di questo approccio.
Nel corso della presentazione, in merito ai dati del segmento mobile, è stato dichiarato che nel Q4 2025 sono state disattivate circa 392mila SIM TIM che erano rimaste inattive per più di 12 mesi (SIM silenti).
Le considerazioni di Andrea Rossini e le prospettive per il 2026
Come detto, nel corso della Conference Call relativa ai risultati preliminari del 2025, è intervenuto anche Andrea Rossini, che ha risposto ad alcune domande in merito agli incrementi di prezzo di TIM.
Andrea Rossini ha dichiarato che TIM ha lavorato molto sugli aumenti di prezzo ai già clienti, con un impatto di circa 100 milioni di euro in tutto il 2025.
L’impatto sul churn è stato compensato da diversi strumenti: abbiamo lavorato sulla convergenza, sulla diffusione di TIMVISION, la cui base clienti è aumentata, e questo ha contribuito a sterilizzare l’impatto degli aumenti sulle offerte dei già clienti, che sta intrinsecamente generando qualche impatto sul churn.
In merito invece al trend dei prezzi proposti ai nuovi clienti, Rossini afferma di vedere alcuni aspetti postivi dal mercato: in particolare, dopo la fusione di Fastweb e Vodafone Italia, TIM nota una razionalità dei prezzi e alcune azioni di rimodulazioni ai già clienti nella seconda metà del 2025, considerandolo un esito positivo.
Nel segmento della telefonia mobile, Andrea Rossini afferma di vedere una riduzione del tasso di abbandono rotazionale, il che sta contribuendo a sterilizzare l’effetto sul churn.
Come ribadito più volte in passato, Rossini afferma che l’impatto di Iliad nel mercato italiano sta diminuendo, anche l’impatto di Fastweb, che fino al 2024 agiva come disruptor nel mercato, si è calmato.
Rispondendo ad una specifica domanda, Andrea Rossini ha precisato che TIM ha pianificato di continuare ad aumentare i prezzi ai già clienti anche nel 2026.
A questo proposito, l’azienda vede un’opportunità nel mercato, in quanto per TIM c’è una tendenza positiva anche su altri operatori, che si stanno adeguando effettuando aumenti di prezzo.
Rossini afferma che la quantità degli aumenti dei prezzi di TIM nel 2026 sarà simile a quella del 2025, anche se potrà essere diversa la disposizione nei trimestri, per cui l’impatto nel corso dell’anno sarà simile.
Secondo Rossini, TIM avrà opportunità di incrementare i ricavi non solo con l’aumento dei prezzi, ma anche tramite attività di upselling e cross selling, anche con TIMVISION.
Infine, in merito alla rete fissa, rispondendo a una domanda sui possibili aumenti dei prezzi wholesale che potrebbero arrivare da parte di FiberCop, dopo il riconoscimento da parte di AGCOM dello status di operatore wholesale only, Rossini afferma che un possibile aumento dei prezzi di FiberCop e della Fibra in generale potrà portare razionalità tra gli operatori, quindi con opportunità sul trend dei prezzi ai nuovi clienti nel mercato.
Su questo argomento, l’AD Pietro Labriola si chiede come reagiranno gli operatori energetici che sono quelli più aggressivi nei prezzi della rete fissa, affermando che potrebbe essere un’opportunità per avere un mercato più razionale.
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