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Forum Nazionale delle Telecomunicazioni 2025: cosa ha detto il Presidente Asstel Labriola

Si è svolto oggi, 18 Novembre 2025, presso l’Università Luiss Guido Carli di Roma, il Forum Nazionale delle Telecomunicazioni in Italia 2025 “L’urgenza di agire. Per costruire un’Italia più connessa, competitiva e innovativa” organizzato da Assotelecomunicazioni-Asstel e dalle Organizzazioni Sindacali Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil.

Il Forum Nazionale si è tenuto alla presenza del Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione Tecnologica e Transizione Digitale, Alessio Butti e del Sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Claudio Durigon.

Pietro Labriola, Presidente di Asstel, ha dichiarato:

Non siamo qui oggi a parlare solo di Telecomunicazioni, ma del futuro dell’economia italiana.

Le scelte che verranno fatte sulla filiera Tlc, infatti, avranno un impatto diretto sul Pil e sulla competitività di questo Paese. Senza le telecomunicazioni, in tutte le sue diverse componenti, non esisterebbe digitalizzazione.

Ogni giorno milioni di persone si connettono, lavorano da remoto, guardano un film, ascoltano musica, fanno acquisti online, trasferiscono denaro o si rivolgono a un medico grazie alla telemedicina. Tutto questo accade perché esiste un’infrastruttura di rete che lo rende possibile.

Il nostro settore vive un paradosso: da un lato è percepito come ricco, dall’altro soffre di una crisi strutturale profonda.

Negli ultimi dieci anni i ricavi sono diminuiti in modo costante mentre gli investimenti sono rimasti elevati e a costi del capitale crescenti. Dal 2019 al 2023, infatti, il costo del capitale per le Tlc nel nostro Paese è salito dal 7,3% all’8,1%.

Questo ha quasi azzerato la capacità delle imprese di generare cassa, e oggi vediamo i primi segnali concreti di questa situazione, con un rallentamento degli investimenti privati.

A pesare c’è anche l’esborso record per le frequenze 5G, il più alto in Europa, che ha drenato risorse fondamentali e ritardato lo sviluppo delle reti stand-alone, quelle davvero abilitanti per i servizi digitali di nuova generazione.

Nel frattempo, l’ecosistema è cambiato radicalmente. Un tempo le telco europee detenevano il controllo delle infrastrutture fisiche, ma oggi gran parte del valore è nelle mani delle Big Tech.

Hanno costruito modelli di business altamente redditizi senza investire direttamente nelle reti. Un rapporto che era simbiotico si è trasformato in un rapporto quasi parassitario.

L’Europa deve reagire favorendo la nascita di championseuropei nelle infrastrutture digitali critiche: connettività, cloud, data center, cybersecurity. Le telco possono e devono essere tra questi attori.

Il contesto europeo delle Telecomunicazioni vede ricavi nell’ultimo decennio in calo significativo, e questo è spiegato, in gran parte, dalla numerosità di operatori che ha determinato prezzi decisamente più bassi.

A questo proposito, Labriola dichiara: “In Italia le dinamiche negative sono state ancora più marcate. Siamo il Paese con prezzi più bassi in Europa a fronte di consumi analoghi. Continuare così significa mettere a rischio non solo le imprese e i posti di lavoro, ma la digitalizzazione stessa del Paese”.

Aggiunge il Presidente Asstel:

Non va dimenticato che le telecomunicazioni contribuiscono in modo determinante all’economia nazionale: tra il 2007 e il 2024 il settore ha garantito oltre 135 miliardi di euro di entrate fiscali allo Stato.

È un comparto che crea valore e sostiene la collettività. Per questo è fondamentale accompagnare la trasformazione delle imprese anche attraverso il rafforzamento delle competenze.

Nel 2024 gli operatori hanno coinvolto circa 49 mila persone in percorsi di formazione, con oltre 3 giornate medie pro capite, ma serve un impegno condiviso per rafforzare strumenti oggi indeboliti, come il contratto di espansione o il Fondo nuove competenze.

Per rilanciare il settore e non compromettere la competitività del Paese, Asstel ha individuato sei leve prioritarie: regole chiare per attrarre investimenti; condizioni favorevoli per la crescita infrastrutturale; una revisione del sistema di assegnazione delle frequenze; il riconoscimento del ruolo strategico del settore come industria ad alta intensità energetica; interventi strutturali per la trasformazione del settore dei call center; politiche industriali lungimiranti che favoriscano la formazione continua e la flessibilità moderna del lavoro.

Il Forum 2025 arriva in un momento cruciale. Il rinnovo del contratto nazionale delle Tlc rappresenta un patto di sistema tra imprese e sindacati.

Non è un semplice rinnovo contrattuale, ma un vero e proprio contratto di trasformazione, pensato per accompagnare la transizione digitale e per rafforzare la competitività dell’intera filiera. Un accordo che guarda oltre i confini del nostro settore, perché riguarda non solo le 200 mila persone che vi operano, ma la crescita digitale dell’Italia.

È la prova che, anche in un mercato in difficoltà, le imprese vogliono fare la loro parte con responsabilità e visione di lungo periodo, in coerenza con le linee guida del Governo.

Riccardo Saccone (Slc Cgil) ha dichiarato:

Il forum delle Tlc arriva a pochi giorni dalla firma dell’ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto Nazionale di lavoro. Un rinnovo faticoso per il quale ci siamo battuti con fermezza.

Ora si apra una fase nuova. Il settore ha bisogno urgente di interventi di politiche industriali e regolatorie da parte del Governo. La transizione digitale del Paese passa da qui e non può più essere tollerata la disattenzione ed il pressappochismo che hanno contraddistinto l’azione dei governi che si sono succeduti sino ad oggi. Molto dipenderà però anche dalle scelte che le imprese faranno.

La crisi dei ricavi non giustifica tutto. Si punti con decisione all’innovazione, a partire dalla valorizzazione delle professionalità presenti ed alla preparazione di quelle future, perchè questo torni ad essere un settore che punta all’occupazione di qualità, a partire dalla parte più debole della filiera, i customer, combattendo insieme i contratti “pirata” e qualsiasi tentazione di scaricare sulla catena degli appalti i costi di scelte industriali sbagliate.

Alessandro Faraoni (Fistel Cisl), ha affermato:

Per la Fistel Cisl è arrivato il momento dei fatti e non più delle inutili parole. Da troppi anni al forum parliamo degli stessi argomenti è ora di un cambio di passo reale ed affrontare il cambiamento del nostro settore da attori protagonisti, avere il coraggio di pilotare con Asstel le sfide del futuro su A.I. e digitalizzazione. Saper educare ed indirizzare le lavoratrici ed i lavoratori alle reali necessità della filiera.

Proprio il recente rinnovo contrattuale delle TLC guarda al cambiamento con nuove figure professionali, con la formazione continua come aspetto fondante per le trasformazioni nelle nuove professionalità richieste, la flessibilità orizzontale e verticale a garanzia dell’occupabilità, l’ampliamento del perimetro di rappresentanza per cloud ed ict, il lavoro agile come strumento riconosciuto ed integrante dell’attività lavorativa, insomma il coraggio del cambiamento per un contratto che guarda con fiducia al futuro.

Per ultimo, non certo per importanza, dare gambe al patto per lo sviluppo industriale della filiera ed insieme chiedere al governo e a tutte le parti politiche la giusta attenzione per un settore determinante per la digitalizzazione del paese Italia.

Salvo Ugliarolo (Uilcom Uil), ha dichiarato:

È certamente positivo essere giunti al rinnovo del contratto nazionale dopo quasi tre anni. Tuttavia, siamo pienamente consapevoli che il settore necessita di interventi strutturali e concreti da parte delle istituzioni, indispensabili per superare una fase ormai prolungata di difficoltà che ha compromesso la sostenibilità dell’intera filiera.

Si tratta di un comparto che, nonostante le profonde contraddizioni, continua ad avere bisogno di investimenti costanti – tecnologici e organizzativi – per rimanere competitivo. In questo quadro già complesso, incidono inoltre fattori esterni come il contesto internazionale, l’aumento dei costi energetici, la gestione delle frequenze e la forte pressione competitiva dovuta all’elevato numero di operatori presenti sul mercato. Elementi che, nel loro insieme, gravano ulteriormente sulla tenuta economica del settore delle telecomunicazioni.

Particolarmente critica è la situazione dell’assistenza alla clientela: i call center continuano a rappresentare l’anello più esposto, anche a causa di gare – incluse quelle pubbliche – che troppo spesso non considerano adeguatamente il costo del lavoro e che talvolta prevedono l’applicazione di contratti non comparabili con quello sottoscritto dalle principali organizzazioni sindacali del Paese, a partire da quello delle telecomunicazioni.

Proprio per questo, ancora una volta, da questo Forum ribadiamo la necessità di avviare un confronto autentico tra Governo, imprese e organizzazioni sindacali. È indispensabile intervenire in modo concreto sulle numerose anomalie che caratterizzano il settore, così da garantire un reale rilancio dell’intera filiera e valorizzare il lavoro delle persone che ogni giorno contribuiscono al funzionamento dei servizi di telecomunicazione.

In questa prospettiva diventa fondamentale potenziare anche gli strumenti a supporto della trasformazione, come il Contratto di Espansione, per accompagnare i processi di riorganizzazione, sostenere la piena occupazione e favorire un’evoluzione equilibrata e sostenibile del settore.

Risultati Rapporto sulla Filiera della Telecomunicazioni 2025 (ecco il documento completo)

Il nuovo ecosistema delle telecomunicazioni è più integrato e interdipendente rispetto alla tradizionale filiera e ciò implica che gli attori devono arricchire le loro competenze distintive per esserne protagonisti.

Questa evoluzione in ecosistema è influenzata principalmente da quattro aree di cambiamento: l’aggiornamento a livello europeo della regolamentazione delle Tlc, il rafforzamento della politica industriale, lo sviluppo di nuove strategie di business e l’accrescimento di competenze distintive che sappiano cogliere tutte le potenzialità dei nuovi mercati digitali.

Nel 2024 i ricavi retail sono 22000k euro e sono stabili. I ricavi retail + wholesale sono 28000k euro e sono in crescita di 800 milioni. Tale dinamica è però dovuta alla crescita della componente wholesale fissa, in seguito all’ingresso come operatore wholesale di FiberCop, che dopo lo scorporo ha incluso anche TIM nel portafoglio clienti.

Costi operativi in aumento del +3% nel 2024, malgrado i programmi di contenimento attivati, a causa principalmente dell’aumento dei costi per la manutenzione della rete e dell’andamento dell’inflazione in Italia.

Secondo i dati dell’Osservatorio Agcom, tra il 2023 e il 2024 in Italia i prezzi relativi a terminali e servizi di comunicazione sono scesi del -5,6%, contro una media europea del -3%. Da dicembre 2015 a dicembre 2024 l’Italia mostra un calo del -30%, il maggiore tra i principali Paesi europei. Nei primi sei mesi del 2025, si conferma il trend negativo, con un calo del -4,7%.

Investimenti privati in calo del 4% e pari a 6,5 miliardi di euro, con un’incidenza del 23% sui ricavi totali degli Operatori Tlc. Il calo degli investimenti tra il 2019 e il 2024, in un quadro a prezzi costanti, e quindi considerando fattori come l’inflazione, sarebbe del 26%. Questo è un segnale chiaro dei rischi a cui si va incontro senza cambiamenti strutturali.

Se venissero considerati tutti gli investimenti (quelli privati e quelli co-finanziati con fondi pubblici) il valore degli investimenti nel 2024 sarebbe pari a 7,7 miliardi (in crescita del 10% rispetto ai 7 miliardi del 2023).

Flussi di cassa degli Operatori Tlc (differenza tra EBITDA e CAPEX privati) sono pari a 1,2 miliardi di euro, in crescita rispetto agli 0,6 miliardi del 2023. Tuttavia, se si considerasse l’intero valore degli investimenti sostenuti dagli Operatori (considerando sia quelli privati sia quelli anticipati dagli Operatori ma supportati da fondi pubblici e restituiti nei diversi anni) l’andamento dell’indicatore EBITDA-CAPEX risulterebbe in calo e, con un valore quasi pari a 0, mostrando come, nonostante la crescita dei ricavi registrata nell’ultimo anno, l’intera marginalità degli Operatori sia assorbita dagli investimenti.

Nel 2024 continuano a crescere i volumi di traffico dati da rete fissa (+12%) e da rete mobile (+14%).

Dal 2010 ad oggi il traffico dati fisso ha più che decuplicato il proprio volume, dal 2017 quadruplicato. Per quanto riguarda i dati mobili il traffico raggiunto è più che centuplicato rispetto a quello registrato nel 2010 e decuplicato rispetto al 2017. E va tenuto conto che gran parte della crescita (sia per la rete fissa sia per la rete mobile) è dovuta alle Big Tech, che producono a livello globale nel 2024 circa il 65% del traffico mobile e il 55% del traffico fisso.

Le tecnologie cambiano rapidamente e vi è una crescente necessità di professionisti qualificati per costruire e gestire le reti di nuova generazione e per sviluppare nuovi servizi. In questo quadro, il ruolo della formazione, in particolare quella certificata, diventa centrale.

Nella filiera Tlc permangono difficoltà ad assumere, principalmente a causa della scarsità sul mercato delle competenze e professionalità richieste. I profili più complicati da trovare nel mercato del lavoro sono legati alle competenze digitali negli ambiti AI e Machine Learning, Cybersecurity e Data Protection, Big Data & Analytics.

Gli Operatori Tlc nel 2024 hanno coinvolto in attività di upskilling e reskilling quasi il 95% del totale delle persone, dato leggermente in diminuzione rispetto al 98% del 2023. Mediamente nel corso del 2024, ciascuna persona coinvolta ha seguito circa 3,1 giornate di formazione pro capite.

Per accompagnare l’evoluzione dell’ecosistema Tlc, è fondamentale adottare nuovi modelli di organizzazione del lavoro, capaci di rispondere alle sfide poste dalla trasformazione digitale del settore. Ciò implica non solo l’introduzione di approcci agili, collaborativi e digitali, ma anche un forte investimento nelle persone attraverso percorsi strutturati di upskilling e reskilling, insieme alla promozione del ricambio generazionale. Queste azioni sono essenziali per valorizzare le competenze esistenti, attrarre nuovi talenti e garantire la continuità e la competitività dell’intera filiera Tlc.

Per far fronte alla situazione in cui si trova il settore, Asstel ha individuato delle leve strategiche su cui agire: promuovere un quadro normativo stabile, competitivo e trasparente, che garantisca pari condizioni di mercato e favorisca l’innovazione; sostenere con determinazione gli investimenti in connettività avanzata e nella digitalizzazione dei nodi strategici del Paese con anche l’obiettivo di rafforzare la sovranità digitale nazionale e garantire la sicurezza delle reti, presidi strategici per l’autonomia tecnologica e la resilienza del sistema Paese; rivedere i criteri di assegnazione dello spettro, in un’ottica non onerosa e sostenibile, per consentire agli operatori di effettuare gli investimenti necessari al potenziamento della rete; promuovere interventi normativi e regolamentari che riconoscano il ruolo strategico delle imprese della Filiera ad alta intensità energetica, con misure volte ad incidere su oneri, fiscalità e meccanismi di premialità per l’accesso all’energia da fonti rinnovabili; accompagnare la trasformazione del settore dei call center, messo in crisi dall’esplosione dei canali digitali e self-service tramite una serie di interventi strutturali (es. programmi di riqualificazione, revisioni normative); mettere in atto politiche industriali lungimiranti, strumenti di flessibilità moderni e percorsi di formazione continua, con la convinzione che il lavoro qualificato debba essere riconosciuto come leva strategica di competitività e innovazione.

Comunicato Stampa Asstel-Assotelecomunicazioni

Questa mattina l’Università Luiss ha ospitato presso il Campus di Viale Pola il Forum Nazionale delle Telecomunicazioni promosso da Asstel.

Enzo Peruffo, Prorettore per la Didattica con delega alle Lauree Magistrali e Professore Ordinario di Strategie d’impresa presso la Luiss ha dichiarato durante i saluti introduttivi:

AI, cloud e data center stanno cambiando il mondo del telco, nato con la connettività di base voce e SMS.

Stanno mutando le dinamiche e il paradigma competitivo di un ecosistema che ha vissuto in un contesto regolatorio da sempre orientato ad alta concorrenza e prezzi bassi: un modello che ha portato diversi benefici, ma che nel tempo ha limitato le opportunità di investimento, con effetti sulla capacità competitiva e sulla crescita non solo degli attori del settore ma dell’intero sistema Paese.

Allo stesso tempo, le piattaforme globali con integrazione verticale, a monte e a valle, stanno assumendo un ruolo sempre più rilevante, sollevando questioni fondamentali soprattutto dal punto di vista regolatorio.

Proprio per analizzare l’impianto regolatorio al fine di analizzare e comprenderne gli effetti sulle dinamiche competitive, non solo a livello nazionale ma anche europeo, il Professor Peruffo ha annunciato l’avvio del progetto “Network Europe”, sviluppato dall’Università Luiss in collaborazione con Asstel“A marzo presenteremo un position paper per proporre riflessioni regolatorie che guardino a un contesto ormai profondamente cambiato che richiede nuovi obiettivi”, ha concluso il docente Luiss.

Nota Università Luiss Guido Carli

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