Codacons dice no al 5G e invita tutti i sindaci italiani a vietare le installazioni


Codacons si schiera apertamente contro il 5G: dopo il caso di Scanzano Jonico, in provincia di Matera, l’Associazione ha chiesto ai sindaci italiani di seguire l’esempio e bloccare sul nascere la nuova tecnologia sulla base del principio di precauzione.

La notizia del primo cittadino di Scanzano Jonico, che ha vietato la sperimentazione e l’installazione del 5G sul territorio, ha fatto discutere a lungo. Il Sindaco Raffaele Ripoli ha infatti stabilito che la nuova rete dovrà restare fuori dai piani del comune sulla base del principio di precauzione sancito dall’Unione Europea, in attesa della nuova classificazione della cancerogenesi annunciata dall’Airc.

Come evidenziato dai colleghi di t5G.it, nell’ultima indicazione dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, i campi elettromagnetici erano stati classificati come possibilmente cancerogeni e le radiofrequenze ricevevano una classificazione 2b, che evidenzia prove insufficienti di cancerogenicità, tanto per gli uomini quanto per gli animali.

Come noto, le ricerche in materia sono ancora contrastanti e attualmente non sembrano essere emerse prove certe a sfavore del 5G. Tuttavia, il Sindaco ha deciso di fugare ogni dubbio vietando la nuova rete e diventando modello ed esempio per Codacons.

   

Codacons 5G

L’associazione, per mezzo del Presidente Carlo Rienzi, spiega infatti che nelle scorse settimane è stato presentato un esposto a 104 procure della Repubblica per aprire indagini sui rischi per la salute connessi al 5G, a cui ha fatto seguito oggi l’invio di una lettera a 8000 comuni di tutta Italia per invitare formalmente i sindaci a seguire l’esempio del primo cittadino di Scanzano Jonico e vietare qualsiasi sperimentazione o installazione legata al 5G sul territorio di competenza.

Di seguito, parte del commento del Presidente di Codacons:

“Allo stato attuale, le evidenze scientifiche non sono in grado di assicurare con assoluta certezza l’assenza di rischi sul fronte sanitario per i cittadini. In tali situazioni si applica quindi il principio di precauzione che pone come interesse primario la tutela della popolazione, anche perché i sindaci sarebbero i primi soggetti chiamati a rispondere di eventuali danni prodotti da strutture tecnologiche autorizzate dalle amministrazioni”.

Anche Carlo Rienzi cita dunque il principio di precauzione, secondo cui possono essere attivate delle misure specifiche in caso di effetti potenzialmente negativi o incertezza scientifica sulle conseguenze di una determinata azione.

D’altro canto, invece, Asstel ha recentemente ribadito come la richiesta di sospensione del 5G sia immotivata, poiché le norme sulla tutela della salute vengono stabilite da un organismo indipendente, riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dall’Unione Europea, che ha reputato non dannosi gli effetti delle radio frequenze fino a 300 Gigahertz, ossia entro i limiti stabiliti a livello europeo e mondiale.

 

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