Telefonia Mobile: ancora rimodulazioni per le offerte ricaricabili da parte dei Big. Nessuna paura di iliad?


L’ultimo Osservatorio AGCOM ha contribuito a tratteggiare l’impatto di Iliad nel mercato. Il nuovo quarto operatore ha intercettato una rilevante fetta di mercato in pochi mesi, contribuendo ad innalzare la competizione nel settore. Ma è di oggi, 21 Gennaio 2019, la notizia delle future rimodulazioni di TIM per alcuni clienti ricaricabili. E Vodafone ha in passato annunciato lo stesso.

A partire dal primo rinnovo del 25 Febbraio 2019, infatti, alcuni già clienti TIM subiranno nuove rimodulazioni dedicate alle loro offerte ricaricabili non più commercializzate. L’aumento sarà pari a 0,99 o 1,99 euro al mese in più.

Anche questa rimodulazione è stata giustificata con il classico riferimento alle recenti evoluzioni del mercato e del contesto competitivo.

Coincidenza ha voluto che l’annuncio dell’operatore, sulle pagine del sito ufficiale dedicate alle comunicazioni alla clientela, sia stato diffuso proprio il 21 Gennaio 2019, la giornata del blue monday, considerata dalla traduzione come la giornata più triste dell’anno. E a riguardo, TIM sembrava avere altro da aggiungere, come è possibile osservare in un post ufficiale sui canali social:

   

Una rimodulazione di 1,99 euro al mese era stata applicata già a Settembre 2018 anche da Vodafone, che aveva deciso di aumentare il prezzo, ad esempio, di Vodafone Special Minuti 30GB, Vodafone Special 10GB, e Vodafone Special 20GB.

Anche in questo caso, la rimodulazione riguardava i clienti di rete mobile ricaricabili e veniva giustificata dalla necessità di adeguarsi a un mutato contesto competitivo.

Si evidenzia che in tutti i casi l’utente può sempre decidere di recedere dal contratto in seguito alla modifica unilaterale comunicata dal suo operatore. Nel rispetto di una delibera dell’AGCOM, infatti, gli operatori sono tenuti a comunicare il contenuto delle modifiche, l’entrata in vigore  delle stesse e l’informativa completa sul diritto di recesso. Chi esercita tale diritto, inoltre, non sarà tenuto a pagare alcun costo di disattivazione.

In tutti questi casi, superata la prima fase di sconforto per l’utente costretto ad accettare o a recedere, si potrebbe riflettere su quali siano le immediate conseguenze per gli operatori. Vale a dire, quanto è vantaggioso, o rischioso, comunicare una rimodulazione a una clientela non priva di alternative?

I termini utilizzati, come mutato contesto competitivo o evoluzioni del mercato sembrerebbero suggerire, come peraltro già noto, che gli ultimi mesi abbiano costituito per gli operatori italiani una seria sfida, anche a causa dell’ingresso del nuovo quarto operatore. Tuttavia, molti utenti continuano a chiedersi come possano i grandi operatori superare l’impatto di un nuovo entrante applicando rimodulazioni penalizzanti per la clientela ricaricabile, che costituisce proprio il focus di Iliad.

In tal senso, si potrebbe fare accenno al caso delle eccessive portabilità in uscita da Vodafone: dopo l’annuncio di alcune rimodulazioni estive, un vero e proprio esodo aveva fatto registrare seri ritardi nello smaltimento già a partire dai primi giorni di Agosto 2018, con una vera e propria lista d’attesa e slittamenti giornalieri.

Evidentemente, la capacità giornaliera di Vodafone era insufficiente a gestire le richieste di portabilità inoltrate dai clienti. Ciò potrebbe dunque suggerire che l’impatto di tale rimodulazione, che aveva infine costretto a incrementare la soglia di evasione dopo un incontro con l’AGCOM, non fosse stato previsto in tutti i suoi aspetti dall’operatore rosso.

In effetti, in quel periodo alcuni utenti avevano effettivamente espresso la propria opinione circa la soluzione al problema delle rimodulazioni: nei commenti dell’articolo di MondoMobileWeb, parte della community affermava di voler valutare il passaggio a Iliad.

E anche basandosi sulle ultime evidenze presentate dall’Osservatorio dell’AGCOM, è innegabile che Iliad abbia assorbito parte delle portabilità in uscita degli operatori.

Iliad disponeva infatti, a Settembre 2018, del 10,8% del totale  delle linee in ingresso nel periodo considerato. E analizzando gli altri operatori, si mostra come, da Giugno a Settembre 2018, sia TIM che Vodafone abbiano subito un incremento delle linee in uscita, con l’operatore rosso passato dal 23,4% al 27,6%.

Osservando poi la distribuzione delle Sim Human, dall’Osservatorio di Giugno a quello di Settembre 2018, Wind Tre ha perso l’1,3% del totale, scendendo dal 34,5% al 33,2%. E sebbene sia indubbio che esso sia stato l’operatore più colpito, anche i risultati di TIM e Vodafone mostrano una sensibile riduzione.

Infatti, dal Giugno al Settembre 2018, confrontando gli osservatori, TIM è passata dal 28,7% al 28% e Vodafone dal 26,5% al 26%, sempre in termini di SIM Human.

rimodulazioni Iliad mobile

A riguardo, però, è necessario fare una precisazione di critica rilevanza. I risultati di Kena Mobile e Ho., i due “semivirtuali” di TIM e Vodafone, vengono calcolati dall’AGCOM all’interno dei due operatori principali. In questo modo, essi non figurano nella sezione dedicata ai virtuali e i loro risultati non sono dunque noti.

Ma come sempre espresso, anche dai management stessi, Kena Mobile e Ho. hano avuto il grande merito di aver parzialmente contrastato l’impatto di Iliad. Dunque, da un lato non si può non segnalare che senza il computo dei due virtuali i risultati sopra presentati sarebbero stati più gravi. D’altro canto, però, bisogna anche evidenziare che Kena Mobile e Ho. sono riusciti a presentarsi al pubblico come una vera alternativa a Iliad.

I semivirtuali, infatti, competendo con il nuovo operatore anche in termini di prezzo, non hanno ancora annunciato alcuna rimodulazione. E su questo aspetto ci si potrebbe soffermare al fine di cercare di comprendere la logica alla base delle rimodulazioni dei grandi operatori.

In altri termini, sembrerebbe quasi che gli operatori non temano particolarmente Iliad, tanto da comunicare rimodulazioni nonostante il rischio palese di perdere alcuni utenti in favore del nuovo concorrente. Ma di contro, sia TIM che Vodafone possono contare su due secondi brand che sono riusciti a dimostrare il loro valore proprio all’interno di un mutato contesto competitivo.

 

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