TIM, Amos Genish recluta le truppe per la realizzazione del piano industriale e per la riorganizzazione aziendale


Che l’amministratore di TIM Amos Genish avesse avuto un passato da capitano dell’esercito israeliano durante la guerra del Libano del 1982 lo si era capito leggendo il suo curriculum e non appariva incerta l’ipotesi che TIM si fosse rivolta a lui soprattutto per il suo spirito professionale deciso.

Le dimissioni di Francesco Micheli degli ultimi giorni sembrano essere più che un semplice volersi mettere da parte, soprattutto alla luce di quanto riportato dall’articolo pubblicato sulla rubrica “Affari&Finanza” di Repubblica del numero odierno.

L’abbandono di Micheli sembra essere il primo di altri che seguiranno nei prossimi mesi. Il manager del personale, come cita l’articolo, non ha saputo creare un clima sereno in un periodo di taglio dei costi come quello che TIM sta affrontando. La riunione con i sindacati di lunedì 27 novembre u.s. ha rappresentato, da quanto emerso, un’occasione per tornare ad intraprendere una strada condivisa, in cui la ricerca e la formazione di nuovi talenti di Tim sarà fondamentale per il perseguimento del piano industriale 2018-20 incentrato sulla digitalizzazione dell’azienda le cui linee guida saranno discusse in sede di Consiglio di Amministrazione domani 5 dicembre 2017.

Tra le personalità di cui Genish si circonderà per realizzare la sua strategia, emerge il nome di Stefano de Angelis, amministratore delegato di TIM Brasil, nominato lo scorso 30 agosto 2017 come migliore CEO dell’America Latina. Per il resto della squadra che dovrebbe lavorare all’attuazione degli obiettivi di Genish, Tim si sarebbe affidata alla Korn Ferry International, azienda americana specializzata nella ricerca del personale.

Stefano De Angelis, CEO di TIM Brasil

   

Le nuove cariche dirigenziali dovranno però risolvere anche ulteriori diversi problemi, come la possibile dismissione di Inwit e Sparkle, ritenute non strategiche per Amos Genish, la gestione delle trattative per la cessione delle quote in Persidera e il nodo venutosi a creare con il governo sullo scorporo della rete, per la quale sarebbero già state presentate le disponibilità di alcuni gruppi finanziari e bancari a condurre l’operazione.

 

 

 

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