Francesco Micheli, presidente ad interim di Asstel, rassegna le dimissioni dal suo incarico in Tim


Il Dottor Francesco Micheli, Responsabile di Human Resources & Organizational Development e dei Progetti Speciali del Gruppo, avendo deciso di intraprendere altre iniziative, lascerà Tim SpA con effetto dal  giorno 11 Dicembre p.v. L’avvocato Agostino Nuzzolo assumerà gli incarichi di Micheli ad interim.

Micheli, nato a Roma il 3 gennaio 1946, e laureatosi in Sociologia presso l’Università “La Sapienza di Roma”, secondo il Sole 24ore, era stato portato in Tim dal precedente amministratore delegato Flavio Cattaneo, dimessosi a fine luglio 2017.

Il trattamento del Dottor Micheli in sede di cessazione, definito secondo le regole e le prassi aziendali in materia, ha rappresentato un’operazione con parte correlata (in quanto dirigente con responsabilità strategiche) non rilevante.

L’attuale CEO di Tim Amos Genish ha dichiarato: Ringraziamo il Dott. Micheli per l’impegno e l’elevato contributo professionale dedicato a TIM”.

   

Né Francesco Micheli né Agostino Nuzzolo risultano titolari di azioni TIM.

Francesco Micheli è anche il vicepresidente di Asstel, l’associazione di categoria delle imprese che erogano servizi di telecomunicazione fissa e mobile, ed occupa l’incarico di presidente ad interim dell’associazione dopo le dimissioni di Dina Ravera. Proprio nello scorso 23 novembre 2017 Micheli era stato protagonista nella veste di presidente dell’associazione delle trattative di rinnovo del contratto collettivo nazionale con i sindacati del settore.






 

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  • Roberto Valentini

    L’uomo che mi ha rovinato la vita in TIM. Di una crudeltà senza eguali. Mi ha distrutto l’esistenza dopo dieci anni di onorata e onesta carriera in Telecom Italia. E ora lui se ne va con la sua buonuscita d’oro e io lotto per riavere il mio lavoro, umilato, mobizzato, cacciato come un assassino , gay, single. Ecco il volto terrificante di questo uomo che con il suo potere assoluto ha devastato e calpestato ogni diritto umano in quella che era la mia azienda. In soli due anni questo uomo se cosi si può definire ha trasformato una grande azienda italiana vicina ai dipendenti , nonostante le sue mille contraddizione, campionessa di welfare e di attenzione per la propria forza lavoro, in un lager. Di lui resterà solo la damnatio memoriae.

  • Chiara Melchionne

    Sebbene non abbia i dettagli hai tutta la mia solidarietà. Abbiamo letto tutti sui giornali che lui e il suo mentore AD, pur invisi alla propietà, sono stati assunti per “migliorare i rapporti con le istituzioni”, cioè per far cosa gradita al partito di governo. Non commento, ma cambiato il governo li hanno mandati mentre loro hanno avuto tempo di portare a termine il loro obiettivo economico. Se non erro, correggi se sbaglio, gli spropositati compensi di questi due personaggi sono alimentati anche attraverso la concessione che il governo ha dato di attingere alla cassa integrazione straordinaria. Cioè noi dobbiamo andare in pensione a 67 anni anche perchè il governo usa i nostri contributi pensionistici per pagare costoro, visto che le bollette non bastano. Meno male che le elezioni si avvicinano, intanto la stampa non approfondisce.