Conferenza TIM: integrazione con Open Fiber, accordi con Vodafone e nuovi prezzi per Kena Mobile


Alle 14 di oggi, 21 Maggio 2019, si è tenuta la call conference di TIM per la presentazione dei risultati del primo trimestre del 2019. Nel corso della conferenza, Luigi Gubitosi ha descritto l’andamento del piano industriale in tema di organizzazione, creazione di valore e riduzione del debito.

TIM è riuscita a ridurre il suo debito netto di 190 milioni di euro, in un trimestre che, tendenzialmente,  è solito assorbire parte  dell’EBITDA; Il costo del debito risulta invece inferiore dello 0,3% rispetto all’anno scorso.

Tra gli aspetti più rilevanti emersi nel corso del primo trimestre, viene subito segnalata la partnership per la condivisione delle reti con Vodafone. Il Consiglio di Amministrazione annuncia che sono state identificate e quantificate le sinergie che la collaborazione potrebbe generare, pari a circa 100 o 150 milioni di euro su base annuale, derivanti principalmente dalla condivisione attiva. Inoltre, gestendo due grandi operatori, il business della nuova società mostrerà minori rischi sotto il profilo finanziario. La firma dell’accordo con Vodafone potrebbe già giungere entro quest’estate.

Un secondo aspetto di estrema rilevanza, oggetto di approfondimento anche nella fase dedicata al Q&A, è costituito dalla trattativa con Open Fiber. Luigi Gubitosi, che ha condotto gran parte della conferenza, ha affermato che la prima serie di  valutazioni può adesso dirsi conclusa e l’azienda esaminerà le opzioni più rilevanti, per poi esporre un’analisi dettagliata al comitato strategico e al CdA. Successivamente, sulla base del feedback ricevuto, si passerà a trattare direttamente con Open Fiber.

   

Nel complesso, secondo Luigi Gubitosi, per le due aziende e per il Paese in generale risulterebbe insensato costruire due reti che finiscano per sovrapporsi: si tratterebbe di un inutile spreco di denaro a livello infrastrutturale. Per il CEO di TIM, un’Open Fiber “stand alone” ha poco penso proprio perché crea una sovrapposizione che invece va riducendosi con l’integrazione delle reti.

Tuttavia, il management sottolinea che è ancora presto per parlare degli eventuali futuri sviluppi dell’operazione. Interpellato, nella fase di Q&A, sulla migliore ipotesi possibile, Luigi Gubitosi afferma che per TIM, in linea di principio e sulla base delle analisi effettuate, la soluzione migliore è quella del controllo della rete, sebbene non necessariamente al 100%.

Analizzando rapidamente i risultati finanziari già presentati nella giornata di ieri, si presentano ricavi da servizi di Gruppo in riduzione del 3% circa, in linea con la guidance di TIM. Nel complesso, il segmento domestico ha mostrato una perdita del 3,9%, parzialmente compensata da una crescita dell’1% nel business brasiliano.

L’EBITDA, pari a 1,826 milioni di euro, è invece in calo del 2,1% rispetto all’anno precedente, ma si rafforza rispetto all’ultimo trimestre del 2018 che mostrava una contrazione del 5,3%.

Analizzando con maggiore dettaglio l’andamento delle operazioni, per quanto concerne il segmento mobile si è verificato un declino nel numero di portabilità. Il mercato, come afferma Gubitosi, sta mostrando dei “segni di razionalità”, con un totale di 2,9 milioni di portabilità nel primo trimestre, in calo del 16%. Se si considera infatti che solo nel terzo trimestre dell’anno scorso ben 5,7 milioni di clienti hanno cambiato operatore, la situazione attuale sembra rassicurante per il board di TIM.

Il rallentamento nelle portabilità si traduce in una minore pressione competitiva sui prezzi, che ha permesso agli operatori di alzarli nuovamente. Ciò vale tanto per i brand principali quanto per i secondi brand, come il semivirtuale di TIM, definito “fighter brand”, in quanto impegnato a lottare contro gli operatori che propongono le tariffe più basse del mercato.

I prezzi di Kena Mobile risultano adesso ben più elevati rispetto al trimestre precedente. Come è possibile notare, infatti, l’offerta base di Kena Mobile è arrivata a 12,99 euro, seguendo lo stesso trend di crescita sperimentato anche da ho. mobile. Le offerte operator attack contro altri operatori specifici, invece, hanno raggiunto ora il prezzo di 8,99 euro, contro i 5,99 euro della fine del 2018.

In basso un grafico che mostra l’incremento dei prezzi di Kena Mobile. Sebbene non siano esplicitamente nominati, gli altri due operatori sono, rispettivamente, ho. mobile e Iliad. Si segnala che, secondo quanto dichiarato durante la conference call, Kena Mobile sta riducendo le nuove attivazioni, come risultato di una mirata strategia di TIM per evitare la cannibalizzazione tra i due brand. Rispetto all’ultimo trimestre del 2018, infatti, la crescita dell’operatore è stata marginale e gli incrementi netti di utenza si sono dimezzati.

A sinistra, il trend dei prezzi delle offerte “standard”. A sinistra le offerte “operator attack” contro determinati operatori low cost.

Nonostante l’andamento delle portabilità, i ricavi da servizi mobili si attestano a quota 1,12 miliardi di euro, in calo dell’11,1%. Il CEO di TIM è però fiducioso: da adesso in poi ci si attende un miglioramento, poiché il trend di maggiore stabilità migliorerà trimestre su trimestre. Anche per quanto concerne l’andamento dell’ARPU mobile, attualmente pari a 12,4 euro, si attende una nuova fase di stabilizzazione a partire dal secondo semestre dell’anno.

Sempre in tema di portabilità, nel rispondere a una domanda degli analisti, Luigi Gubitosi ricorda che quanto avvenuto nel 2018 può essere classificabile come vera e propria guerra dei prezzi, una situazione dalla quale nessun concorrente esce illeso.

In un contesto così teso come quello originatosi l’anno scorso, il leader di mercato è l’operatore che riesce a mantenere una posizione più razionale. Il rischio principale per il futuro è che si possa ritornare a una situazione di forte irrazionalità, in un mercato già caratterizzato da prezzi molto bassi ed elevata competizione. Per questa ragione, oltre al taglio dei costi, TIM punta adesso a una stabilizzazione dei ricavi e alla loro conseguente crescita.

Tim

Passando adesso al segmento fisso si nota invece un aumento dei ricavi dell’1,8%, grazie alla crescita dell’ARPU, alle nuove offerte premium per il mercato business e all’ottimo andamento dei servizi ICT.

Le linee in fibra sono cresciute ulteriormente nel corso del primo trimestre del 2019, raggiungendo quota 6 milioni, con un incremento anno su anno del 58%. L’ARPU nel fisso è pari a 35,6 euro al mese, in crescita del 9,4% rispetto al medesimo periodo dell’anno scorso.

Nel complesso, un limite attuale per TIM e in generale per l’intero mercato consiste nel fatto che i clienti risulterebbero principalmente interessati alla fibra FTTC, in quanto mancherebbe una piena percezione dei vantaggi dell’FTTH. Anche in questo segmento, ulteriori risultati si potranno osservare a partire dal secondo semestre del 2019, secondo il parere di Luigi Gubitosi.

A sostenere l’andamento del business di rete fissa di TIM è la combinazione dei differneti networks, considerata dal management come la migliore in Italia. Infatti, TIM ha accesso a tutte le tecnologie di connessione disponibili, compresa l’FWA, che viene presa in grande considerazione dall’operatore.

Secondo TIM, infatti, la tecnologia Fixed Wireless Access potrebbe costituire un modo particolarmente efficiente per sviluppare connettività in luoghi in cui l’utilizzo della fibra potrebbe rivelarsi poco agevole. Per TIM, la tecnologia FWA è complementare alla fibra, non alternativa. Come accade già da tempo in altri Paesi, per garantire servizi efficienti a tutti i cittadini sarà necessario infatti dimostrare una maggiore flessibilità e intercettare i continui mutamenti del mercato.

Luigi Gubitosi

Luigi Gubitosi, Amministratore Delegato di TIM

Nella conference call non si è fatto molto riferimento al segmento business, che mostra risultati in linea con l’anno precedente. Tuttavia, il board ritiene che presto l’offerta di TIM possa risultare la più completa in assoluto rispetto al resto dei competitors. Ulteriori dettagli verranno resi noti nei prossimi mesi, ma l’azienda starebbe cercando di acquisire un migliore posizionamento nei servizi cloud e nei data center, per offrire nuovi e migliori servizi soprattutto alle grandi aziende.

La presentazione della relazione trimestrale termina con la promessa di Gubitosi di continuare a seguire lo sviluppo  del piano TIMe to deliver and delever, stabilizzando i ricavi, tagliando i costi e raggiungendo l’assorbimento del capitale circolante. A distanza di tre mesi dalla presentazione del nuovo piano industriale, il board è ancora convinto di riuscire a raggiungere gli obiettivi prefissati.

Per finire, con riferimento alla riduzione dei costi, si segnala che per quanto concerne le risorse umane l’obiettivo di TIM è di ridurre il perimetro occupazionale di 4650 unità entro il 2020. Già a Giugno 2019, 1200 risorse lasceranno l’azienda, seguite da altrettante entro Dicembre 2019.

Sul fronte delle attrezzature e degli acquisti, TIM ha adesso un nuovo Responsabile Acquisti incaricato, tra le altre cose, di rilanciare le gare per le diverse voci di spesa. Tra le altre cose, l’azienda cercerà di contenere maggiormente i costi per i consumi energetici.

 

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