Cybersecurity: la Polizia Postale pubblica il bilancio dell’anno appena trascorso


Con il continuo sviluppo della tecnologia purtroppo aumenta anche il numero di frodi e reati di ogni stampo, che vengono commessi quotidianamente nella rete. Sono sempre più numerosi infatti, gli illeciti che vengono registrati annualmente dalla Polizia Postale, che nel corso dell’anno 2018 si è attivata costantemente nella pratiche di contrasto e prevenzione della criminalità informatica, nell’ambito più generale del discorso. 

In occasione della fine dell’anno appena trascorso, la Polizia Postale e delle Telecomunicazioni ha deciso di fare un bilancio di quello che è accaduto durante gli ultimi 12 mesi. Un report riportante le principali operazioni informatiche condotte, è infatti stato pubblicato sul portale ufficiale della Polizia Postale, lo scorso 31 Dicembre 2018.

Ovviamente i crimini informatici trattati dalla Polizia Postale e delle Telecomunicazioni sono parecchi e hanno a che fare con svariati tipi di illeciti, per questo a livello operativo il servizio prestato è organizzato in più aree di intervento. Alcune delle quali sono: la pedopornografia, il cyberterrorismo, la protezione delle Infrastrutture Critiche del Paese, l’e-banking, l’Analisi criminologica dei fenomeni emergenti e non solo

Terreno di caccia della Polizia Postale è però anche l’hacking nel senso più generale del termine, visto che ingloba anche i fenomeni di truffa o di tentativi di frode online, di phishing e smishing. In pratica tutti coloro che utilizzano la rete Internet per danneggiare o per colpire, tramite la stessa, obiettivi a essa correlati sono oggetto di attenzione da parte degli investigatori.

   

Come riportato dal bilancio, il fenomeno delle truffe online è in continua crescita, basti pensare che nel 2018 sono state denunciate 3355 persone, 39 arrestate e si è provveduto al sequestro di 22.687 spazi virtualiLe segnalazioni di truffe o tentate truffe sono state circa 160.000.

Una delle attività più sintomatiche è stata quella riguardante le cosiddette frodi delle assicurazioni, un genere di truffa che viene commessa mediante la commercializzazione di polizze assicurative su portali creati ad hoc, spesso identici a quelli delle più note compagnie assicurative, sulle quali vengono proposte false polizze.

Per quanto riguarda invece il financial cybercrime, viene fatto notare come le continue evoluzione di particolari tecniche di hackeraggio, che sfruttano dei malware diffusi attraverso il phishing ad esempio, o anche l’utilizzo di specifiche tecniche di social engineering e di cyber profiling, incrementino in modo esponenziale il numero di soggetti attaccati, per lo più nel settore dei rapporti commerciali.

In questi casi infatti l’obiettivo dei cybercriminali è di intromettersi nei rapporti commerciali tra le aziende, grazie alle informazioni acquisite, e dirottare in tal modo, interi asset finanziari verso conti correnti di cui dispongono.

In questo senso, durante il 2018, per mezzo della piattaforma OF2CEN (On line Fraud Cyber Centre and Expert Network) per l’analisi e il contrasto avanzato delle frodi del settore, sono stati recuperati e restituiti circa 9 milioni di euro, a fronte di una movimentazione denunciata di 38.400.000,00 euro. E’ un ottimo risultato considerando che le difficoltà di bloccare e recuperare gli importi truffati sono molto elevate, specialmente nei casi in cui tali somme vengono inviate verso paesi extraeuropei come Cina, Taiwan e Hong Kong.

Ecco un tratto della nota, riferito alla piattaforma OF2CEN:

La piattaforma in questione frutto di specifiche convenzioni intercorse mediante ABI con gran parte del mondo bancario, consente di intervenire in tempo reale sulla segnalazione bloccando la somma prima che venga polverizzata in vari rivoli di prestanome.

Nel report viene comunque specificato come siano in corso delle attività di cooperazione internazionale che hanno lo scopo di recuperare le somme rimanenti.

Infine, per quanto riguarda la cooperazione internazionale, viene anche segnalata la recente operazione “Emma4”, condotta dal Servizio Polizia Postale con la collaborazione di 30 Paesi Europei e di Europol, che ha permesso di individuare 101 money mules in Italia, dei quali 13 sono stati denunciati in stato di libertà e 50 arrestati.

Si è trattato di un’operazione focalizzata all’identificazione dei primi destinatari (money mules) delle somme provenienti da attacchi informatici e campagne di phishing, che offrono la propria identità per l’apertura di conti correnti e carte di credito sui quali vengono poi accreditate le somme sottratte illegalmente.

Nel bilancio viene anche ricordata la stipula di particolari e specifici accordi a tutela delle infrastrutture critiche nazionali, tra la Polizia di Stato e alcune aziende, tra queste spicca anche  Wind Tre S.p.A., con la quale lo scorso 3 Ottobre 2018 è stata siglata una convenzione atta alla tutela delle reti e dei sistemi della società, con mezzi via via più efficaci per contrastare il cybercrime.

 

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