Maxi-emendamento: conversione dei diritti d’uso delle frequenze per il 5G e contributo di 151 milioni per gli utenti


Il Senato ha approvato il maxi-emendamento alla legge di bilancio, che dovrà adesso passare al vaglio della Camera. Tra le tante misure note, emergono novità sul fronte rete 5G, con degli interventi mirati in materia di riorganizzazione delle frequenze radiotelevisive.

Come è possibile leggere nel documento ufficiale, i commi da 651-bis a 651-doudecies recano diversi interventi a favore della riorganizzazione delle frequenze dopo l’assegnazione della banda 700MHz per il 5G.

Gli interventi del Senato, atti a permettere lo sviluppo della nuova rete, hanno recepito la segnalazione dell’AGCOM e i risultati esposti nel corso del tavolo di coordinamento TV 4.0.

La conversione dei “diritti d’uso delle frequenze” in “diritti d’uso delle frequenze” va intesa, sottolinea il testo, come un passaggio intermedio del più ampio e complesso processo di conversione dei diritti da DVB-T a DVB-T2, che costituisce il nuovo standard trasmissivo in grado di incrementare la capacità trasmissiva.

   

Calcolando tale capacità trasmissiva, si è giunti alla conclusione che, considerando nel complesso i multiplex nazionali, essa è pari a circa 370MB/s, valore che non consente una conversione equivalente delle frequenze. L’AGCOM aveva dunque consigliato di inserire un ulteriore multiplex nazionale, con una capacità convenzionale di 37MB/s così da raggiungere i 400MB/s necessari.

frequenze 5g 151 milioni

L’intervento normativo ha garantito 12 multiplex nazionali, con una capacità di 444MB/s, necessaria per il trasferimento. A tale scopo, verrà istituita un’asta che verrà indetta entro il 30 Novembre 2019 dal MISE. Gli introiti di tale asta potrebbero essere sfruttati anche per interventi mirati e finalizzati ad incentivare l’acquisto di apparecchiature televisive con nuovo standard.

Inoltre, a fronte della cessazione sullo standard DVB-T, è previsto un contributo che verrà distribuito fino al 2022. Tale fondo per la sostituzione del decoder o dell’apparecchio televisivo è stato innalzato di ulteriori 51 milioni di euro per l’anno 2020, raggiungendo 151 milioni di euro, così da assicurare un sostegno ai costi a carico degli utenti finali per “l’acquisto di apparecchiature di ricezione televisiva nell’anno 2020”.

Per finire, la norma conferma l’obbligo di diffusione di contenuti in ambito locale attraverso una quota della capacità trasmissiva, ma elimina il riferimento alla riserva di un terzo della capacità trasmissiva per le emittenti locali. L’effettiva entità adesso a disposizione di tali emittenti verrà definita nel Piano apposito.

La durata dei diritti d’uso sarà invece fissata secondo quanto stabilito dal Codice delle Comunicazioni Elettroniche, ragion per cui i diritti verranno rilasciati per una durata adeguata al tipo di servizio e comunque non superiore a quella dell’autorizzazione generale, che è fissata a non oltre 20 anni, ma rinnovabile.

L’asta per il 5G si è conclusa il 2 Ottobre 2018 con un totale delle offerte che ha superato i 6,5 miliardi di euro e oltre 170 tornate. 

TIM, Vodafone, Iliad, Wind Tre e Fastweb sono così riusciti a gettare le basi per diventare operatori di telefonia mobile di quinta generazione, con offerte particolarmente elevate per quanto concerne i blocchi da 3700 MHz.

 

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