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Fatturazione a 28 giorni: il punto della situazione e le prospettive del ritorno alla normalità

Il sempre crescente ricorso degli operatori alla tariffazione a 28 giorni, che tanto ha sfavorito i consumatori, creando la cosiddetta “tredicesima del consumatore”, non poteva non essere destinato a provocare un’esplosione. In vista di uno scenario che sembrava irrecuperabile, il primo campo di intervento è stato quello della telefonia fissa, dove Agcom nel marzo del 2017 aveva denunciato la pratica scorretta sostenendo che:

L’unità temporale per la cadenza di rinnovo e fatturazione dei contratti di rete fissa deve essere il mese, affinché l’utente possa avere la corretta percezione del prezzo offerto da ciascun operatore e la corretta informazione sul costo indicato in bolletta per l’uso dei servizi.

La maggiore attenzione esercitata sul mercato della telefonia fissa era giustificata dalla natura post-pagata dei servizi. In forza soprattutto della tariffazione mensile dei servizi all’ingrosso, si sarebbe creata maggiore confusione nella percezione di quanto consumato da parte del cliente. Le proteste dei consumatori sono così arrivate nelle aule parlamentari in cui si sono registrati i tentativi di misure di legge che impedissero tale pratica scorretta.

Se inizialmente esse erano previste esclusivamente per il mercato della telefonia fissa, in forza delle ultime pronunce dell’Agcom in tema, nel mese di Ottobre 2017 sono stati presentati una proposta di legge da parte dell’on. Morani e un emendamento al decreto finanziario che si tradurrà nella nuova legge di bilancio, da parte del sen. Esposito. I due atti, identici nel contenuto, si rifanno alla cadenza mensile dei rinnovi delle tariffe dei servizi di pubblica utilità.

Se tali misure dovessero trovare approvazione l’Agcom espanderebbe i suoi poteri di controllo, aumenterebbero le sanzioni per le pratiche illegittime in materia e il consumatore leso potrebbe ricevere un indennizzo non inferiore ai 50 euro.

La proposta di legge dell’on Morani

Ciò che però si profila prima che la tariffazione a 28 giorni venga bandita dalla legge è la formazione di accordi informali tra governo, società telefoniche e Asstel, l’associazione a tutela degli operatori telefonici, il cui ricorso al Tar contro il provvedimento sanzionatorio dell’Agcom prevede la pronuncia tra febbraio e marzo 2018.

Domenica, 29 Ottobre 2017 Aldo Bisio, Amministratore Delegato di Vodafone Italia ha preannunciato il ritorno alla tariffazione a 30 giorni. Si ipotizza un destino analogo per Tim, che aveva preannunciato il 28 luglio u.s. di rimodulare tutte le sue offerte alla cadenza di 28 giorni e che invece adesso, tramite il nuovo Amministratore Delegato Amos Genish, pare abbia accettato di svolgere addirittura un ruolo di mediatore tra governo e società telefoniche per ripristinare ai 30 giorni il rinnovo delle tariffe telefoniche.

Prima di arrivare al preventivo e dannoso intervento della legge, gli operatori starebbero cercando di fare dietrofront, nonostante l’ipotesi di altre rimodulazioni tariffarie previste come contropartita.

Se fosse vero quanto sostenuto da Jeffrey Hedberg (CEO Wind Tre) circa l’estrema pressione competitiva sulla telefonia in Italia, che non favorirebbe la crescita dei margini di ricavi necessari per effettuare investimenti e quindi per aumentare la qualità del servizio, l’unica strada percorribile sarebbe rimodulare le tariffe per colmare l’annullamento della “tredicesima del consumatore“.

In Italia Il Ministro Carlo Calenda ha annunciato che qualora tali proposte divenissero legge, il loro effetto non sarebbe retroattivo e avrebbero effetti solo pro futuro. A placare le tensioni è volto l’incontro che Asstel ha proposto al Ministro per trovare una soluzione quanto più diplomatica e garantista.

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