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TIM, vendita NetCo a KKR: i Sindacati SLC CGIL e UGL sull’approvazione dell’offerta

Nei giorni scorsi, alcune Organizzazioni Sindacali hanno espresso il proprio parere riguardo la recente approvazione, da parte del Consiglio di Amministrazione di TIM, dell’offerta vincolante presentata dal fondo KKR per l’acquisto della NetCo dell’operatore, continuando a ribadire la loro posizione contraria all’operazione di scorporo della rete, dichiarandosi inoltre preoccupati riguardo la tenuta occupazionale dei lavoratori di TIM.

In particolare, come già raccontato da MondoMobileWeb, il 5 Novembre 2023 il CdA di TIM ha approvato a maggioranza, con 11 voti favorevoli e 3 contrari, l’offerta portata avanti da KKR nell’ambito della cessione a Optics BidCo, società controllata dal fondo di investimenti statunitense, della cosiddetta NetCo, ovvero della società di prossima costituzione presso la quale è prevista la concentrazione delle attività relative alla rete fissa di TIM, inclusa FiberCop.

L’offerta del fondo KKR, per la precisione, valorizzerà la rete fissa di TIM fino a 22 miliardi di euro, consentendo, per il Gruppo, una riduzione del debito di circa 14 miliardi di euro. Il perfezionamento dell’operazione è previsto entro l’estate del 2024.

Nel frattempo, il 6 Novembre 2023 TIM ha comunicato di aver sottoscritto, insieme a Optics BidCo, il transaction agreement relativo alla vendita della NetCo, che vede come ulteriore investitore nell’operazione guidata da KKR anche Azure Vista, società interamente controllata da Abu Dhabi Investment Authority.

Dunque, in seguito alla decisione presa dal Consiglio di Amministrazione di TIM, si sono espresse sulla questione, come accennato inizialmente, diverse Organizzazioni Sindacali, tra cui CGIL, SLC CGIL e UGL Telecomunicazioni, attraverso le dichiarazioni dei rispettivi Segretari.

Di seguito, le parole di Pino Gesmundo, Segretario Confederale della CGL, e di Riccardo Saccone, Segretario Nazionale della SLC CGIL, che in un comunicato congiunto pubblicato il 6 Novembre 2023 hanno dichiarato:

Con la vendita della rete Tim al fondo KKR si apre una fase di grande incertezza per lo sviluppo infrastrutturale del Paese e per l’occupazione.

L’operazione compiuta determinerà infatti la fine ingloriosa dell’ex monopolista. Fatto, questo, che non va solo contro gli interessi generali del Paese, rappresentando un unicum in Europa, dove il valore strategico degli incumbent viene riconosciuto, protetto e rafforzato, ma che si caratterizza anche per la pericolosità di un percorso che mette a rischio migliaia di lavoratrici e di lavoratori.

Tutto questo nel momento in cui la necessità di costruire un ecosistema digitale in grado di dare qualità e occupazione si fa più forte che mai per via della transizione digitale che sta modificando assetti, anche geopolitici, senza precedenti.

Cedere la rete ad un fondo speculativo straniero, oltre che tradire le aspettative in un Governo che professa la sovranità tecnologica, mostra plasticamente quanto manchi del tutto una reale visione di politica industriale per il Paese, cui sono strettamente legate le sorti delle lavoratrici e dei lavoratori.

Venduta la rete rimane un bacino di circa 17.000 persone, con un’età media di 50 anni, per le quali non sono ben chiare prospettive industriali e certezze occupazionali.

A questi numeri si aggiungono quelli enormi dell’indotto. Per questo troviamo grave e inaccettabile l’assenza di confronto, in questa delicatissima fase, con il Sindacato.

Al Governo chiediamo dunque una convocazione immediata, preoccupati anche per gli scenari che si preannunciano all’orizzonte, con battaglie legali che rischiano di trascinarsi per anni.

Non vorremmo che ancora una volta a pagare il conto di scelte scellerate che strizzano l’occhio solo a logiche speculative di mercato fossero le lavoratrici e i lavoratori. La CGIL non lo permetterà.

Sempre il 6 Novembre 2023, anche Stefano Conti, Segretario Nazionale di UGL Telecomunicazioni, ha espresso il proprio parere sulla decisione presa dal CdA di TIM, ribadendo la contrarietà del Sindacato nei confronti del progetto di scorporo:

All’indomani della decisione del CdA di TIM di accettare la proposta di acquisto da parte del fondo KKR resta la nostra posizione iniziale di contrarietà allo scorporo della rete, augurandoci che il contenzioso promesso da Vivendi non trasformi la società in un campo di battaglia legale, lasciando sul campo migliaia di famiglie.

Ora più che mai la nostra attenzione deve essere mirata ad evitare che i lavoratori del Gruppo TIM, i veri convitati di pietra di tutta la vicenda, diventino l’agnello sacrificale sull’altare dei bilanci aziendali.

Occorre salvaguardare l’occupazione per i prossimi anni, così come i vari governi hanno continuamente ribadito, garantendolo, nel corso di questa infinita vertenza.

Come accade già da tempo, quindi, i Sindacati continuano a non essere d’accordo con lo scorporo della rete TIM, dichiarandosi preoccupati riguardo la sorte dei lavoratori una volta conclusa l’operazione di vendita della NetCo a KKR.

CGIL ed SLC CGIL, in particolare, hanno chiesto al Governo una convocazione immediata per discutere sulla salvaguardia della tenuta occupazionale dei dipendenti di TIM, anche in vista di eventuali battaglie legali che potrebbero sorgere in futuro.

Come ricordato da UGL Telecomunicazioni, infatti, un primo contenzioso è già stato promesso da Vivendi, uno dei principali azionisti di TIM, che il 6 Novembre 2023 ha dichiarato illegittima la decisione del CdA dell’operatore, sottolineando come quest’ultima abbia violato i diritti degli azionisti di TIM, minacciando azioni legali per contestare il via libera approvato dal Consiglio sulla vendita della rete di TIM a KKR.

Editing Mattia Castro

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