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TIM e aumenti per inflazione: per Associazioni Consumatori clausola va contro le norme AGCOM

Oggi, 1° Agosto 2023, diverse Associazioni dei Consumatori, tra cui Adiconsum, Adoc, Cittadinanzattiva, Federconsumatori e Udicon, hanno commentato le modifiche contrattuali recentemente annunciate da TIM per alcune sue offerte di rete fissa, ribadendo la loro contrarietà all’inserimento nella rimodulazione di un meccanismo di indicizzazione tariffaria delle bollette.

Le Associazioni, nello specifico, si riferiscono alla rimodulazione comunicata da TIM lo scorso 20 Luglio 2023, che da Settembre 2023 interesserà alcuni già clienti di rete fissa dell’operatore, includendo, oltre a un aumento del costo mensile variabile in base all’offerta attiva, fino a 4,40 euro al mese, anche l’implementazione della clausola ISTAT che prevede, a partire dal 1° Aprile 2024, un aumento annuale del costo mensile in base all’inflazione.

È proprio riguardo a quest’ultimo punto che Adiconsum, Adoc, Cittadinanzattiva, Federconsumatori e Udicon hanno riaffermato, in una nota congiunta, la propria posizione contraria, dichiarando quanto segue:

La condotta di TIM ci preoccupa profondamente e ci appare contraria agli sforzi delle Istituzioni e delle Autorità per regolamentare la materia, frenare l’inflazione e tutelare i diritti dei consumatori.

Facciamo appello ad AGCOM, AGCM, MIMIT e TIM stessa affinché questa operazione sia annullata o sospesa urgentemente.

Ci auguriamo una risposta celere e che si stabilisca un nuovo clima di collaborazione istituzionale, che metta al primo posto un principio cardine: il conto non deve essere sostenuto dai soli consumatori tartassati, è giusto che i loro diritti siano sempre rispettati e continuamente rafforzati.

Per le Associazioni dei Consumatori, in particolare, le modifiche comunicate da TIM nelle scorse settimane appaiono in potenziale contrasto con le norme recentemente proposte dall’AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni), con la Delibera 89/23/CONS pubblicata dalla stessa Autorità il 4 Aprile 2023.

Come sottolineato dalle Associazioni, la delibera AGCOM in questione delinea la necessità di evitare indicizzazioni al solo rialzo o maggiorate di un mark up fisso, dovendo prevedere in ogni caso il consenso esplicito da parte del consumatore, così come la possibilità di cambiare offerta in caso di aumenti definiti oltre una ragionevole soglia.

A detta di Adiconsum, Adoc, Cittadinanzattiva, Federconsumatori e Udicon, tuttavia, la rimodulazione annunciata da TIM prevede un meccanismo di indicizzazione all’inflazione dei prezzi con un mark up fisso pari al 3,5%, che funziona solo al rialzo e quindi ignora gli indici negativi.

In questo modo, come sostenuto dalle Associazioni dei Consumatori, in un periodo come quello attuale, durante il quale è previsto un continuo aumento dell’inflazione, i prezzi delle bollette saliranno di pari passo, superando il coefficiente del 3,5%.

Al contrario, poiché il meccanismo previsto da TIM funziona solo al rialzo, a detta delle Associazioni, nel caso in cui l’inflazione dovesse scendere, lo stesso non si potrà dire per i prezzi delle bollette.

Secondo le stesse Associazioni, inoltre, la rimodulazione annunciata dall’operatore non richiede alcun consenso esplicito da parte del consumatore per essere applicata, con l’unica possibilità concessa ai clienti coinvolti, che intendono sottrarsi alla modifica, che è quella di recedere entro il prossimo 30 Settembre 2023.

Editing Mattia Castro

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