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Gara Consip 2019: CdS accoglie appello di Vodafone contro TIM, ora nuovo esame delle offerte

Vodafone ha visto accolto il suo appello contro TIM al Consiglio di Stato, a seguito della gara Consip per la fornitura di servizi alle Pubbliche Amministrazioni, che ha visto trionfare l’offerta di TIM.

La procedura di gara si era aperta dopo la pubblicazione del bando a Gennaio 2019 da parte di Consip, per l’affidamento di convenzioni con oggetto la fornitura di prodotti e servizi per la realizzazione, manutenzione e gestione di reti locali per le pubbliche amministrazioni e per gli altri soggetti pubblici legittimati.

Ai concorrenti era richiesto di presentare un’offerta su tutte le tipologie di beni e servizi elencati, indicando marche, modelli e codici identificativi dei prodotti offerti, già commercializzabili alla data di presentazione delle offerte tecniche ed economiche.

Alla procedura di gara divisa in quattro lotti avevano partecipato TIM, Fastweb e un raggruppamento di imprese temporaneo con Vodafone Italia come mandataria e Converge come mandante.

I motivi di appello di Vodafone contro TIM

Il bando aveva visto trionfare TIM, ma Vodafone aveva impugnato i provvedimenti per violazione dell’impegno, da parte di TIM, a offrire i prodotti disponibili e per l’attribuzione (a Vodafone stessa) di un punteggio inferiore a quello che avrebbe meritato.

Iniziando con il primo motivo di appello, secondo Vodafone TIM avrebbe offerto un prodotto non più in commercio, essendo intervenuta comunicazione di end of sale da parte del produttore per uno dei dispositivi di Secure email Gateway, dopo 19 giorni dalla presentazione dell’offerta.

Secondo il Consiglio di Stato, tale motivo di appello va accolto perché la violazione dell’impegno di offrire prodotti commercializzabili per l’intera durata della convenzione non veniva sanzionato con l’esclusione dalla procedura di gara, ma poteva integrare una causa di esclusione, in quanto dichiarazione fuorviante o imprecisa (sebbene la responsabilità della chiusura della commercializzazione non possa essere attribuita al fornitore, TIM).

Ciò avrebbe dovuto portare, come indicato dall’Adunanza Plenaria, a una valutazione della condotta di TIM per giudicare la sussistenza o meno di presupposti per l’esclusione dalla procedura.

Anche il secondo motivo di ricorso sull’attribuzione, a Vodafone, di un punteggio inferiore a quello meritato è stato riconosciuto fondata. Infatti, la commissione giudicatrice ha assegnato a Vodafone il punteggio per avere offerto quattro e non cinque brand per la tipologia di prodotto switch, avendo constatato la mancanza di alcuni dati relativi al brand Juniper Networks in uno dei documenti richiesti.

Tuttavia, prima di procedere all’assegnazione del punteggio, la commissione avrebbe dovuto attivare il cosiddetto “soccorso istruttorio” e richiedere chiarimenti a Vodafone. Proprio l’istituto del soccorso istruttorio avrebbe potuto risolvere le imprecisioni nell’offerta, dal momento che questa rappresentava “un manifesto errore di compilazione della documentazione” da correggere al solo fine di completamento dell’offerta, senza che ciò potesse violare la par condicio tra i concorrenti.

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La decisione del Consiglio di Stato

Accogliendo entrambi i motivi di appello di Vodafone, il Consiglio di Stato ha dunque deciso che la stazione appaltante dovrà innanzitutto valutare l’incidenza della dichiarazione di TIM in merito al prodotto non più commercializzato e, allo stesso tempo, dovrà riprendere l’esame delle offerte consentendo a Vodafone di completare la sua tabella di fornitura con i dati mancanti.

Il CdS ha anche condannato TIM (che aveva presentato un ricorso incidentale, respinto) e Consip al pagamento delle spese del doppio grado di giudizio a Vodafone, liquidate in 20.000 euro oltre accessori e spese di legge.

 

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