TIM e Open Fiber: Asati chiede il rispetto dell’accordo di riservatezza e ribadisce centralità TIM


L’Associazione Azionisti Telecom Italia, Asati, ha voluto esprimere la sua posizione e dare alcuni chiarimenti in merito ad alcune dichiarazioni emerse negli ultimi giorni riguardanti la trattativa fra TIM e Open Fiber per l’integrazione delle reti cablate.

L’Associazione presieduta dall’Ing. Franco Lombardi ha deciso di diramare un comunicato stampa oggi, 18 Novembre 2019.

Asati dichiara di assistere da diversi giorni, “con un certa apprensione”, ad alcune dichiarazioni di “autorevoli esponenti politici e manager”, che secondo l’associazione sarebbero volte a screditare la portata del progetto di costituzione di una rete unica nazionale sotto l’egida di TIM e a condizionare le negoziazioni in corso con i fondi infrastrutturali”.

Infatti, proprio entro Martedì 19 Novembre 2019, TIM avrebbe invitato i fondi infrastrutturali a presentare delle offerte non vincolanti per l’acquisto congiunto degli asset Open Fiber.

Asati

   

Inoltre, Asati ricorda come queste trattative, avviate da Gubitosi, siano tuttora coperte da impegni alla riservatezza, peraltro sottoscritti anche da Open Fiber e dai suoi principali azionisti, CDP e da ENEL”.

L’Associazione degli azionisti di TIM si riferisce in particolare a delle dichiarazioni a mezzo stampa di Franco Bassanini, presidente di Open Fiber, e di alcuni articoli di stampa de Il Messaggero.

Sulle dichiarazioni di Bassanini, che sarebbe intervenuto più volte nel corso della settimana scorsa per rimarcare la sua contrarietà al controllo dell’infrastruttura di rete da parte di TIM e avrebbe anche elaborato scenari su come strutturare una possibile combinazione tra TIM e Open Fiber, Asati ricorda che è stato firmato un accordo di riservatezza con TIM, “secondo il quale si è tenuti a mantenere il massimo riserbo sull’operazione, anche considerando che sono coinvolte Società quotate e fondi esteri.

Invece, alcuni articoli di stampa (l’associazione cita Il Messaggero) avrebbero riportato delle presunte preoccupazioni espresse da alcuni fondi infrastrutturali statunitensi in merito ai potenziali rischi Antitrust derivanti dall’integrazione verticale in caso di combinazione delle reti tra TIM e Open Fiber e alla possibile perdita dei sussidi Infratel per la copertura delle aree a fallimento di mercato.

Fibra

A questo proposito, Asati ha tenuto a precisare quanto segue:

L’integrazione verticale non rappresenta una criticità di per sé, laddove sussistono i presupposti, come nel resto d’Europa, per un intervento regolatorio volto a garantire condizioni di accesso wholesale eque e non discriminatorie, tutelando la cosiddetta equality-of-input e output, e volte a favorire la concorrenza tra gli operatori. Ricordiamo che in tutti i Paesi europei la rete è controllata dagli ex-incumbent (Telefonica in Spagna, Deutsche Telekom in Germania, Orange in Francia). Questo modello combinato con un’efficace regolamentazione ha consentito per decenni di realizzare investimenti tecnologici fondamentali per lo sviluppo del Paese, favorendo nel contempo l’entrata di nuovi soggetti nel mercato. Quest’ultimi hanno beneficiato di costi di accesso all’infrastruttura ragionevoli, senza doversi sobbarcare l’onere di realizzare ingenti investimenti, e hanno potuto disporre di maggiori risorse finanziare da dedicare allo sviluppo commerciale delle proprie attività retail.

Affidare a un unico soggetto come TIM il controllo dell’infrastruttura consente, a nostro avviso, di massimizzare sinergie industriali e ritorni sugli investimenti facendo leva su un ampio ventaglio di soluzioni (rame, fixed-wireless-access, FTTC, FTTH e 5G) di cui TIM dispone in tutto il territorio nazionale, e di offrire la migliori tecnologie nelle diverse aree del Paese grazie ad una consolidata e capillare presenza, ma anche all’esperienza delle sue persone, vero e principale asset di TIM.

Il modello wholesale only ha consentito ad OF di ottenere un maggior punteggio nelle tre gare per le concessioni Infratel, unitamente ai forti sconti offerti da OF rispetto alle basi d’asta. Va chiarito tuttavia, che questo status di operatore non verticalmente integrato non rappresentava tuttavia una discriminante o una pregiudiziale per poter partecipare alle gare Infratel e ottenere i sussidi in caso di aggiudicazione della concessione. Riteniamo quindi che con opportune interlocuzioni con le autorità regolatorie e con la Commissione Europea ci siano i presupposti legali per consentire a OF di non perdere i sussidi Infratel (circa Eu1.4mld) in caso di un cambio di controllo e di una combinazione societaria con TIM.

Detto ciò, il comunicato di Asati si conclude con l’invito, rivolto a tutte le parti coinvolte nei negoziati con Open Fiber, “ad una maggiore responsabilità e a rispettare il vincolo di riservatezza sottoscritto”.

Infine, secondo l’associazione degli azionisti queste “continue esternazioni”, su cui la Consob è chiamata a vigilare, “condizionano da tempo l’andamento del titolo TIM”, facendo crescere l’incertezza sul Gruppo, allontanando l’interesse degli investitori istituzionali, che oscurerebbero inoltre gli “importanti risultati” finora raggiunti dall’Amministrazione Gubitosi nel rilancio strategico del Gruppo e nella riduzione dell’indebitamento.

 

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