L’arresto di Lady Huawei rischia di incrinare ulteriormente i fragili rapporti tra USA e Cina


E’ stata recentemente diffusa la notizia dell’arresto di Meng Wanzhou, direttore finanziario di Huawei e figlia del fondatore Ren Zhengfei, da parte delle autorità canadesi e su richiesta degli Stati Uniti.

Sulle accuse rivolte nello specifico a Lady Huawei, come  è stata ribattezzata dalla stampa internazionale, non sono state fornite informazioni esaustive, a causa di un divieto che sarebbe stato posto proprio dagli Stati Uniti. Si ritiene che la manager possa aver cercato di svolgere affari con l’Iran nonostante l’embargo americano imposto da Trump.

Come riporta il New York Times, l’arresto di Meng Wanzhou è avvenuto la stessa sera in cui Trump e il presidente Xi Jinping hanno cenato insieme a Buenos Aires, dopo aver raggiunto una tregua di 90 giorni nella loro ormai asprissima guerra commerciale.

E’ dunque possibile che l’arresto su richiesta degli  Stati Uniti possa effettivamente incrinare i già precari rapporti, contribuendo a rinnovare un clima di tensione che rischia di impattare drammaticamente sui principali mercati finanziari.

   

Huawei mercati arresto

Sebbene alcune dichiarazioni, giunte anche da parte di un portavoce della Casa Bianca, sembrino suggerire che Trump non fosse a conoscenza dell’operazione durante la cena con il leader cinese, l’idea che la Casa Bianca volesse fare il doppio gioco è stata condivisa dai più, soprattutto in Asia.

L’ambasciata cinese si è immediatamente schierata al fianco di Huawei, diffondendo una nota in cui si sottolinea che si è proceduto all’arresto di un cittadino cinese che non ha violato alcuna legge statunitense o canadese, e ponendo l’accento sulla violazione dei diritti umani perpetrata nei confronti di Lady Huawei e sui rischi di un’effettiva estradizione negli USA.

Dalle autorità e dalla stampa cinese si fanno già sentire le prime aspre proteste: l’arresto si configurerebbe come una nuova mossa di Trump volta a indebolire il colosso cinese, che si incastra perfettamente nella guerra per la supremazia hi-tech tra le due potenze.

Nell’agenda di Trump trova infatti posto la lotta per la sicurezza nazionale e per la protezione dell’industria tech domestica, che a più riprese è stata considerata succube del mercato cinese.

E Paesi come Australia, Nuova Zelanda e Gran Bretagna stanno seguendo le orme tracciate dal Presidente USA, chiudendo le porte a Huawei e cercando soluzioni alternative, anche in vista dello sviluppo e della commercializzazione del 5G.

Il simbolo del progresso e dell’evoluzione cinese, come definita dal New York Times, continua dunque a terrorizzare Washington, che ha sempre sostenuto come, nelle tecnologie di Huawei rivolte all’industria tlc, siano presenti elevati rischi di spionaggio e trasmissione illecita dei dati a favore del governo cinese.

Mentre in Cina si spera in un’improbabile scarcerazione su cauzione, nella giornata di ieri, 6 Dicembre 2018, le borse asiatiche e mondiali hanno immediatamente accusato il colpo: anche Piazza Affari è capitolata, ma mostra un lieve miglioramento stamattina, mentre le quotazioni dei principali produttori del settore tech sono drammaticamente crollate.

Dopo aver tirato un sospiro di sollievo per la notizia della tregua commerciale, dunque, gli occhi dei mercati sono nuovamente puntati sulla guerra commerciale in corso, una tempesta che non accenna a placarsi.

 

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