Telecomunicazioni

Ericsson vs Sindacati, la guerriglia continua

Ericsson Services Italia SpA, la società controllata da Ericsson Telecomunicazioni SpA, nota in ambito ICT (Information & Communication Technology), ha recentemente annunciato la disdetta dei contratti aziendali e l’uscita della società dal contratto nazionale delle telecomunicazioni: queste le scelte intraprese dalla direzione dell’azienda, secondo quanto riportato dall’ultima nota unitaria di Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom uil.

Se il Gruppo Ericsson opera nel nostro Paese dal 1918 fornendo tecnologie e servizi ai principali operatori di telecomunicazioni e industrie, la nuova legal entity Ericsson Services Italia SpA è nata solo a fine 2017 ed è già in piena guerriglia coi sindacati. Questi ultimi reputano inaccettabili le decisioni assunte dalla società, in quanto non avrebbero tenuto in considerazione la posizione del ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, che aveva dichiarato di essere aperto al dialogo e a possibili negoziazioni:

“Nonostante l’invito del Ministro Calenda ad aprire un tavolo negoziale in tempi rapidi, la Direzione Ericsson ha proceduto alla disdetta dei contratti aziendali, ma fatto ben più grave, ha annunciato l’uscita della nuova società, dal CCNL delle Telecomunicazioni. Questa iniziativa – continua il comunicato – non solo si configura come una scelta inaccettabile nel merito, ma si evidenzia come una forzatura che vuole pregiudicare e condizionare il confronto proposto dal Ministro.”

I sindacati sono pronti ad usare tutte le armi a disposizione per convincere Ericsson a rivedere la propria politica industriale, e chiedono di usare altre soluzioni per gestire gli esuberi. Nella nota, palesano il proprio disappunto sostenendo che “La scelta di basare il rilancio di una società sul binomio ‘riduzione occupazionale e abbattimento salariale’ non è certo degno di una grande società europea ma soprattutto punta sulla svalorizzazione delle attività e il deprimento del patrimonio professionale“, e continuano, “Non ha futuro, un’azienda che basa il suo piano industriale su queste strategie. Per queste ragioni, le Organizzazioni Sindacali, preparano la mobilitazione per contrastare questo piano, con l’obiettivo di convincere Ericsson a cambiare la propria linea di politica industriale, e concentrarsi sulla modifica e implementazione dei processi e dei prodotti che rappresentano l’unica garanzia di rilancio di una Ericsson, ripiegata su sé stessa, che rischia di uscire significativamente dal mercato del nostro Paese.

La società, dal canto suo, ha voluto precisare quanto questi provvedimenti fossero necessari per adottare un nuovo regolamento aziendale, e sostenere gli obiettivi di crescita aziendale in un settore altamente competitivo come quello dei servizi per reti e apparati di telecomunicazione, sempre più colpito dal ribasso dei prezzi e dal dumping economico provocato dall’arrivo nel mercato italiano di competitors come Huawei e Zte:

“Ericsson Services Italia SpA ha notificato la propria intenzione di uscire dal contratto nazionale Tlc per adottare un nuovo regolamento aziendale. Tale decisione, anticipata alle organizzazioni sindacali durante il meeting dello scorso 28 dicembre, si rende necessaria per sostenere gli obiettivi di crescita dell’azienda di nuova costituzione e permetterle di affermarsi in un mercato competitivo quale quello dei servizi per reti e apparati di telecomunicazione. Ericsson ha già confermato la propria disponibilità ad avviare quanto prima il tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali.”

Poco convinto si era dichiarato Salvo Ugliarolo, segretario generale della Uilcom, secondo cui “Ericsson non ha un vero e proprio piano industriale di lungo periodo e sono anni che non vince una gara. Una situazione che, oltre a provocare una spaventosa emorragia di posti di lavoro, rischia di far saltare tutto il settore delle telecomunicazioni“.

I sindacati reputano intollerabile l’assenza di responsabilità sociale da parte di importanti aziende internazionali, come Ericsson appunto, su cui vorrebbero un intervento più incisivo da parte del governo per l’obiettivo comune di tutelare i diritti dei lavoratori.

 

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