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L’Autorità Americana per le Telecomunicazioni vota contro la “Net Neutrality”: un duro colpo per l’internet libero

Internet come lo conosciamo oggi, nonostante la sua evidente complessità e la forse eccessiva mole di contenuti, resta uno spazio virtuale assai democratico, in cui la rete viene fornita senza preferenze o discriminazioni.

La Federal Communications Commission (FCC) degli Stati Uniti ha però votato per modificare le regole che obbligano i provider Internet a fornire il servizio in maniera neutrale, dando l’addio al sistema chiamato Net Neutrality.

In altri termini, fino a pochi giorni fa anche in America i provider non erano legittimati ad avanzare discriminazioni nei confronti dei fruitori dei propri servizi, mantenendo una parità di trattamento universale.

Il voto negativo della FCC ha reso possibile da adesso una discriminazione della velocità, tale che i fornitori possano decidere di aumentarla o rallentarla per ogni tipo di file o informazione presente su internet, esclusivamente secondo la loro discrezione.

L’impatto di una decisione del genere ha turbato tanto gli utenti, scesi in piazza in queste ore, quanto i principali servizi che si affidano totalmente alla rete. Basta pensare ai siti che offrono contenuti multimediali in streaming, da Youtube a Netflix, o i social media come Facebook, Twitter o Instagram, per comprendere come una scelta del genere possa finire per compromettere lo sviluppo e la popolarità di molte idee, anche parecchio innovative, che solo attraverso un sistema meritocratico possono sperare di sopravvivere in una giungla concorrenziale come quella costituita dal web.

La decisione americana non potrà influire sulla politica adottata dall’Europa, che ha sempre dimostrato il suo interesse per il mantenimento di una situazione democratica e neutrale attraverso le proprie regole comunitarie. Tuttavia, lungi dal destare inutili allarmi, le ripercussioni in un mercato globale possono essere molteplici.

La logica dietro l’abolizione della net neutrality mira a rafforzare il potere dei provider che, con maggiori possibilità di guadagno, potrebbero investire nella fibra su scala mondiale o sviluppare sempre nuove soluzioni.

I contrari all’abolizione invece chiamano in causa tutte le piccole realtà che, per mancanza di capitali, potrebbero trovare la strada sbarrata dai grandi colossi che popolano il mercato, e che difficilmente verranno sfiorati da questo tornado, dato il loro potere contrattuale.

 

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