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Rimodulazioni tariffarie, divieto nei primi 6 mesi non è la strada giusta. Altre soluzioni?

Nella telefonia un importante fenomeno che impatta spesso i clienti è quello delle rimodulazioni tariffarie, che portano solitamente alla modifica del costo mensile e dei contenuti dell’offerta precedentemente sottoscritti, nonostante questa fosse teoricamente valida a tempo indeterminato.

La tendenza degli ultimi mesi sembra però andare verso una regolamentazione che vieta le rimodulazioni durante i primi 6 mesi.

Infatti, da alcuni mesi è capitato che alcuni operatori italiani di telefonia, a seguito dell’avvio di procedimenti sanzionatori riguardanti delle violazioni del Codice delle comunicazioni elettroniche sulle modifiche unilaterali di contratto delle offerte (articolo 70), sia in termini informativi che nelle modalità adottate, hanno dovuto assumere degli impegni con le Autorità (come l’AGCOM) per migliorare la situazione.

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In particolare, oltre ad essersi impegnati a migliorare la trasparenza delle informative rivolte ai clienti in caso di modifiche contrattuali, alcuni operatori si sono anche ufficialmente impegnati a non includere nelle future manovre di rimodulazione tutti quei clienti che hanno sottoscritto un’offerta nei 6 mesi precedenti all’attuazione della modifica.

In questo modo si avrebbe dunque la garanzia da parte degli operatori coinvolti che in caso di sottoscrizione di un’offerta, questa sarebbe esente dalle rimodulazioni almeno per i primi 6 mesi.

La linea di vietare le rimodulazioni durante i primi 6 mesi dalla sottoscrizione del contratto era stata anche inclusa lo scorso anno in una proposta di legge, che era stata poi oggetto di un’audizione dei principali operatori al Senato.

Tuttavia, secondo MondoMobileWeb regolamentare il mercato della telefonia con un blocco delle rimodulazioni per ogni offerta soltanto nei primi 6 mesi non è la direzione giusta, pur essendo comunque un buon primo passo per mettere maggiormente le cose in chiaro fra il cliente l’operatore di telefonia, sempre in regime di libero mercato.

Infatti, permettere agli operatori di modificare un’offerta dopo soli 6 mesi darebbe comunque al consumatore un lasso di tempo ancora troppo breve per sfruttare l’offerta alle condizioni sottoscritte.

Sarebbe dunque meglio puntare a far mantenere un’offerta senza variazioni da parte dell’operatore per almeno 12 o 24 mesi, che sono solitamente le durate contrattuali minime previste quando il cliente sottoscrive un’offerta e che si impegna a rispettare, salvo recesso.

Far coincidere i mesi entro i quali l’operatore non può applicare una rimodulazione dell’offerta e la durata minima del contratto stesso permetterebbe così di mettere sullo stesso piano cliente e operatore, che una volta sottoscritto il contratto dovrebbero dunque rispettarlo da entrambe le parti, anche chi come l’operatore ha un maggiore potere contrattuale.

MondoMobileWeb intende comunque coinvolgere i suoi lettori, che come sempre possono esprimere la loro opinione nella sezione dei commenti, in particolare su cosa ne pensano di un possibile divieto nei 12 o 24 mesi o magari proporre delle soluzioni alternative.

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La tendenza degli ultimi anni è stata invece quella che ha visto spesso proporre un’offerta con un prezzo fortemente scontato per poi effettuare una rimodulazione di massa coinvolgendo chiunque avesse attivato la stessa tipologia di offerta, anche solo a pochissimi mesi di distanza dalla sottoscrizione (in alcuni casi è capitato anche nel mese successivo alla sottoscrizione).

Così facendo si sono spesso create situazioni poco piacevoli dal punto di vista dei consumatori, dato che un contratto firmato solo poche settimane prima ad una condizione vantaggiosa è stato poi subito modificato perdendo i benefici che si pensava di aver ottenuto sottoscrivendo l’offerta.

C’è da dire però che in passato ci sono stati anche operatori che hanno proposto delle offerte con un determinato prezzo mensile valido per un certo numero di mesi, al termine dei quali il prezzo sarebbe cambiato, aumentando.

In questo caso però il cliente era già consapevole in fase di sottoscrizione dell’offerta che il prezzo sarebbe stato in promozione solo per un determinato periodo di tempo, mentre successivamente si avrebbe avuto un prezzo maggiorato o comunque delle condizioni differenti.

Con questo tipo di soluzione si ottengono forse delle offerte meno vantaggiose nel lungo termine, ma con una maggiore trasparenza nei confronti del cliente, oltre che probabilmente una maggiore sostenibilità per gli operatori stessi, che in questi anni si sono invece affrontati nella cosiddetta “guerra dei prezzi” (portando poi a delle periodiche rimodulazioni).

Altri operatori preferiscono invece inserire il claim “per sempre” per le loro offerte, facendo intendere che la stessa offerta rimarrà invariata a tempo indeterminato e al riparo da eventuali rimodulazioni.

Anche in questo caso però ci sono stati casi di violazione di questa sorta di “patto” fra il cliente e l’operatore, che hanno portato in alcuni casi gli stessi operatori che non hanno rispettato quanto comunicato precedentemente ad impegnarsi con le Autorità competenti a non utilizzare più le parole “per sempre” associate alle offerte tariffarie.

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Questo poiché tutti gli operatori, aldilà delle eventuali comunicazioni pubblicitarie che promettono il “per sempre”, possono sempre applicare una modifica unilaterale delle condizioni contrattuali ai sensi dell’articolo 70, comma 4, del Codice delle Comunicazioni elettroniche, purché ci sia comunque un preavviso di almeno 1 mese con un’adeguata informativa.

Solo se l’operatore si impegna per conto suo, con una esplicita indicazione nel contratto, a non modificare le offerte che ritiene debbano essere valide “per sempre” dovrà tenere fede a questa promessa, ma in linea di massima ogni operatore può sfruttare l’articolo 70 del Codice per applicare una rimodulazione.

Si ricorda comunque che le modifiche unilaterali di contratto non sono una peculiarità soltanto del settore della telefonia, ma spesso vengono messe in atto delle rimodulazioni ad esempio anche nel settore bancario, postale o nel settore dell’energia o di altri tipi di servizi.

Si segnala comunque che, nel mondo della telefonia, probabilmente a causa del Coronavirus e delle relative misure di solidarietà digitale per facilitare l’accesso ai servizi online dei cittadini, negli ultimi mesi le modifiche unilaterali di contratto si sono ridotte di molto

Non è escluso che alcune modifiche fossero previste nei mesi scorsi ma per i motivi di cui sopra non sono state messe in atto: solo adesso infatti, in alcuni casi, si sta assistendo a qualche nuova manovra di rimodulazione, sperando comunque che nel tempo possano ridursi o almeno avvenire dopo un periodo congruo dalla sottoscrizione del contratto.

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