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Rete unica TIM e Open Fiber: secondo uno studio di Dècina la fusione è lo scenario più sostenibile

Mentre continuano le trattative tra TIM e Open Fiber sulla fusione della rete, che i due CdA non hanno ancora commentato con dettagli rilevanti, si continua a discutere su quale possa essere l’impostazione migliore per la sostenibilità delle aziende e per i consumatori. Uno studio indipendente del Professore Maurizio Matteo Dècina fornisce qualche interessante spunto di riflessione.

Maurizio Matteo Dècina è attualmente docente all’Università di Tor Vergata di Roma, per la disciplina Economia dell’ICT.

Il paper scientifico da lui pubblicato si intitola “Sviluppo della rete di accesso in fibra tra scenari di duopolio e scenari di fusione della rete. Quali impatti sul PIL e quali tariffe sostenibili per la crescita del Paese?”

Lo scopo è chiaro: Maurizio Matteo Dècina fornisce un suo compendio di come vede i rapporti tra le due reti di accesso di TIM e Open Fiber. Per farlo, vengono presentati dei modelli di calcolo che valutano gli scenari di duopolio, fusione o coinvestimento a seconda dei flussi di cassa complessivi che genererebbero.

Tim

Attualmente, ricorda il docente, TIM soffre un rapporto debito-fatturato “problematico per effetto delle gestioni passate (1999-2005)”, con 34 miliardi di debiti lordi. A ciò si somma un andamento decrescente del fatturato per l’intera industria.

Dal canto suo, invece, Open Fiber starebbe sottostimando i costi di cablatura e manterrebbe ancora una bassa penetrazione della clientela attiva, pari a circa il 15% sulle unità cablate.

Lo scenario del duopolio è quello attualmente ravvisabile: dal punto di vista dei costi totali si tratta di una situazione altamente negativa, perché si rileva che nel 50% dei casi si presentano delle inutili duplicazioni, ovvero la stessa unità abitativa viene cablata da due reti distinte e separate. L’aspetto positivo è caratterizzato dalla concorrenza delle soluzioni FTTH e FTTC.

Lo scenario della fusione prevede invece che le due reti si fondano, con benefici in termini di risparmi sulla gestione e sugli investimenti, e conseguenti minori tariffe per i consumatori.

Lo scenario del coinvestimento, per finire, prevede una totale distinzione e autonomia delle due società, in ogni aspetto. Tuttavia, un piano condiviso di cablaggio permette di risparmiare ottenendo sinergie sugli investimenti e riducendo così nel complesso la duplicazione degli stessi.

Di seguito, il parere di Maurizio Matteo Dècina sullo scenario preferibile:

“Il modello di calcolo indica che in caso di fusione, tra risparmio di investimenti e costi di manutenzione, i benefici complessivi al livello di sistema Paese (includendo anche il rendimento dei savings reinvestiti nei servizi) ammonterebbero a circa 6 miliardi in un orizzonte ventennale”.

Inoltre, secondo lo studio, nell’attuale configurazione di mercato caratterizzata dal duopolio, le tariffe di accesso basse portano a flussi di cassa insostenibili. Per questa ragione, il duopolio rischierebbe di provocare in futuro degli aumenti delle tariffe.

Incentrando quindi l’analisi sullo scenario della fusione, secondo Maurizio Matteo Dècina, si palesano due diverse opzioni. Le aziende potranno infatti scegliere di scorporare la rete TIM e fonderla con gli asset di Open Fiber, oppure TIM potrebbe decidere di acquistare gli asset di Open Fiber nelle zone non a fallimento di mercato.

Nel primo caso, l’opzione è considerata economicamente più efficiente, ma presuppone una lenta realizzazione tecnica e l’attribuzione di una notevole quantità di debiti sulla rete.

La seconda opzione invece prevederebbe benefici immediati per entrambe le società: nel caso di valutazioni superiori ai 2 miliardi, infatti, Open Fiber riuscirebbe a realizzare delle plusvalenze, restando attiva nelle zone a fallimento di mercato. Il problema, in questo caso, potrebbe essere rappresentato da eventuali vincoli regolatori europei e dall’assenza di un modello wholesale only, con conseguente perdita di efficienza economica.

La soluzione migliore per Dècina è proprio quello di realizzare la fusione tramite l’incorporazione degli asset di Open Fiber nelle zone non a fallimento, per poi pianificare uno scorporo per il raggiungimento del modello wholesale only a controllo statale.

Un’ultima raccomandazione di Maurizio Matteo Dècina è quella di elaborare un piano industriale dettagliato per contenere i possibili esuberi del futuro, che sarebbero vincolati alla situazione finanziaria di Telecom e dunque indipendenti dall’eventuale scorporo.

L’analisi relativa alla fusione si ferma qui, ma il paper presenta ulteriori raccomandazioni a livello di settore, per superare il ritardo dell’Italia, che è stata posizionata al quartultimo posto nella classifica dello sviluppo digitale dal DESI Index 2018.

Si suggerisce dunque un piano di migrazione da rame a fibra che possa mantenere alcune soluzioni in vectoring, contestualmente a un miglioramento del sistema del catasto delle reti per evitare duplicazioni e inefficienze. In tal senso, si ricorda che 85 operatori sui 125 contattati hanno fornito i dati circa le loro infrastrutture. Per il futuro, potrebbero anche venire inseriti i dati delle pubbliche amministrazioni locali e dei piccoli operatori infrastrutturali.

Per il futuro, quindi, un possibile assetto del settore delle telecomunicazione potrebbe vedere protagonista la rete di accesso unica a controllo pubblico, con uno sviluppo di piani misti FTTH FTTC e dei piani di incentivo per l’azionariato diffuso e per la rappresentanza negli organi direzionali, come avviene anche in altri paesi Europei.

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