Vittorio Colao, dieci anni di traversata in Vodafone alla volta di “un nuovo capitolo”


“È stata una decisione difficile ma giusta, Vodafone sta entrando in un nuovo capitolo della sua storia”. Queste le parole con il quale Vittorio Colao ha annunciato le proprie dimissioni dall’incarico di Chief Executive Officer di Vodafone Group, la società in seconda posizione nel ranking mondiale degli operatori telefonici per numero di clienti.

Vittorio Colao, CEO Vodafone Group

Colao, che da giovane aveva ricoperto l’incarico di officer, di ufficiale, ma dell’Arma dei Carabinieri, ha guidato dal 2008 il timone di un colosso industriale che oggi conta 46 miliardi di euro di fatturato, opera in 26 Paesi del mondo e collabora in partnership con altrettanti 46.

 

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Quando un decennio fa il bresciano fu nominato a capo delle strategie dell’operatore rosso la banda larga era la nuova frontiera della telefonia. Il nome di Colao però circolava nel quartier generale di Newbury già nel 2003 dopo l’abbandono dell’incarico da parte di Christopher Gent, il vero autore della trasformazione che portò Vodafone a diventare da semplice operatore della telefonia britannica a player globale. L’allora 42enne fu protagonista in quegli anni di un salto di carriera internazionale.

Dopo aver dotato di grandi numeri Omnitel Pronto Italia come direttore operativo prima e come amministratore delegato poi, occupandosi anche della sua conversione in Vodafone Italia (operazione che gli varrà l’appellativo de “l’internazionale”), VIttorio Colao divenne CEO del gruppo Vodafone per l’Europa Meridionale, il Medio Oriente e l’Africa.

 

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Alla mancata nomina al vertice del gruppo internazionale in favore del collega Arun Sarin, seguì l’accettazione dell’incarico come amministratore delegato di RCS MediaGroup, un’esperienza che terminò dopo due anni a causa dei dissidi interni, a cui si aggiunsero i contrasti circa l’acquisizione del gruppo editoriale spagnolo “Recoletos”, un’esperienza considerata dal bresciano costosa, sebbene strategica, che ha peso tuttora sul debito dell’azienda di Rizzoli.

Vittorio Colao con Papa Francesco I

Il 2006 fu però l’anno del ritorno in Vodafone da CEO per l’Europa. Nel 2008 Colao subentrò a Sarin come CEO del gruppo, occupando la poltrona di guida della società più a lungo di quanto l’abbiano fatto i suoi predecessori. Nel giorno in cui ha rassegnato le proprie dimmissioni, Gerard Kleisterlee, presidente di Vodafone, lo ha definito come “un leader esemplare e un visionario strategico che ha sorvegliato la trasformazione di Vodafone in una precorritrice della convergenza nelle telecomunicazioni pronta per la generazione Gigabit del futuro”.

Gli aggettivi, senza trascurare lo pseudonimo di “internazionale”. calzano con i tiri messi a segno dal 56enne. A lui vanno resi i meriti, per fare un esempio, della vantaggiosa cessione nel 2013 della quota in Verizon Communications, concludendo un affare di 130 miliardi di dollari (110 miliardi di euro circa). Il visionario ha adesso intuito che è il momento di lasciare il timone del veliero delle traversate transoceaniche ad altri, in particolare a Nick Read, attuale Chief Financial Officer.

Nick Read, attuale Chief Financial Officer di Vodafone

Fino al giorno in cui ciò accadrà, il 1° ottobre 2018, sarà curioso capire cosa riserverà il futuro di VIttorio Colao. Negli ultimi giorni è stata riesumata la più volte pronosticata possibilità di vedere “l’internazionale” ricoprire un ruolo in Tim. A questa in passato si erano aggiunte ipotesi di tipo politico (vedi le ipotesi circa la nomina come Ministro dello Sviluppo Economico nel governo Renzi).

CIò che è certo è che per Vodafone si tratterà di un nuovo capitolo, con l’acquisizione delle attività di Liberty Global in Germania, Repubblica Ceca, Ungheria e Romania, e la fusione Vodafone India – Idea Cellular che porterà alla creazione del maggiore operatore indiano con il 41% delle quote di mercato.

 

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