Antonello Soro, Presidente del Garante per la protezione dei dati personali, ci mette in guardia sulla pericolosità della nuova tecnologia


Antonello Soro, Presidente del Garante per la protezione dei dati personali, parla dei pro e dei contro del nostro futuro, in cui tutto sarà connesso e automatizzato.

L’Internet of Things (IOT) sta sempre più rivoluzionando il nostro modo di vivere con nuove soluzioni e servizi che facilitano la quotidianità e ottimizzano i tempi di produzione. Infatti, come afferma Soro, “presto ogni oggetto, persino il nostro abbigliamento, sarà connesso […] Ogni cosa, dunque, sarà “smart”: non solo i telefoni ma anche auto, case, città[..]; vivremo, dunque, in un pianeta intelligente”.

Secondo il Presidente, non bisogna comunque sottovalutare i rischi che queste nuove tecnologie comporteranno, e , di conseguenza, imprese e professionisti dovranno adottare strategie aziendali che garantiscano un livello di tutela dei dati personali adeguato al rischio connesso al trattamento degli stessi.

   

Attenzione anche alle smart city che diventeranno delle vere e proprie fonti di dati e informazioni:

“Le nostre città stanno divenendo fonti sempre più rilevanti di dati, anche personali, laddove forniscano informazioni su come un soggetto vive lo spazio cittadino. All’incremento dei dati che le smart city producono (funzionale alla loro innovazione e migliore fruibilità) deve, tuttavia, corrispondere una parallela crescita di consapevolezza in ordine alla necessità di proteggere il flusso informativo così generato, per fini tanto di sicurezza cibernetica quanto di tutela della privacy dei cittadini.”

Per finire, il Presidente del Garante per la protezione dei dati personali, evidenzia il fatto che sottostimiamo la pericolosità di oggetti connessi al web che utilizziamo quotidianamente in quanto:

“[…] essi rappresentino il canale di accesso elettivo per attacchi informatici e hacker capaci di sfruttarne le vulnerabilità. Inoltre, di questi dispositivi sottovalutiamo la capacità di rivelare, mediante l’uso secondario dei dati raccolti, stili di vita, capacità economica, persino patologie o dipendenze. E’ dunque quantomai necessario un utilizzo consapevole e attento di strumenti, quali questi, tanto utili quanto rischiosi”.

 

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