Dalla prima alla quinta generazione: l’evoluzione delle reti mobili dagli Anni 80 a oggi


Al giorno d’oggi viene naturale parlare di 4G o di 5G, tecnologie avanzate in ambito tlc, come se ci fossero da sempre state nella nostra quotidianità. Ma come siamo giunti alle reti di “quinta generazione”? In questo articolo, vogliamo ripercorrere le tappe che hanno segnato la storia dell’evoluzione tecnologica della rete mobile, a partire dal primo step: le reti 1G.

Anni ’80: i sistemi di prima generazione trasmettono in modalità analogica e sono capaci di gestire solo il traffico voce. Al di là della poca offerta sul mercato dei telefoni cellulari (dispositivi voluminosi, dall’estetica grossolana in confronto agli standard di oggi, e dal peso certamente non indifferente), la qualità delle comunicazioni non è delle migliori: segnale scadente, interruzioni frequenti, e bassa qualità audio.

Ma la comunicazione mobile è, si sa, in continua evoluzione, tanto che nel corso di pochi decenni si sono avvicendate varie generazioni di dispositivi e reti compatibili con i nuovi standard di telecomunicazione. Siamo nei primi anni ’90 quando nascono le reti di seconda generazione,  il cui intento è di migliorare la qualità di trasmissione e la copertura del segnale, e di superare i limiti delle reti 1G. Sono i tempi del 2G e del nuovo standard GSM (Global System for Mobile communications), in cui si assiste al passaggio dall’analogico al digitale e all’introduzione dei primi servizi di trasmissione dati, come gli SMS (brevi messaggi di testo, o Short Message Service), i messaggi multimediali (MMS – Multimedia Message Service) e il WAP (Wireless Application Protocol, che consente l’accesso a appositi contenuti Internet da telefonino).

L’evoluzione successiva allo standard GSM è il 2.5G, una sorta di via di mezzo fra la seconda (GSM) e la terza generazione (UMTS). In questa fase si assiste all’introduzione del  GPRS (General Packet Radio Service), e della tecnologia EDGE (Enhanced Data rates for Global Evolution) che permettono un incremento della velocità di connessione sulla base di un nuovo sistema di trasmissione dati a commutazione di pacchetto. Si comincia a navigare sul web e si inviano le email.

Primi anni 2000: arriva il 3G e lo standard UMTS (Universal Mobile Telecommunications System), con cui il trasferimento dati è decisamente più celere ed efficiente: le elevate prestazioni dell’UMTS, sono rese possibili grazie all’adozione di protocolli di trasmissione HSPA (High Speed Packet Access) i quali favoriscono l’ampliamento e la maggiore qualità dei servizi multimediali fruibili da rete mobile (come le videochiamate più fluide e stabili) ed appaiono le prime App.

   

Oggi: la sigla 4G identifica la quarta, ed attuale, generazione dei servizi di telefonia mobile. La tecnologia LTE (Long Term Evolution), e la sua evoluzione LTE Advanced (LTE-A), vengono sviluppate per migliorare le prestazioni e la velocità di connessione delle reti cellulari 4G, giungendo ad una velocità paragonabile a quella delle connessioni domestiche. Grazie ad una copertura rete sempre maggiore e all’aumento di dispositivi in grado di supportarla, sempre più smartphone e tablet possono navigare e accedere a cloud, servizi di streaming e video conferenza in alta definizione senza – o comunque con pochi – rallentamenti o interruzioni, grazie ad una connessione efficiente e alla riduzione dei tempi di latenza. La versione evoluta ed accelerata del 4G è il 4.5G, o 4G+, supportato da quei device che rientrano dalla categoria 6 in su.

Next step: già in fase avanzata di sperimentazione e sviluppo, il 5G rappresenta la svolta; un’infrastruttura tecnologica in grado di: incrementare ulteriormente la velocità di trasmissione dati delle attuali reti con tempi di latenza ancora più brevi; fornire nuovi e migliori servizi per la comunicazione; di garantire un’esperienza di gaming e di realtà aumentata di alti livelli; infine, permettere lo sviluppo del tanto discusso “Internet delle Cose” (IoT, Internet of Things), un sistema in cui sempre più device, dispositivi indossabili e i più svariati oggetti comuni dotati di un’identità elettronica, potranno dialogare in rete tra loro ed essere controllabili a distanza.

 

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