Asta 5G: Iliad, FastWeb e Wind Tre chiedono imparzialità nella suddivisione delle frequenze


Mentre gli operatori del mercato italiano continuano le sperimentazioni 5G nelle città principali del Paese, si inizia già a pensare all’asta per le frequenze 5G, che, scrive Aldo Fontanarosa nel quotidiano La Repubblica del 24 Febbraio 2018, si svolgerà soltando dopo le elezioni politiche della nuova Camera dei Deputati e del Senato, fissate in data 4 Marzo 2018.

Le società che si contenderanno le frequenze hanno già iniziato a prendere posizione, prima della tanto attesa battaglia a suon di rilanci e proposte milionarie, soprattutto per via dell’imminente ingresso nel mercato del nuovo operatore.

Tra le poche informazioni di dominio pubblico, spicca al momento un’insistente richiesta da parte di Iliad, Wind Tre e Fastweb all’AGCOM, che sarà chiaramente l’organo incaricato di dettare le regole alla base di una tanto importante contesa.

I tre operatori chiedono all’Autorità semplicemente una suddivisione imparziale delle frequenze, al fine di competere ad armi pari per aggiudicarsi delle prospettive future senza dubbio interessanti per lo sviluppo del 5G.

   

Il timore alla base di questa richiesta nasce verosimilmente dal fatto che l’asta possa essere vinta da due soli operatori nel mercato, e nello specifico ci si riferisce a TIM e Vodafone, che potrebbero aggiudicarsi l’intero lotto di 200 Megahertz, suddivisi in parti eguali.

La banda di frequenza in questione risponde ai codici 36 e 38, che sono chiaramente i più desiderati al momento, per la possibilità di un’agevole transizione verso le reti 5G.

Grafico che mostra una stima dei possibili sviluppi del mercato 5G nel prossimo decennio. Secondo Ericsson già nel 2025 gli operatori italiani potranno ottenere un aumento dei ricavi pari a oltre il 45%.

 

In una lettera inviata sia all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni che al Ministero dello Sviluppo Economico, Wind Tre ha chiesto che i 200 Megahertz disponibili vengano venduti in pacchetti di dimensione ridotta, nello specifico un massimo di 20 Megahertz ciascuno, e che per la banda in questione ogni singolo operatore non possa aggiudicarsi più di 60 Megahertz. Facendo ciò, sarebbe matematicamente possibile per tutti gli operatori accaparrarsi almeno un pacchetto e competere nel futuro mercato del 5G in piena concorrenza.

L’AGCOM si riunirà in data 26 Febbraio 2018 per discutere su vari aspetti dell’asta, tra i quali l’avvio di una consultazione pubblica ad hoc per valutare le procedure più opportune di assegnazione delle bande di frequenza. Entro il 30 aprile l’Autorità dovrà esprimersi, e il MISE metterà al bando entro il 30 Settembre i diritti d’uso delle frequenze. Si ritiene che nelle casse dello stato affluiranno circa 2.5 miliardi di euro, ma la regolamentazione complessiva non sarà semplice, per via delle richieste di proroga avanzate dagli operatori per le frequenze 3.4- 3.6 Ghz dell’asta Wimax del 2007.

 






 

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