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TIM, nuova strategia sulle torri: totale uscita da INWIT realizzabile in circa 10 anni

A seguito degli accordi annunciati con Fastweb + Vodafone e al recesso esercitato dall’accordo di MSA con INWIT, nei giorni scorsi TIM ha presentato la sua nuova strategia sulle torri di telefonia mobile, illustrando come verrà gestita la transizione dall’uscita da INWIT, che si prevede possa essere realizzata in 10 anni.

Nello specifico, la nuova strategia di TIM per le torri della rete mobile è stata illustrata nel corso della Conference Call del Gruppo TIM, relativamente ai risultati del primo trimestre 2026, che si è svolta il 7 Maggio 2026 dalle ore 14:30, durante la presentazione (ecco il documento completo con le slide) condotta dall’Amministratore Delegato Pietro Labriola.

A detta di Labriola la nuova strategia sarà una leva chiave per ottimizzare la base dei costi infrastrutturali di TIM. Innanzitutto, l’AD di TIM ha voluto riassumere quanto successo negli ultimi mesi.

Gli accordi con Fastweb + Vodafone e la disdetta dall’MSA con INWIT

In primis, lo scorso 7 Gennaio 2026, Fastweb + Vodafone e TIM hanno annunciato un accordo preliminare per avviare una cooperazione finalizzata allo sviluppo delle reti di accesso mobile in Italia attraverso un modello di Radio Access Network (RAN) sharing in circa 15500 siti esistenti.

L’intesa, che rappresenta una fase propedeutica alla definizione di un contratto definitivo atteso entro il secondo trimestre 2026, ha come obiettivo principale quello di accelerare l’espansione del 5G sul territorio italiano nelle aree a bassa densità abitativa, in particolare nei comuni con meno di 35mila abitanti, favorendo un utilizzo più efficiente delle infrastrutture di rete esistenti.

Il modello di RAN sharing prevede che ciascun operatore possa utilizzare, nelle aree interessate, l’infrastruttura di accesso radio mobile dell’altro, evitando duplicazioni infrastrutturali. Questo modello non incide sull’autonomia commerciale e sull’indipendenza tecnologica dei singoli operatoriOgni società continuerà quindi a gestire in modo autonomo le proprie offerte, i servizi e le strategie di mercato.

Secondo quanto comunicato dalle parti, il progetto è subordinato alle autorizzazioni del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) e dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM).

Successivamente, il 19 Marzo 2026TIM e Fastweb + Vodafone hanno annunciato di aver firmato un accordo non vincolante per la costruzione e gestione di nuove torri (infrastrutture passive) per la telefonia mobile in Italia, con la prospettiva di realizzare fino a 6000 nuovi siti, anche per lo sviluppo del 5G, tramite la costituzione di una Joint Venture partecipata pariteticamente dai due operatori, valutando poi in una fase successiva l’ingresso di investitori terzi nella compagine societaria al fine di ottimizzarne la struttura finanziaria.

Inoltre, secondo quanto comunicato, questa infrastruttura verrebbe resa disponibile anche ad operatori terzi di telecomunicazioni sulla base di un modello di accesso aperto. Inoltre, Fastweb + Vodafone e TIM opererebbero come anchor tenant della nuova infrastruttura, sottoscrivendo accordi di lungo periodo per l’utilizzo delle torri a condizioni di mercato.

Anche questo secondo progetto annunciato da Fastweb + Vodafone e TIM è comunque subordinato alle necessarie autorizzazioni da parte delle Autorità competenti.

Infine, nonostante le lamentele di INWIT, il 29 Marzo 2026 il CdA di TIM ha deliberato di inviare a INWIT la disdetta dall’accordo MSA (Master Service Agreement) in essere tra le parti, con efficacia alla scadenza contrattuale di Agosto 2030, a seguito della clausola sul cambio di controllo esercitata nel 2022.

TIM ha comunque precisato che, a seguito della disdetta dall’MSA con INWIT inviata anche da Fastweb + Vodafone, nell’ipotesi in cui venisse accertato, in sede giudiziale ovvero per accordo tra le parti, che il cambio di controllo intervenuto nel Dicembre 2020 abbia determinato l’applicabilità della relativa clausola contrattuale, la comunicazione di TIM dovrà intendersi anche quale disdetta con efficacia rispetto al termine originario del 31 Marzo 2028.

A seguito della notifica di recesso, TIM ha annunciato che avvierà le trattative per concordare con INWIT un piano di migrazione pluriennale che assicuri la continuità operativa dopo la scadenza del contratto nel rispetto dei reciproci obblighi contrattuali sanciti dall’MSA.

Il Gruppo TIM si è comunque detto disponibile a valutare con INWIT una revisione complessiva delle condizioni economiche e di servizio dell’accordo nell’interesse di tutti gli stakeholder e nell’ottica di proseguire nello sviluppo degli investimenti infrastrutturali strategici del Paese.

INWIT ha tuttavia risposto alla disdetta inviata da TIM, affermando che si tratterebbe di un atto inefficace, rimanendo comunque aperta a valutare correttivi al contratto.

Presentata la nuova strategia di TIM sulle torri di telefonia mobile

In risposta alla richiesta di chiarimenti da parte della CONSOB, TIM ha presentato in una slide la sua nuova strategia sulle torri di telefonia mobile, anche per via del recesso dall’MSA con INWIT annunciato nei mesi scorsi, spiegando come sarà gestito.

L’AD di TIM Pietro Labriola ha infatti illustrato come potrebbe essere eseguita questa nuova strategia e il cammino verso la potenziale uscita da INWIT.

L’approccio di TIM sulle torri per via dell’uscita da INWIT, secondo quanto illustrato dall’AD, sarà strutturato attorno a tre pilastri complementari.

Il primo è quello di sfruttare le torri esistenti di terze parti: a questo proposito, viene sottolineato che attualmente il mercato delle torri in Italia, escludendo INWIT, offre circa 30mila torri, e di queste TIM prevede di utilizzarne circa 8500, meno del 30% del totale delle torri disponibili. Secondo Labriola, questo fornirà a TIM una “significativa flessibilità”, evitando la necessità di un impiego incrementale di capitale.

Il secondo pilastro della strategia di TIM che abilita la potenziale uscita da INWIT è rappresentato dalle nuove torri realizzate da terzi, e a questo proposito nel mercato secondo l’operatore ci sarebbe l’interesse di costruirne circa 6mila nuove torri, con rollout fattibile di circa 500mila nuove torri all’anno condivise tra due o tre player.

Labriola sottolinea che circa l’80% delle torri esistenti di INWIT ospitano già sia TIM che Fastweb + Vodafone, rendendo i circa 6mila nuovi siti “altamente attrattivi” per le Tower Company, dato che avrebbero già due “inquilini”.

Infine, il terzo pilastro della strategia di TIM è costituito dalle nuove torri che saranno costruite tramite la nuova Joint Venture con Fastweb + Vodafone, con circa 6mila nuove torri aggiuntive nei prossimi 12 anni, con una “piena flessibilità” nell’incrementare o ridurre il ritmo di rollout in base alle condizioni di mercato.

Secondo quanto illustrato dall’operatore, a supporto di questi tre pilastri ci sono una serie di fattori abilitanti strutturali.

A livello geografico, TIM sottolinea che una larga parte delle sue torri (12mila su 20mila siti totali) sono localizzate in piccole città (con meno di 35mila abitanti), il che semplificherebbe l’acquisizione di siti e lo sviluppo. In aggiunta, l’accordo di RAN Sharing riduce la complessità della migrazione.

A livello regolatorio, TIM cita il recente incremento dei limiti elettromagnetici in Italia, da 6 V/m a 15 V/m, che ha creato una capacità addizionale, nonostante sia ancora al di sotto dei limiti adottati nel resto dell’Europa.

Infine, da un punto di vista prontezza operativa, TIM prevede di internalizzare entro il 2029 alcune attività, come progettazione, permessi e attività di documentazione, e di sfruttare l’AI per accelerare la pianificazione della rete e l’implementazione.

Come sottolineato da Pietro Labriola, mettendo insieme tutti questi fattori, TIM ritiene di poter realizzare un percorso di uscita totale da INWIT in circa 10 anni, mantenendo comunque una continuità operativa e migliorando l’efficienza a lungo termine.

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