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TIM, intesa ritorno fatturazione mensile: respinta istanza cautelare contro multa Antitrust

Il TAR del Lazio ha respinto la richiesta di sospensione cautelare avanzata da TIM contro il provvedimento con cui l’Antitrust, sulla base di una sentenza del Consiglio di Stato, ha rideterminato al ribasso la sanzione per il caso dell’intesa anticoncorrenziale nel ritorno dalla fatturazione a 28 giorni a quella mensile.

La sentenza del TAR del Lazio riguardante il procedimento I820, in particolare l’ultimo provvedimento di rideterminazione della sanzione che era stata comminata, è stata pubblicata ieri, 9 Novembre 2023, dopo che nelle settimane scorse TIM aveva presentato ricorso cautelare per sospenderne l’efficacia.

Come già raccontato da MondoMobileWeb, lo scorso 25 Luglio 2023, sono state pubblicate le sentenze del Consiglio di Stato nei confronti di TIM, Vodafone, WINDTRE e Fastweb, riguardante il caso del provvedimento I820 dell’Antitrust che aveva determinato le sanzioni nei confronti di questi operatori.

Il Consiglio di Stato, in particolare, si è espresso in merito ai ricorsi presentati dall’AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, l’Antitrust), con cui l’Autorità ha chiesto di annullare i provvedimenti del TAR del Lazio pubblicati a Luglio 2021 che avevano disposto l’annullamento dei provvedimenti dell’Antitrust impugnati dagli operatori e delle relative sanzioni.

Sostanzialmente, con le sentenze del 25 Luglio 2023 il Consiglio di Stato ha annullato le sentenze del TAR del Lazio che avevano cancellato le sanzioni da oltre 200 milioni di euro complessivi comminate dall’Antitrust a TIM, Vodafone, WINDTRE e Fastweb, confermando così la validità delle multe per il caso dell’intesa anticoncorrenziale nel ritorno dalla fatturazione a 28 giorni a quella mensile.

Tuttavia, il CdS ha stabilito anche che l’Antitrust avrebbe dovuto rideterminare la quantificazione della sanzione prevista per ognuno degli operatori coinvolti, tenendo conto di una minore durata dell’intesa e delle connesse implicazioni in termini di intensità ed effetti che la condotta può aver prodotto sul mercato, il tutto in parziale accoglimento dei ricorsi che erano stati presentati da TIM, Vodafone, WINDTRE e Fastweb.

I ricorsi presentati da TIM e la sentenza del TAR del Lazio

In ottemperanza a quanto stabilito dal CdS, come già raccontato, con la pubblicazione del bollettino settimanale numero 39/2023 lo scorso 16 Ottobre 2023, l’Antitrust ha reso noto di aver rideterminato le sanzioni a TIM, Vodafone, WINDTRE e Fastweb seguendo i parametri indicati dal Consiglio di Stato.

Nello specifico, per quanto riguarda TIM, con il provvedimento Antitrust numero 30792 del 26 Settembre 2023, notificato all’operatore il 3 Ottobre 2023, la sanzione nei confronti di TIM è stata rideterminata in 100.670.526 euro (contro gli iniziali 114.398.325 euro).

In merito a questa decisione, negli ultimi giorni TIM ha comunicato, fra i vari contenziosi pendenti riepilogati dal Gruppo all’interno degli allegati al comunicato con cui l’8 Novembre 2023 sono stati resi noti i risultati finanziari del terzo trimestre del 2023, di aver presentato ricorso in data 12 Ottobre 2023 per revocazione avverso la sentenza del Consiglio di Stato, mentre il 13 Ottobre 2023 ha presentato ricorso al TAR del Lazio per l’annullamento del provvedimento di AGCM di rideterminazione della sanzione, con richiesta di sospensione in via cautelare.

La camera di consiglio per la discussione del giudizio cautelare al TAR del Lazio è si è svolta lo scorso 8 Novembre 2023.

Come già accennato, il giorno successivo, il 9 Novembre 2023, è stata pubblicata la sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima), che ha respinto l’istanza cautelare di TIM, non avendo ravvisato i presupposti per l’accoglimento.

Dunque, per il momento rimane valido il provvedimento dell’Antitrust con cui è stata rideterminata la sanzione nei confronti di TIM.

Si attende invece di sapere come finirà il ricorso, presentato da TIM lo scorso 12 Ottobre 2023, contro la sentenza del Consiglio di Stato del 25 Luglio 2023.

Il caso del procedimento I820

Si tratta dunque degli strascichi del noto caso, risalente oramai ad alcuni anni fa, in cui i principali operatori avevano deciso, nel 2015, di modificare il periodo di rinnovo portandolo dalla cadenza mensile a quella quadrisettimanale, ovvero la fatturazione ogni 28 giorni.

L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) era intervenuta dapprima con la delibera 121/17/CONS nel 2017, stabilendo che per il fisso la cadenza di rinnovo dovesse essere mensile, ma gli operatori non si erano adeguati immediatamente. Il mancato adeguamento portò all’avvio di alcuni procedimenti sanzionatori.

Solo in seguito gli operatori si adeguarono specificando che, in attuazione delle delibere in materia, la fatturazione sarebbe stata effettuata su base mensile invece che ogni 28 giorni, con la conseguenza che la spesa annuale complessiva sarebbe stata distribuita su 12 canoni invece di 13 e con un aumento dell’8,6% dei canoni mensili che non avrebbe però modificato il prezzo annuale.

Dopo alcuni accertamenti nelle sedi degli operatori TIM, Vodafone, Wind Tre e Fastweb da parte dell’Antitrust, era emersa però l’esistenza di una possibile pratica concordata, con un rischio per la concorrenza giudicato di entità elevata.

Al 28 Gennaio 2020 risaliva il provvedimento definitivo I820 con cui l’Antitrust deliberava che era stata posta in essere “un’intesa segreta, unica, complessa e continuata, restrittiva della concorrenza, in violazione dell’articolo 101 del TFUE, finalizzata a mantenere il livello dei prezzi esistente e a ostacolare la mobilità delle rispettive basi clienti” irrogando sanzioni per oltre 200 milioni di euro complessivi, che sono state di recente rideterminate al ribasso.

In questo modo, con la rideterminazione delle quattro sanzioni, l’importo totale delle sanzioni per il procedimento I820 ammonta adesso a circa 202,5 milioni di euro (mentre in precedenza l’importo complessivo era di circa 228 milioni di euro).

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