Elliott sull’ultimo CdA di Tim: “gli azionisti non dovrebbero riconsegnare la società in mano a Vivendi”


L’ultima riunione del Consiglio di Amministrazione di Tim ha esaudito le richieste di Vivendi sulla convocazione di un’assemblea dei soci che si pronunciasse sulla revoca dell’incarico a cinque consiglieri. Così il 29 Marzo 2019, durante l’assemblea per l’approvazione del bilancio di esercizio, gli azionisti dovranno prendere parte ad una nuova puntata della disputa fra Vivendi ed Elliott.

A riunione appena conclusa il colosso francese socio di maggioranza con il 23,94% delle azioni non si è risparmiato nel contestare le “tattiche deplorevoli volte a perdere tempo” da parte di Elliott, che ha deciso di rinviare la questione proposta da Vivendi dopo esattamente un mese dalla sua presa d’atto avvenuta il 14 Dicembre 2018.

Nell’istanza, poi, i rappresentanti della società francese avevano richiesto la convocazione dell’assemblea nel più breve tempo possibile e cioè anche prima del 26 Febbraio 2019, giorno in cui il board si sarebbe riunito per l’approvazione del bilancio d’esercizio e del bilancio consolidato al 31 Dicembre 2018.

Il risultato è che l’avallo sul bilancio è stato anticipato al 21 Febbraio 2019 e che Vivendi ha già dichiarato la volontà di rilanciare una controffensiva nel caso in cui i risultati finanziari non dovessero soddisfare.

Vivendi

D’altra parte però, stando alla risposta di Elliott pubblicata da Business Wire, la richiesta di Vivendi che il Consiglio ha voluto accogliere “rappresenta il suo ennesimo tentativo di riprendere il controllo di TIM per tornare a gestire la Società nel proprio interesse individuale”.

La società del fondo non si dice allarmata, perché “fiduciosa che questo intento abbia scarse possibilità di successo anche laddove Vivendi perseverasse nei suoi tentativi”, chiosando come gli azionisti abbiano già sfiduciato otto mesi fa le modalità di gestione di Tim da parte di Vivendi e il suo progetto di inserirla nelle molteplici operazioni fra parti correlate per ridurla semplicemente ad un’attività subordinata ai più generali fini societari.

Dinanzi a tale constatazione, a Vivendi non rimarrebbe che assecondare le richieste di stabilità avanzate dagli azionisti che un conflitto sull’elezione del Consiglio di Amministrazione della Società non garantirebbe. “Elliott – continua la nota – ha cercato molte volte di avviare un dialogo costruttivo con Vivendi per appianare i contrasti e andare oltre le mere prese di posizione pubbliche. Tutti i tentativi di Elliott sono tuttavia rimasti senza risposta. Elliott rimane aperta a un dialogo costruttivo nel convincimento che questo risponda al miglior interesse di tutti gli stakeholder di TIM, inclusa Vivendi”.

Di qui l’invito da parte di Elliott agli azionisti a non delegare la gestione e gli interessi di Tim ad un solo azionista, peggio ancora se si tratta di Vivendi:

Qualora si dovesse votare nuovamente, Elliott ritiene che gli azionisti di TIM non dovrebbero riconsegnare la Società in mano a Vivendi, ma piuttosto dovrebbero concedere al nuovo, e indipendente, Consiglio di Amministrazione e al nuovo Amministratore Delegato il tempo sufficiente per mettere in atto la loro strategia e creare valore duraturo a beneficio di tutti gli azionisti.

Anche Asati, l’associazione dei piccoli azionisti di Telecom italia, ha espresso il suo rammarico per ciò che sta accadendo e che è indice del fatto, come rende noto l’agenzia di stampa Adnkronos, che “il problema della Governance di Tim non è risolto”. L’appello di Asati quindi è rivolto a Vivendi, Elliott e Cassa Depositi e Prestiti affinché si adoperino per superare i conflitti interni e stabilire una strategia a medio-lungo termine e contribuire alla valorizzazione del titolo azionario.

 

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