Tim, Vivendi e Elliott, tutto ciò che, ad oggi, sta succedendo


Tim, negli ultimi giorni, è stata nell’occhio del ciclone. Il fondo americano, Elliott,  ha aumentato la sua quota di partecipazione in TIM dal 2% al 5%, chiedendo la rimozione del presidente della società e di cinque consiglieri, accusandoli di scelte sbagliate e scarsa indipendenza.

Elliott, come scrive il Post.it, è uno dei fondi più potenti al mondo, e ha iniziato ad acquisire partecipazioni di TIM a inizio marzo, mostrando però le sue reali intenzioni solo ultimamente quando in una lettera agli azionisti di TIM ha confermato di controllare circa il 5% delle azioni disponibili sul mercato e di voler proporre, nella riunione del 23 Aprile 2018, un cambio ai vertici dell’azienda, con la motivazione di voler un CdA “realmente indipendente, per migliorare sia la governance che la performance di TIM”.

Obiettivo principale di Elliott sarebbe Vivendi, azionista di maggioranza di Tim, che, con la sua quota di partecipazione in azioni del 23,94%, esprime il ruolo di presidente, amministratore delegato e vari consiglieri del CdA, ossia proprio coloro che Elliott chiederà di rimuovere, motivando che Vivendi stia frenando TIM di proposito per concentrarsi sulla propria azienda di telecomunicazioni.

Secondo il Corriere della Sera, il CEO di TIM nominato da Vivendi, Amos Genish, “ritiene prioritaria la sostenibilità dei conti prima del ritorno al dividendo” e inoltre si opporrebbe al deconsolidamento della rete telefonica, cioè la creazione di una società separata e quotata in borsa che contenga la rete di TIM”; mentre, secondo Milano Finanza, Elliott riterrebbe che “una quotazione separata o una vendita parziale della rete, dopo la separazione, ne aumenterebbe il valore”.

   

La riunione è in programma il 24 Aprile 2018, e da qui a un mese potrebbe succedere di tutto, intanto secondo il quotidiano La Stampa, il presidente De Puyfontaine medita una sospensione delle sue funzioni esecutive in vista del prossimo dibattito sulle strategie del gruppo, mentre un portavoce di Vivendi ha pure sottolineato che il gruppo guidato da Vincent Bolloré sostiene “il piano industriale dell’ad Amos Genish, è finalizzato a creare valore nel medio e lungo termine”, inoltre ha aggiunto che è pure disposta “se necessario a valutare strategie alternative che portino a un rialzo del prezzo delle azioni nel breve termine”. Infine Genish, secondo Il Sole 24 ore, starebbe cercando il sostegno di altri investitori per evitare, insieme ai consiglieri vicini a Vivendi, la sua rimozione.






 

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