AIIP denuncia richiesta CUP dai Comuni anche agli operatori “virtuali” di rete fissa
L’Associazione Italiana Internet Provider (AIIP) intende tutelare gli operatori suoi associati interessati dalla campagna di riscossione del Canone Unico Patrimoniale (CUP) da parte dei Comuni italiani, che stanno richiedendo questa tassa anche agli operatori “virtuali” di rete fissa, ossia quelli che rivendono il servizio senza avere infrastrutture fisiche.
La denuncia di questa situazione è arrivata con un comunicato diramato da AIIP lo scorso 15 Aprile 2026, con l’Associazione che definisce come una “pesca a strascico” la riscossione del CUP che sta colpendo su scala nazionale e indistintamente gli operatori del settore.
Come spiega AIIP, il Canone Unico Patrimoniale (CUP) rappresenta il corrispettivo relativo alla concessione che gli operatori di rete (come FiberCop, Open Fiber e altri), cioè quelli che hanno posato e gestiscono le reti in fibra ottica che corrono sotto le strade italiane, ottengono dai Comuni per occupare il suolo pubblico con le proprie infrastrutture.
Pertanto, la logica sarebbe quella che il CUP venga pagato dagli operatori che posseggono dei cavi fisici nel sottosuolo del Comune.
Tuttavia, AIIP denuncia che questa tassa viene richiesta dai Comuni anche ai provider di rete fissa che non occupano suolo.
L’Associazione ricorda infatti che in Italia esistono centinaia di piccole imprese che vendono connettività a Internet senza possedere un metro di cavo nel sottosuolo: acquistano un servizio già pronto dall’operatore che ha posato la fibra e lo rivendono ai clienti finali.
Pertanto, AIIP sottolinea che la legge dice esplicitamente che questo tipo di operatori di rete fissa non occupano il suolo pubblico, né direttamente né indirettamente.
L’Associazione afferma che l’errore all’origine dell’intero contenzioso sul pagamento del CUP è la confusione che i Comuni fanno tra due casi, ossia tra gli operatori che offrono un servizio passivo (di accesso fisico alla rete) e quelli che invece offrono un servizio attivo (virtuale).
A questo proposito, AIIP ricorda che chi posa cavi nei minitubi del concessionario o ha un controllo diretto sull’infrastruttura altrui, occupa indirettamente il suolo: in questo caso il CUP può essere dovuto.
Invece, chi acquista un servizio virtuale da un operatore di rete, e vende ai clienti finali senza operare materialmente sui cavi e le infrastrutture fisiche, non occupa nulla e, dunque, secondo l’Associazione non deve nulla.
Vista la complessità tecnica delle telecomunicazioni, secondo AIIP la distinzione non è sempre intuitiva. A questo proposito, Giuliano Peritore, Presidente dell’Associazione che rappresenta medi e piccoli operatori, ha affermato:
“Ed è esattamente per questo che serve un chiarimento ufficiale del Ministero competente” .
L’Associazione afferma che una norma di interpretazione autentica in tal senso esiste già dal 2021, ma molti Comuni asseriscono che non varrebbe per le TLC, benché a detta di AIIP la documentazione parlamentare le include.
Per quanto riguarda la giurisprudenza sul caso, AIIP sottolinea che i Tribunali italiani si sono già pronunciati, con oltre 30 sentenze favorevoli agli operatori virtuali, emesse in tutta Italia, da nord a sud, compresi pronunciamenti della Corte d’Appello di Venezia.
In questi casi, come riporta l’Associazione, i Tribunali hanno stabilito che chi vende connettività senza cavi propri non deve pagare il CUP ai Comuni.
Nonostante ciò, AIIP denuncia che le richieste di pagamento continuano, alimentando a detta dell’Associazione due paradossi.
Il primo è che un piccolo operatore che vende connettività su tutto il territorio nazionale, pur non avendo un solo cavo nel suolo, con questa interpretazione errata si troverebbe a pagare 950 euro per ciascuno dei 7894 Comuni italiani, per un totale di oltre 7,5 milioni di euro all’anno. Una cifra, generata da un equivoco, che, come sottolinea AIIP, nessuna piccola impresa può sostenere.
Il secondo paradosso sarebbe rappresentato dal fatto che, a detta di AIIP, il mercato italiano della connettività funziona perché esistono centinaia di operatori che comprano accesso alla rete da chi l’ha costruita. Pertanto, se questi operatori vengono espulsi da un onere che non devono, secondo l’Associazione il mercato si concentra in pochi grandi player, la concorrenza sparisce e i prezzi per i consumatori aumentano.
Secondo stime AIIP, con questa situazione tra 6000 e 20000 posti di lavoro nel settore sono a rischio.
L’Associazione ha voluto sottolineare anche le dimensioni dello spreco di denaro dovuto al contenzioso. In Italia operano circa 500 fornitori di servizi di comunicazione elettronica, di cui almeno 450 operano esclusivamente con servizi virtuali.
Ipotizzando accertamenti su una media di 250 Comuni ciascuno, il numero di cause potenziali raggiunge circa 112.500, per un costo complessivo stimabile in oltre 1 miliardo di euro: soldi che secondo AIIP sarebbero sprecati in cause che intasano i tribunali civili.
A questo si aggiungono oltre 500 milioni di euro già iscritti a bilancio da Comuni come entrate che in realtà non sono dovute.
Pertanto, AIIP chiede al Ministero delle Imprese e del Made in Italya (MIMIT) di emanare con urgenza una circolare chiarificatrice rivolta a tutti i Comuni italiani e a chi gestisce la riscossione del CUP, che spieghi chi deve pagare e chi no, oltre alla chiusura del Tavolo tra MIMIT e MEF istituito proprio per “definire un idoneo quadro regolatorio ed attuativo della disciplina in materia di canone unico per infrastrutture di comunicazione elettronica” (ai sensi dell’art. 13 quinquies DL 4/2022, conv. con mod.ni L. 25/2022).
Gilberto Di Maccio, Consigliere dell’Associazione Italiana Internet Provider, ha dichiarato:
“Bastano poche righe per fermare uno spreco da miliardi e tutelare un pezzo importante del tessuto imprenditoriale digitale italiano.
AIIP conferma la sua disponibilità collaborare con il Ministero competente”.
Per supportare il sistema, l’Associazione ha intrapreso due iniziative, realizzando uno sportello legale dedicato agli Operatori associati e il portale cup.aiip.it.
Quest’ultimo è un sito informativo aperto a Comuni, imprese, cittadini e professionisti del diritto per fare chiarezza su chi sia realmente assoggettato al pagamento del CUP.
Editing Simone Nicolosi
Unisciti al canale Telegram dedicato agli appassionati di telefonia e a chi vuole scoprire le migliori offerte per risparmiare. Clicca qui per entrare tramite il link di invito.
Vuoi segnalarci una nuova offerta o una notizia sul mondo della telefonia? Accedi alla sezione “Segnala a MondoMobileWeb”.
Per rimanere aggiornato sulle novità della telefonia seguici su Google News (cliccando sulla stella), Telegram, Facebook, X e Instagram. Condividi le tue opinioni o esperienze nei commenti.



