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Tim: 26 novembre 2021 nuovo Cda Straordinario. Sarà un “Black Friday” per Gubitosi?

Venerdì 26 Novembre 2021 è stato convocato un nuovo Consiglio di Amministrazione straordinario della governance del gruppo TIM. La riunione dovrebbe essere il secondo atto dopo quella di giovedì 11 novembre 2021.

Infatti, secondo alcuni rumors finanziari, questa nuova riunione straordinaria si pone in continuità di quella precedente, allora convocato su richiesta di Vivendi, scontenti per gli ultimi risultati. Anche questa volta è in discussione la posizione dell’Amministratore Delegato Luigi Gubitosi.

Si ricorda che l’11 novembre 2021, in una nota la società aveva dichiarato:

Il Consiglio di Amministrazione di TIM, riunitosi oggi 11 novembre 2021, su richiesta di alcuni consiglieri sotto la presidenza di Salvatore Rossi, ha esaminato il difficile contesto di mercato e le sfide che attendono la Società in materia di strategia, performance aziendale e organizzazione, anche in vista della preparazione del Piano Strategico 2022-2024.

Il Consiglio di Amministrazione ha inoltre definito il percorso per la preparazione e condivisione del Piano Strategico 2022-2024 da approvare nella riunione del Consiglio del prossimo febbraio 2022. La società ricorda infine che non è in corso alcuna negoziazione relativa alla rete o altri asset strategici.

A proposito del piano strategico, arriva la preoccupazione da parte dei Sindacati, in quanto se salta il piano industriale di TIM ci sarebbero circa 40 mila posti di lavoro a rischio.

TIM Call Conference risultati

Fabrizio Solari, segretario generale del Sindacato della Comunicazione Slc Cgil, ha dichiarato all’Adnkronos:

Se salta il piano industriale di Tim sono anche a rischio 40mila posti di lavoro. La scelta obbligata per il futuro di Tim era all’interno di una scelta di politica industriale che il passato governo aveva in qualche modo avallato, con lettere di intenti fra Cassa Depositi e Prestiti (CdP), Tim e Open Fiber nell’agosto del 2020, e quindi, di lì in avanti, l’azienda si era predisposta ad una soluzione che era stata individuata e che corrispondeva a due parametri principali: quello di rispondere ad un programma del Paese, cioè dotarci di una rete di nuova generazione in grado di soddisfare tutte le esigenze del Paese, e l’altro aspetto era di trovare una sistemazione anche dal punto di vista industriale ai 40mila dipendenti di Tim. Che succede ora?

Se viene meno questa ipotesi, come pare vedendo quello che sta uscendo sui media, è evidente che anche il Piano industriale di Tim non può essere più quello ed è probabilmente per questo motivo anche che l’amministratore delegato oggi è messo in discussione: perché l’ad è l’espressione di quel piano.

Dal nostro versante è che un’idea di ‘rete arlecchino’, cioè fatta per pezzetti, non solo non è una risposta adeguata al recupero del ritardo italiano e del conseguente digital divide che ci caratterizza ma mette a rischio la stessa tenuta dell’azienda principale del settore. E si apre quindi un problema grosso dal punto di vista dell’occupazione, del sistema economico e anche delle prospettive del Paese.

L’impressione che ne ricaviamo è che politica rischia di uccidere l’azienda un’altra volta dopo la privatizzazione. Le decisioni della politica rischiano di uccidere una seconda volta Tim che ai tempi della privatizzazione era tra le primissime aziende di telecomunicazioni del mondo, internazionalizzata e senza debito.

Noi abbiamo già scritto al Ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti la settimana passata dopo il Cda straordinario di Tim e le voci che c’erano. Restiamo in attesa della risposta del Ministero ma adesso, con quello che sta emergendo, sottolinea, l’incontro è ancora più urgente.

Con il ruolo che hanno le telecomunicazioni un problema di governance di Tim è insostenibile per il Paese. Per come sono state gestite le privatizzazioni in Europa, oggi Deutsche Telekom, che è il corrispettivo in Germania della Tim, vale sul mercato circa 60 miliardi di euro e Tim vale circa 6 miliardi. Erano aziende che 30 anni fa erano assolutamente comparabili mentre adesso è questo il divario che le separa”.

Sia in Germania che in Francia, dove il monopolio della rete è in mano a Orange, è stata mantenuta la presenza significativa dello Stato mentre in Italia no.

In Italia si è permesso a Bolloré, con capitale francese, di arrivare alla soglia dell’Opa e oggi è l’azionista più importante di Tim con circa il 24% del capitale.

Questo per dire che c’era e c’è un problema di governance dell’azienda perché un Paese moderno, con il ruolo che hanno le tlc, non può non avere una sua capacità di incidere in questo settore. Rilevo infine che dei primi 4 operatori in Italia, Tim, Wind Tre, Vodafone e Iliad nessuno è riconducibile al nostro Paese e questa è una situazione anomala.

Fino adesso TIM non ha rilasciato alcuna dichiarazione ufficiale riguardo alla sua governance e la posizione del suo attuale Amministratore Delegato.

Un’altra riunione straordinaria nel giro di pochi giorni, potrebbe portare ad alcuni cambiamenti all’interno della società dell’ex monopolista.

Aggiornamento 21 Novembre 2021

Tim ha convocato un altro Consiglio di Amministrazione straordinario, questa volta per oggi 21 Novembre 2021 alle 15:00, per discutere della manifestazione di interesse avanzata dal fondo statunitense KKR per l’acquisto dell’intero Gruppo TIM.

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Via
Adnkronos.com

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