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Accordo TIM e BT Italia: Antitrust avvia istruttoria per possibile posizione dominante

L’Antitrust ha deciso di aprire un’istruttoria nei confronti di TIM e BT Italia, in seguito all’accordo che consente a TIM di acquisire alcuni rami d’azienda di BT operanti nell’ambito dei servizi alla Pubblica Amministrazione e alle piccole e medie imprese, in quanto potrebbe profilarsi il rafforzamento della posizione dominante di TIM.

Il provvedimento numero 29627, riguardante l’acquisizione dei rami d’azienda di BT Italia da parte di TIM (procedimento C12354), è emerso all’interno del bollettino settimanale numero 16 del 2021 (ecco il documento completo) pubblicato oggi, 19 Aprile 2021, sul sito dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM).

A seguito delle diverse valutazioni in merito, con questo provvedimento l’Antitrust italiana ha quindi deciso di avviare un’istruttoria, ai sensi dell’articolo 16, comma 4, della legge n. 287/90, nei confronti di TIM e BT Italia, che dovrà concludersi entro 45 giorni dalla data di delibera del provvedimento.

Secondo l’Autorità, infatti, i vari elementi presi in considerazione inducono a ritenere che l’operazione di concentrazione, portando all’eliminazione di BT, ovvero di uno dei concorrenti diretti di TIM nell’offerta dei servizi business, possa determinare il rischio di costituzione o rafforzamento di una posizione dominante.

Tutto ciò porterebbe all’eliminazione o riduzione sostanziale e durevole della concorrenza, che riguarderebbe in particolare il mercato dei servizi al dettaglio di telecomunicazione su rete fissa per la clientela affari e il mercato dei servizi al dettaglio di telecomunicazione su rete fissa per la pubblica amministrazione.

L’accordo fra TIM e BT Italia

Come era stato annunciato a Dicembre 2020, l’accordo preliminare siglato prevede l’acquisizione da parte di TIM delle Business Unit dedicate alla fornitura di servizi alla Pubblica Amministrazione (Ramo PA) e alle Piccole e Medie Imprese (Ramo SMB) appartenenti a BT Italia. L’accordo include anche le attività di supporto ai clienti della Business Unit SMB, fornite dal Contact Center BT di Palermo (Ramo Atlanet).

Successivamente, a Gennaio 2021, ai sensi dell’articolo 16 della legge 287/1990 sulle concentrazioni, TIM ha comunicato l’operazione all’Antitrust.

L’avviso al mercato di TIM e BT Italia ha poi consentito all’Antitrust di raccogliere le osservazioni dei concorrenti interessati dalla concentrazione, riportate in parte nel documento di apertura dell’istruttoria.

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BT ITALIA

Clausole di non concorrenza

Secondo quanto emerge dal provvedimento dell’Antitrust, il contratto sottoscritto da TIM e BT Italia prevede anche delle clausole di non concorrenza, definite dalle parti interessate come “restrizioni accessorie all’operazione, finalizzate a preservare il valore dei clienti e degli asset ceduti”.

Questi patti di non concorrenza saranno oggetto di approfondimento durante l’istruttoria dell’Autorità Antitrust per valutarne l’accessorietà rispetto all’operazione notificata.

Nello specifico, le clausole sottoscritte impongono l’obbligo a BT Italia di non fornire servizi di telecomunicazione al dettaglio su rete fissa e mobile, inclusi i servizi di connettività.

In questo caso la durata dell’obbligo di non concorrenza ha una durata di 5 anni, fatta salva la possibilità per BT di partecipare, dopo il secondo anno dal closing dell’operazione, alle procedure di gara nelle quali BT Italia, da sola o congiuntamente con altri operatori non telco, risulti aggiudicataria di contratti per la fornitura di servizi multidisciplinari (compresi i servizi di telecomunicazione), a condizione che la quota riconducibile ai servizi di telecomunicazione non ecceda il 15% del valore complessivo del contratto aggiudicato.

L’altro obbligo di non concorrenza prevede che BT non fornisca servizi IT in Italia a clienti rappresentati da pubblica amministrazione e piccole e medie imprese (sotto i 100 dipendenti), serviti negli ultimi 12 mesi prima della stipula del contratto. L’obbligo di non concorrenza per i servizi di IT ha una durata di 2 anni.

Infine, BT Italia sarebbe obbligata anche a non detenere partecipazioni superiori al 5% in società che svolgono le attività appena descritte, salvo le eccezioni concordate nel contratto stesso.

I dati dell’operazione di TIM

Fra i dati riportati dall’AGCM, viene ricordato che il Ramo PA di BT Italia acquisito da TIM comprende circa 340 contratti stipulati all’esito di alcune importanti gare pubbliche e interessa numerose PA di rilevanza nazionale e locale.

L’Antitrust fa notare inoltre che nelle principali gare Consip aggiudicate a BT Italia TIM abbia partecipato ma in nessuna di queste è risultata vincitrice.

In merito al patto di non concorrenza, secondo le informazioni rilasciate da TIM, questo “si applica a categorie generali di clienti”, ovvero all’insieme “delle amministrazioni pubbliche italiane”. In questo modo, per tutto il periodo interessato dalla clausola di non concorrenza BT “cesserà di essere operatore alternativo”.

TIM Antitrust

Le osservazioni degli operatori concorrenti

Fra gli operatori coinvolti nei mercati interessati dall’accordo fra TIM e BT Italia, hanno presentato le loro osservazioni in merito Vodafone, WINDTRE, Fastweb, Tiscali, Irideos, Colt Technologies Services e anche l’Associazione Italiana Internet Providers (AIIP).

In linea di massima, tutti i concorrenti si mostrano di fatto contrari all’operazione di concentrazione: in particolare, tutti gli operatori si sono soffermati sui possibili effetti restrittivi della concentrazione sull’offerta dei servizi di telecomunicazioni alla Pubblica Amministrazione.

L’offerta dei servizi di telecomunicazione alla PA si caratterizza, secondo questi operatori, per dinamiche competitive ristrette a pochi operatori, quali, in particolare, TIM, Fastweb, BT, Vodafone (nuovo entrante) e Irideos.

Ciò anche in ragione della circostanza che, per la maggior parte degli operatori, il fatto di essere il fornitore uscente incide sulle dinamiche della gara espletata in sede di rinnovo, specie considerando gli investimenti inziali necessari già sostenuti.

In quest’ambito, gli operatori hanno richiamato il contesto dei mercati delle telecomunicazioni, anche diversi da quelli interessati dalla presente operazione, e la posizione sugli stessi detenuta da TIM, unico operatore verticalmente integrato, in posizione dominante sia nei mercati a monte wholesale che nei mercati a valle retail.

Con specifico riferimento ai servizi alla PA, gli operatori hanno invece riscontrato che TIM godrebbe ancora dei vantaggi di operatore storico di riferimento.

Riguardo alla concorrenza nei servizi alle PA, secondo le osservazioni di Vodafone all’Antitrust, attraverso l’acquisizione del Ramo PA di BT, TIM, che subentrerà nei contratti ceduti, “andrebbe a completare il suo portafoglio di offerta nelle convenzioni nazionali con l’unico segmento ad oggi mancante, ovvero il ‘Sistema Pubblico di Connettività’”. Inoltre, con il subentro a BT in questa gara, TIM acquisirebbe “la possibilità di contrattualizzare ulteriore clientela, beneficiando dell’integrazione verticale che la connota e di una rete di vendita molto capillare”.

Fastweb, che è il principale concorrente di TIM nell’offerta dei servizi di telecomunicazione alla PA, si pone sulla stessa linea di Vodafone, osservando che TIM già assorbe un fatturato annuo nel segmento PA superiore ad un miliardo.

Per cui, se l’operazione fosse autorizzata, “avrebbe l’indubbio effetto di rafforzare la posizione di mercato di TIM nella misura in cui consentirebbe a quest’ultima di acquisire anche quelle (poche) forniture alle PA che sono state aggiudicate ad operatori concorrenti […]”.

Infine, tutti gli operatori richiamano le significative barriere all’entrata derivanti, tra l’altro, dalla necessità di elevati investimenti infrastrutturali: infatti, come rilevato da Colt, “negli anni gli operatori alternativi focalizzati sul segmento business hanno investito e sviluppato infrastrutture proprietarie, sobbarcandosene gli altissimi costi fissi e i connessi rischi imprenditoriali di lungo periodo”.

Osservazioni Antitrust

Valutando le quote di mercato attualmente detenute da TIM e BT Italia nei settori coinvolti dall’operazione, l’Antitrust osserva che una volta conclusa l’operazione, la quota congiunta detenuta da TIM sarebbe pari al 55-60%. L’Autorità sottolinea anche che TIM è già aggiudicataria di importanti altre gare di rilievo nazionale relativi a servizi contigui a quelli in esame.

TIM, in base ai precedenti dell’Autorità, detiene una posizione dominante nel mercato dei servizi di accesso all’ingrosso alla rete fissa a banda larga e ultralarga, che è collocato a monte rispetto a quelli interessati dalla precedente operazione.

A ciò, aggiunge l’Antitrust, TIM, in quanto ex incumbent, è tuttora l’operatore storico di riferimento per numerose PA sia di rilievo nazionale che locale.

Tutti questi fattori, secondo AGCM, incidono sulla valutazione dell’operazione di concentrazione, dovranno dunque essere tenuti presenti nell’analisi in merito ai mercati direttamente interessati dall’operazione.

 

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