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Lavoro: dieci dipendenti licenziati tramite Whatsapp a Firenze

L’ancora fresca abitudine di traslare i propri rapporti sociali su Whatsapp è ormai giunta a coinvolgere anche la sfera lavorativa: per ragioni di tempestività e praticità, non è più inconcepibile che aziende e gruppi di professionisti usino la nota App di messaggistica istantanea per comunicazioni di massima rilevanza.

Lo sanno bene i dipendenti di un’impresa di pulizie a cui è stato comunicato il licenziamento tramite Whatsapp.

Si sono rivolti oggi alla CGIL FILCAMS di Firenze i dieci lavoratori di un’azienda specializzata in appalti per pulizie e facchinaggio, dopo essere stati licenziati su Whatsapp da parte della loro figura di riferimento, in seguito alla cessazione immediata del contratto di appalto per un albergo.

Tutti con regolari contratti a tempo determinato o indeterminato, i dipendenti tenteranno di contestare il licenziamento tramite l’Ufficio Vertenze della Camera del lavoro.

Come sottolinea il comunicato ufficiale di FILCAMS Firenze, infatti, l’originale mezzo scelto dall’azienda per effettuare la comunicazione presenterebbe degli evidenti profili di illegittimità, tanto nella forma quanto nella sostanza.

Maurizio Magi, di FILCAMS CGIL Firenze, ha così commentato quanto accaduto:

“Quella di cui parliamo è solo un’altra delle tante situazioni intollerabili che vivono i lavoratori dentro tanti hotel della città, anche di lusso. Il sistema degli appalti fa sì che le persone siano usate e gettate a piacimento: il turismo fa fatturare molto ma alla qualità del lavoro degli addetti da questa ricchezza viene poco o nulla. Questo è inaccettabile e perciò continueremo a batterci, e a farci sentire da controparti e istituzioni”.

Il sindacato ha inoltre riscontrato ulteriori anomalie relativamente al trattamento economico e normativo sottoposto ai dieci lavoratori; di conseguenza, si è proceduto a richiedere l’apertura di un tavolo all’Unità di Crisi della Città Metropolitana.

Il caso in questione, che agli occhi di molti potrebbe assumere i contorni di una burla di cattivo gusto, non è però il primo nel suo genere: già nell’estate del 2017, il Tribunale di Catania era stato chiamato a valutare la legittimità di una procedura di licenziamento tramite Whatsapp, della quale si contestava proprio la forma.

Secondo il Tribunale, però, la modalità utilizzata appariva idonea ad assolvere tutti i requisiti formali richiesti, poiché la volontà di procedere al licenziamento era stata comunicata per iscritto in maniera inequivoca.

Infatti, si era già stabilito per mezzo di una sentenza della Cassazione del 2007 (Cassazione Civile sezione Lavoro, 13 Agosto 2007, numero 17652) che il datore di lavoro non è sottoposto all’onere di adoperare “formule sacramentali” per il licenziamento, dovendo semplicemente limitarsi a comunicare in maniera chiara la volontà di licenziare.

Sta dunque adesso al sindacato il compito di trainare la vicenda fino all’Ufficio Vertenze della Camera del Lavoro.

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