Tim: si ritorna a parlare della rete unica. Le segreterie sindacali sospendono il presidio del 21 Novembre 2018


A giudicare dai recenti aggiornamenti, pare che da venerdì 9 Novembre 2018, giorno in cui la società ha pubblicato i risultati finanziari relativi al trimestre Giugno-Settembre, i numeri reali e le percentuali abbiano generato una certa irrequietezza in casa Tim.

I gorgoglii negli stomaci che devono digerire il calo nella crescita di alcune delle componenti del bilancio trimestrale risuonano in un ambiente in cui gli impulsi vengono da diverse parti.

Amos Genish, amministratore delegato di Tim

Dal punto di vista finanziario il titolo Tim ha dovuto pagare venerdì le conseguenze della riduzione delle sue aspettative finanziare (derivanti soprattutto dalla non conferma del rapporto fra Indebitamento finanziario netto rettificato ed Ebitda a circa 2,7 volte a fine 2018) subendo un drastico calo. Superato l’ormai consolidato canovaccio di schermaglie a colpi di accuse di mancata responsabilità fra i due principali azionisti Vivendi ed Elliott, il titolo è decollato rapidamente nella mattinata di lunedì 12 Novembre.

Era da tempo infatti che gli investitori attendevano aggiornamenti sul progetto di creazione della rete unica che consentirebbe al Paese di predisporsi maggiormente una rapida evoluzione nella tecnologia digitale e a superare le duplicazioni generate dallo sviluppo delle infrastrutture dei molteplici attore in campo. Dal canto suo Tim sfrutterebbe l’opportunità di liberarsi di un peso non indifferente, come quello della gestione di una rete costosa e non priva di obsolescenze, il cui scorporo soprattutto alleggerirebbe la situazione finanziaria netta di 25,2 miliardi di euro di debito.

   

Di rete unica ha parlato negli ultimi giorni il Ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro Luigi Di Maio, che ha confermato l’impegno del governo a creare un player unico che gestisca la rete e la sua innovazione per lo sviluppo digitale del Paese. L’obiettivo, che il governo italiano sta perseguendo in questi ultimi anni attraverso l’azione di Open Fiber, controllata alla pari da Enel e da Cassa Depositi e Prestiti (controllata a sua volta dal Ministero dell’Economia e delle Finanze), non può prescindere però dalla rete di cui Tim è proprietaria.

Quest’ultima avrebbe già ottenuto dall’Agcom la dichiarazione di ammissibilità allo scorporo della rete e in seguito il CEO Amos Genish ha proclamato il lancio della NetCo (Network Company, ndr) entro l’inizio di Gennaio 2019. Da parte sua invece Di Maio ha già comunicato l’inizio dei lavori per la realizzazione del progetto, con l’inserimento di un emendamento all’interno del decreto legge semplificazioni 2019 per la modifica del Codice delle Comunicazioni Elettroniche (d.lgs. 259/03).

L’intraprendenza di Tim muove anche dalla volontà da parte della società di mantenere il controllo sulla società che farà capo alla rete, come ha affermato lo stesso Genish. Nei prossimi mesi questo nodo dovrà essere sciolto per intrecciare nella maniera giusta le maglie del piano.

Un’altra dose di irrequietezza è originata dalla situazione occupazionale. Le segreterie nazionali Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil hanno sospeso il presidio indetto per reagire alla situazione di incertezza per il 21 Novembre in seguito alla convocazione presso la sede del Ministero dello Sviluppo Economico delle rappresentanze sindacali. L’esito dell’incontro è atteso per ricevere le risposte che al momento né Tim e né il governo riescono a dare.

 

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