Sexting? Sì, grazie: come uno scambio di scatti hot può diventare una trappola


Selfie provocanti, frasi piccanti, pose sexy, e video hard sono solo alcune delle mille sfaccettature del cosiddetto sexting, ovvero lo scambio di immagini e testi sessualmente espliciti tramite il proprio cellulare, o altri mezzi informatici.

Un fenomeno sempre più attuale e che, contrariamente a quel che si possa pensare, coinvolge ogni fascia d’età. Si tratta fondamentalmente di un gioco dall’aria intrigante, che può essere usato per tanti motivi. Ad esempio, potrebbe essere visto come un modo per accendere la passione all’interno di una solida relazione di coppia, o come forma di divertimento e trasgressione tra partner occasionali, o in un rapporto extraconiugale. Può essere un modo tramite cui due innamorati possono sentirsi più vicini, abbattendo i muri della distanza dettata da studi o lavoro. In fondo, che male c’è? Se entrambe le parti sono d’accordo e ne traggono piacere, perché no? Il problema si pone dopo, a possibili conseguenze a cui sul momento non si pensa: che fine fanno le mie foto?

Papa Francesco, in occasione della 48ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, ha riconosciuto l’enorme utilità di Internet definendolo un vero e proprio “dono di Dio”. Secondo quanto affermato dal Pontefice, “i media possono aiutare a farci sentire più prossimi gli uni agli altri”, e “comunicare bene ci aiuta ad essere più vicini e più uniti”. Ma, “esistono aspetti problematici”, continua, “quando la comunicazione ha il prevalente scopo di indurre al consumo o alla manipolazione delle persone, ci troviamo di fronte a un’aggressione violenta come quella subita dall’uomo percosso dai briganti e abbandonato lungo la strada […]”. Bergoglio, ci fornisce così uno spunto di riflessione che tocca il cyberbullismo, una delle piaghe dei nostri tempi, e che potremmo ricondurre al sexting.

Internet a portata di smartphone ha totalmente rivoluzionato il nostro modo di pensare e di comportarci, e sebbene la sua utilità sia innegabile, spesso a non saperlo usare siamo proprio noi che ci affidiamo fin troppo a quest’arma a doppio taglio. Da giorni, non si fa altro che parlare della sessantina di ragazzine di Modena e dei loro scatti a luci rosse inviati in un gruppo Whatsapp. Tradite dalle altre membri del gruppo o da qualche fidanzatino che è riuscito ad entrare in possesso di questi file, le ragazze hanno perso il controllo delle loro foto che adesso circolano in rete, e che sono diventate oramai di dominio pubblico.

   

Ecco, questo è il punto: nel momento in cui io invio la mia foto in rete, quell’immagine non è più di mia proprietà, bensì della collettività, perdendola così nella “rete” di Internet. L’unica cosa a cui posso appellarmi è la fiducia, la fiducia che l’altro faccia un utilizzo strettamente personale, intelligente e soprattutto rispettoso delle mie foto. Purtroppo, però, alcuni fatti di cronaca dimostrano che ciò non sempre accade, come nel caso della 31enne Tiziana Cantone, che si è suicidata a causa della depressione in seguito alla divulgazione in rete del suo video hot.

Come affrontare il problema? L’errore delle liceali di Modena è stato probabilmente dettato dall’incoscienza ed ingenuità, tipici di quell’età. Attenzione però, non bisogna pensare che siano solo gli adolescenti a concedersi a questi giochetti virtuali, in quanto anche gli adulti ne sono coinvolti, come dimostra il già citato caso della ragazza di Mugnano.

È chiaro però che se si iniziasse a sensibilizzare i ragazzi sin da giovane età, sia da parte del mondo dell’istruzione, sia da parte della famiglia, sui rischi connessi ad Internet, questi fatti di cronaca sarebbero certamente di meno. C’è ancora molta disinformazione sui rischi di Internet, e sulla tutela della nostra privacy.

E dal punto di vista legislativo, non esiste un decreto in Italia che punisca o contrasti il fenomeno. La materia è disciplinata dal combinato di diffamazione e violazione della privacy, e pare che ci sia una proposta di legge, che però rientra nel più generale discorso del cyberbullismo. Il cammino è ancora lungo e tortuoso da questo punto di vista, ma per il momento dobbiamo metterci solo del buon senso per evitare di cadere in trappole virtuali che potrebbero segnare la nostra reputazione a vita.






 

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