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Rinnovo frequenze mobili 2029, Pietro Labriola (TIM) interviene sul parere dell’Antitrust

A seguito del recente parere dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) sul rinnovo dei diritti d’uso delle frequenze mobili in scadenza nel 2029, Pietro Labriola, Amministratore Delegato di TIM e Presidente di AssTel, è intervenuto pubblicamente sulla questione, esprimendo alcune considerazioni sul rapporto tra concorrenza, sostenibilità economica degli investimenti e politica industriale nel settore delle telecomunicazioni.

In particolare, ieri, 7 Ottobre 2026, attraverso un post pubblicato sul proprio profilo LinkedIn, Pietro Labriola ha commentato l’impostazione del parere dell’Antitrust, soffermandosi sulle possibili conseguenze delle scelte regolatorie per gli investimenti nelle reti mobili e sulla necessità di garantire agli operatori condizioni economiche adeguate.

Come già raccontato in dettaglio da MondoMobileWeb, lo scorso 5 Ottobre 2026 l’AGCM, nel suo bollettino settimanale, ha pubblicato il parere AS2192, relativo al quadro regolatorio per il rinnovo dei diritti d’uso delle frequenze radiomobili in scadenza il 31 Dicembre 2029.

Nel documento, l’Antitrust italiano ha espresso alcune preoccupazioni sugli effetti concorrenziali che potrebbero derivare dal rinnovo della totalità delle frequenze attualmente assegnate, ritenendo preferibile la cosiddetta Opzione Mista, che prevede un rinnovo parziale dei diritti d’uso e l’assegnazione tramite gara della parte restante.

L’Autorità ha inoltre prospettato la possibilità di introdurre specifici limiti, denominati cap, alla quantità di frequenze acquisibili dagli operatori che beneficerebbero maggiormente del rinnovo.

Le considerazioni di Pietro Labriola sul parere dell’Antitrust

Nel suo intervento su LinkedIn, l’Amministratore Delegato di TIM ha riconosciuto che il parere dell’AGCM tiene conto dell’esigenza di garantire certezza regolatoria, continuità dei servizi e valorizzazione degli investimenti già effettuati, esprimendo tuttavia perplessità sull’impostazione concorrenziale che, a suo giudizio, sarebbe alla base delle indicazioni dell’Autorità.

Secondo Labriola, infatti, la valutazione della concorrenza nel mercato delle telecomunicazioni non dovrebbe basarsi esclusivamente sul numero degli operatori presenti, ma dovrebbe considerare anche la loro capacità di sostenere gli investimenti necessari allo sviluppo delle infrastrutture.

Il manager ha inoltre richiamato gli orientamenti europei in materia di trasformazione digitale, evidenziando quella che considera una contraddizione tra la richiesta di accelerare gli investimenti nelle nuove tecnologie e l’adozione di misure regolatorie che, secondo la sua valutazione, potrebbero incidere sulla remunerazione del capitale investito.

Di seguito il testo integrale dell’intervento pubblicato da Pietro Labriola su LinkedIn l’8 Ottobre 2026:

Il recente parere di @‌AGCM sul rinnovo dei diritti d’uso delle #frequenze mobili pone una questione che va ben oltre lo spettro.

Riconosce la necessità di certezza regolatoria, continuità dei servizi e valorizzazione degli investimenti già effettuati. Ma propone un rinnovo solo parziale delle frequenze, una gara per la parte restante e possibili cap per gli operatori che beneficiano maggiormente del rinnovo.

Alla base sembra esserci ancora un’idea di concorrenza essenzialmente numerica: 4 operatori sono meglio di 3, 5 sono meglio di 4.

Un’impostazione che per anni ha orientato le politiche, ma oggi è messa in discussione in Europa e a livello internazionale. Il numero degli operatori, da solo, non dice quanto un mercato sia competitivo né capace di investire.

La domanda allora diventa: qual è la nostra politica industriale per le #telecomunicazioni? La concorrenza è fondamentale, ma non può essere separata dalla sostenibilità economica degli investimenti.

E c’è una contraddizione. Questa indicazione arriva proprio mentre l’Europa, per accelerare la #digitaltransformation e recuperare il gap rispetto a Stati Uniti e Cina, indica una direzione diversa: più investimenti, maggiore scala, maggiore prevedibilità regolatoria e orizzonti più lunghi per l’utilizzo dello spettro.

L’Europa chiede agli operatori di accelerare gli investimenti in #5G Stand Alone, #edge, #cloud, #AI e, domani, 6G. Ma gli investimenti richiedono capitale. E il capitale richiede un ritorno.

Se la concorrenza viene spinta fino al punto da rendere strutturalmente insufficiente il ritorno sugli investimenti, non stiamo più parlando soltanto di un mercato competitivo, ma trasformando progressivamente un’attività industriale in un servizio universale. E un servizio universale qualcuno deve pagarlo.

Può pagarlo il consumatore. Lo Stato attraverso la fiscalità generale. Istituzioni pubbliche, fondi europei o altri meccanismi di sostegno. Ma non possiamo pensare che a finanziarlo strutturalmente siano gli operatori. Sono imprese private: raccolgono capitale sul mercato e devono remunerarlo. Se il ritorno non è adeguato, nel tempo il capitale va altrove.

Questo è il punto che spesso manca nel dibattito europeo sulle telecomunicazioni. Non possiamo chiedere contemporaneamente più investimenti, reti più performanti, più copertura, più resilienza e più sovranità digitale senza porci la domanda fondamentale: chi remunera il capitale necessario per realizzarli?

La questione quindi non è scegliere tra concorrenza e investimenti, ma costruire una concorrenza che produca investimenti e attragga capitale, invece di allontanarlo.

Se vogliamo recuperare il gap digitale con Stati Uniti e Cina, questa non è più soltanto una questione regolatoria. È una scelta di politica industriale.

Il confronto tra concorrenza e investimenti nel rinnovo delle frequenze

Le considerazioni dell’Amministratore Delegato di TIM si inseriscono nel confronto sul futuro utilizzo delle frequenze mobili, attualmente oggetto della procedura regolatoria avviata dall’AGCOM con la delibera 199/26/CONS.

L’AGCM, nel proprio parere, ha comunque riconosciuto l’importanza di garantire la continuità dei servizi e di favorire gli investimenti nelle reti, ritenendo però che il rinnovo integrale delle frequenze possa consolidare le attuali dotazioni degli operatori per ulteriori otto anni, limitando le possibilità di crescita dei soggetti con minori risorse spettrali e l’eventuale ingresso di nuovi operatori.

Da parte sua, Labriola richiama invece l’attenzione sulla necessità di assicurare un ritorno economico adeguato agli investimenti privati, anche alla luce delle risorse richieste per lo sviluppo delle reti 5G SA (Standalone) e, in prospettiva, delle tecnologie 6G.

Il confronto riguarda quindi il possibile equilibrio tra l’apertura del mercato alla concorrenza, la distribuzione delle risorse frequenziali e le condizioni necessarie per sostenere gli investimenti infrastrutturali.

Il quadro regolatorio definitivo per il rinnovo dei diritti d’uso delle frequenze mobili in scadenza il 31 Dicembre 2029 resta ancora da definire, nell’ambito del procedimento di competenza delle autorità e delle istituzioni coinvolte.

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