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TIM, sanzione per chiamate indesiderate: sospesa la sentenza per l’accesso di Fastweb ai dati

Dopo il rigetto del ricorso di TIM per impedire a Fastweb di visionare i documenti relativi ai suoi clienti nel contesto del procedimento sanzionatorio del Garante sulle chiamate indesiderate, l’ex monopolista ha fatto appello al CdS e attualmente la sentenza del TAR risulta sospesa.

Il caso è legato alla sanzione da 27 milioni di euro contro TIM anche per condotte lesive nei confronti dei clienti OLO. L’operatore aveva infatti conservato dati relativi a oltre 23.000 linee telefoniche appartenenti ad altri operatori oltre il limite di 10 anni previsto dalla legge, e uno di questi è proprio Fastweb.

La richiesta di Fastweb, accolta dal Garante e dal TAR, è stata quella di avere l’accesso al procedimento relativo al provvedimento sanzionatorio, per le violazioni nel trattamento dei dati del suo clienti.

Nel caso specifico, il TAR riteneva che non sarebbe ravvisabile, in capo a TIM, alcun interesse alla riservatezza, non essendo stata disposta l’ostensione dei segreti industriali di TIM, bensì di documenti riferiti al trattamento dei dati dei clienti.

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TIM risultati

Nella sua decisione, il Consiglio di Stato ha però ritenuto le questioni esposte meritevoli di uno scrutinio più approfondito sui limiti che il diritto di accesso incontra nel corso dei procedimenti sanzionatori e in particolare sul cosiddetto accesso esplorativo.

Per questa ragione, è stata accolta l’istanza cautelare di TIM e di conseguenza sospesa l’esecutività della sentenza del TAR.

Si ricorda che, come evidenziava il Garante Privacy, dal Gennaio del 2017 ai primi mesi del 2019 sono pervenute centinaia di segnalazioni relative, in particolare, alla ricezione di chiamate promozionali indesiderate effettuate senza consenso o nonostante l’iscrizione delle utenze telefoniche nel Registro pubblico delle opposizioni, oppure ancora malgrado il fatto che le persone contattate avessero espresso alla società la volontà di non ricevere telefonate promozionali.

Irregolarità nel trattamento dei dati venivano lamentate anche nell’ambito dell’offerta di concorsi a premi e nella modulistica sottoposta agli utenti da TIM.

 

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