Streaming, operazione antipirateria “Tutto chiaro”: GdF rileva nuovo sistema illecito

Nell’ambito dell’operazione antipirateria “Tutto chiaro”, la Guardia di Finanza di Ravenna ha eseguito perquisizioni e sequestri in Italia, Francia e Germania, con migliaia di soggetti coinvolti, per contrastare l’illecita diffusione di abbonamenti pirata per le principali piattaforme di contenuti audiovisivi in streaming a pagamento.
L’operazione è stata resa nota oggi, 22 Maggio 2026, dopo che nella giornata di ieri, 21 Maggio 2026, la Guardia di Finanza di Ravenna, con il supporto dei Nuclei Speciali Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche e Beni e Servizi e di numerosi reparti del Corpo, ha eseguito oltre 100 perquisizioni e sequestri su tutto il territorio nazionale delegati dalla Procura di Bologna.
Queste attività, come spiega la GdF, sono state eseguite in esito ad un’indagine volta a contrastare l’illecita diffusione di abbonamenti pirata acquistati da “numerosissimi clienti” per accedere alla fruizione di contenuti audiovisivi a pagamento offerti, in particolare, dalle piattaforme Sky, DAZN, Netflix, Disney+ e Spotify.
L’operazione, denominata “Tutto chiaro”, nasce da un’attività di monitoraggio effettuata sui social media, la quale ha consentito di portare alla luce, per la prima volta, l’esistenza di una tecnologia definita “innovativa”, che consiste nell’installazione, sui device dei clienti, di un’applicazione (denominata “CINEMAGOAL“) avente la funzione di connettere i medesimi device ad un server estero per decriptare i contenuti audiovisivi scelti.
Per fare ciò, sul territorio nazionale sono state allocate delle macchine virtuali che lavoravano 24 ore su 24 con la funzione di captare (ogni 3 minuti) e ritrasmettere istantaneamente i codici “originali” di abbonamenti streaming leciti, ma intestati a soggetti fittizi (parte dei quali ora identificati), così da inviare un segnale “in chiaro” agli “abbonati”.
La Guardia di Finanza sottolinea come questo sia un sistema “altamente avanzato” e fino ad ora mai riscontrato, che non solo aggirava i blocchi di sicurezza apprestati dalle piattaforme streaming, ma incrementava anche la qualità della visione, riducendo la possibilità che gli utenti finali potessero essere “intercettati” dal sistema dei controlli: l’accesso alla citata applicazione, infatti, non determinava l’utilizzo di una connessione associabile direttamente a un determinato indirizzo IP, schermando maggiormente l’utente finale.
Questa funzionalità era specificamente pubblicizzata da oltre 70 persone che avevano il compito di distribuire il “prodotto” sul territorio, i quali riscuotevano un abbonamento annuale, dal costo variabile da 40 euro a 130 euro (in base ai “pacchetti” selezionati), tramite pagamenti eseguiti (preferibilmente) con strumenti non facilmente tracciabili, poiché in criptovaluta, oppure anche su conti di appoggio esteri e/o fittiziamente intestati.
Gli stessi rivenditori, successivamente, retrocedevano parte dei proventi conseguiti agli organizzatori della frode.
Avvalendosi della cooperazione internazionale con Eurojust (per il coordinamento delle operazioni in Francia e Germania), la stessa Autorità giudiziaria ha disposto di conseguenza anche il sequestro dei supporti informatici esteri nei quali sono custoditi i dati necessari a decodificare i segnali audiovisivi protetti, nonché il codice sorgente del programma, che serviva per la funzionalità della citata applicazione.
Inoltre, nello stesso contesto investigativo, per gli stessi fini illeciti è stato riscontrato anche l’utilizzo del sistema più “tradizionale” della cosiddetta IPTV, conosciuto anche come “pezzotto”.
La GdF riporta che i circa 200 finanziari impiegati hanno sequestrato un cospicuo materiale, dal cui successivo esame potranno essere tratti ulteriori elementi utili a identificare tutti i soggetti coinvolti, compresi gli acquirenti finali, nonché determinare i profitti illeciti milionari complessivamente conseguiti in relazione alle ipotesi di reato di “pirateria audiovisiva”, “accesso abusivo a sistemi informatici” e “frode informatica”.
A questo proposito, con l’ausilio delle società danneggiate, la Guardia di Finanza ha condotto una prima stima del pregiudizio arrecato negli anni alle piattaforme streaming, stimato in circa 300 milioni di euro, relativamente all’ammontare dei diritti non riscossi.
Andrea Duilio, Amministratore Delegato di Sky Italia, ha commentato così l’operazione antipirateria “Tutto chiaro”:
“Voglio ringraziare la Guardia di Finanza di Ravenna e la Procura di Bologna per questa importante operazione antipirateria che dimostra la crescente efficacia nel contrastare anche le tecnologie più sofisticate.
Chi sceglie lo streaming illegale non solo alimenta i profitti milionari di organizzazioni criminali, ma rischia anche sanzioni ed espone i propri dati personali a furti e truffe”.
Nel frattempo, la GdF fa sapere che verranno notificate le sanzioni rilevate nei confronti dei primi 1000 “abbonati” individuati, con importi che oscillano da 154 euro a 5000 euro.
Infine, la Guardia di Finanza evidenzia che il procedimento penale instauratosi è ancora nella fase delle indagini preliminari e che, indipendentemente dagli elementi indiziari raccolti che hanno portato all’emissione dei provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria, per il principio della presunzione di innocenza, le eventuali responsabilità derivanti dal contesto investigativo descritto saranno definitamente accertate solo a seguito di sentenza irrevocabile di condanna.
Editing Simone Nicolosi



