Reti 5G, pubblicato bando per le frequenze 24,25 – 26,5 GHz: ecco lotti, regole e scadenze

Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) ha pubblicato l’avviso di gara e il relativo Disciplinare per la procedura di assegnazione dei diritti d’uso delle frequenze disponibili nella banda 24,25-26,5 GHz, la cosiddetta banda 26 GHz bassa, destinata allo sviluppo delle reti wireless a banda ultra larga e delle applicazioni 5G.
L’avviso di gara è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 98 del 26 Agosto 2026, Quinta Serie Speciale – Contratti Pubblici (ecco il documento completo), mentre sul sito del Ministero sono stati resi disponibili anche il Disciplinare di gara (ecco il documento completo), l’Allegato 3 – Modello di condivisione (ecco il documento completo) e l’Allegato 4 – Piano di protezione (ecco il documento completo).
Come già raccontato da MondoMobileWeb, la procedura deriva dalle regole definite da AGCOM con la delibera 232/25/CONS del 7 Ottobre 2025, dedicata all’assegnazione e all’utilizzo delle frequenze disponibili nella banda 24,25 – 26,5 GHz per favorire lo sviluppo delle reti wireless a banda ultra-larga.
Con la pubblicazione dell’avviso e del Disciplinare vengono quindi definite nel dettaglio le condizioni e le modalità della procedura di assegnazione.
La banda 24,25 – 26,5 GHz, come indicato anche dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), costituisce una delle bande armonizzate a livello europeo per lo sviluppo delle reti mobili di nuova generazione ed è destinata all’impiego di servizi ad elevata capacità trasmissiva e bassa latenza, anche nell’ambito delle infrastrutture digitali e delle reti Fixed Wireless Access (FWA).
In gara 5 lotti nazionali e 42 lotti territoriali
Le frequenze oggetto della procedura potranno essere assegnate attraverso diritti d’uso con estensione nazionale o regionale, per l’offerta di servizi pubblici terrestri di comunicazione elettronica a banda ultra-larga.
In particolare, sono previsti 5 lotti nazionali, denominati L3, L4, L5, L6 e L7, ciascuno composto da 200 MHz nominali.
A questi si aggiungono 42 lotti territoriali, denominati da L1.1 a L1.21 e da L2.1 a L2.21: per ciascuno dei due gruppi sono previsti 19 lotti regionali e due relativi alle Province autonome di Bolzano e Trento, anche in questo caso da 200 MHz nominali ciascuno.
Alcune porzioni della banda, nello specifico gli intervalli 25,109-25,445 GHz e 26,117-26,5 GHz, risultano attualmente in uso al Ministero della Difesa.
Le scadenze per partecipare alla procedura
Secondo quanto indicato nell’avviso di gara, le domande di partecipazione dovranno essere presentate esclusivamente tramite PEC dalle ore 09:00 del 23 Settembre 2026 alle ore 23:59:59 del 25 Settembre 2026.
L’ammissione o l’esclusione dalla procedura sarà comunicata entro i 10 giorni successivi alla scadenza prevista per la presentazione delle domande.
Successivamente, i soggetti ammessi potranno presentare le offerte iniziali dalle ore 09:00 del 2 Novembre 2026 alle ore 23:59:59 del 4 Novembre 2026.
I prezzi minimi dei lotti
Per ciascun lotto nazionale da 200 MHz è previsto un prezzo minimo di 25.726.212 euro.
Per i lotti territoriali, invece, il valore minimo varia in base alla Regione o alla Provincia autonoma interessata. In particolare, secondo quanto indicato nell’avviso di gara, gli importi sono i seguenti:
- Piemonte: 1.888.035 euro;
- Valle d’Aosta: 49.482 euro;
- Lombardia: 4.397.959 euro;
- Provincia autonoma di Bolzano: 210.574 euro;
- Provincia autonoma di Trento: 211.957 euro;
- Veneto: 2.120.780 euro;
- Friuli Venezia Giulia: 481.544 euro;
- Liguria: 617.799 euro;
- Emilia-Romagna: 1.792.421 euro;
- Toscana: 1.492.311 euro;
- Umbria: 342.632 euro;
- Marche: 600.871 euro;
- Lazio: 2.491.957 euro;
- Abruzzo: 513.257 euro;
- Molise: 115.553 euro;
- Campania: 2.428.984 euro;
- Puglia: 1.565.057 euro;
- Basilicata: 208.866 euro;
- Calabria: 738.927 euro;
- Sicilia: 2.082.254 euro;
- Sardegna: 677.341 euro.
Per ciascuna area territoriale sono previsti due lotti da 200 MHz, ai quali si applica lo stesso valore minimo indicato per la relativa Regione o Provincia autonoma.
Per la partecipazione è previsto inoltre un contributo a favore della Fondazione Ugo Bordoni, pari a 500 euro oltre IVA per le procedure relative ai lotti regionali e a 10.000 euro oltre IVA per quelle relative ai lotti nazionali.
Ogni aggiudicatario dovrà inoltre versare alla Fondazione Ugo Bordoni un importo pari al 2,5% oltre IVA dell’offerta aggiudicataria, secondo le condizioni previste dal Disciplinare.
Diritti d’uso dal 2029 per 15 anni
Per quanto riguarda la durata, i nuovi diritti d’uso decorreranno dal 1° Gennaio 2029 e avranno una durata di 15 anni.
Nel rispetto delle condizioni previste dal Codice delle comunicazioni elettroniche, è prevista la possibilità di una proroga di 5 anni.
Inoltre, salvo diverse disposizioni europee o nazionali o eventuali esigenze legate a un refarming complessivo della banda, i diritti potranno essere rinnovati una sola volta per un massimo di ulteriori 10 anni, secondo le procedure previste.
Lotti riservati e limiti alle frequenze aggiudicabili
Il Disciplinare prevede alcune riserve a favore degli operatori definiti “prioritari“. In particolare, i lotti nazionali L3 e L4 sono riservati agli operatori prioritari di livello nazionale, mentre i lotti da L1.1 a L1.21 sono riservati agli operatori prioritari di livello regionale.
Gli altri lotti possono invece essere assegnati agli operatori prioritari, ad altri operatori o a nuovi entranti, nel rispetto dei limiti previsti dalla procedura.
Per evitare l’accaparramento delle frequenze sono stati infatti stabiliti alcuni cap.
Un partecipante che ottiene uno o più lotti nazionali, oppure che possiede già diritti d’uso nazionali nella banda 26 GHz alta (26,5 – 27,5 GHz), non potrà aggiudicarsi lotti regionali.
Per i lotti regionali, ciascun partecipante potrà ottenere frequenze in non più di 6 regioni o, comunque, in un numero di regioni che non superi il 30% della popolazione nazionale, con un massimo di 400 MHz per ciascuna regione.
Per i lotti nazionali, invece, ciascun partecipante potrà aggiudicarsi fino a 400 MHz, corrispondenti a due lotti nazionali, di cui non oltre 200 MHz tra quelli riservati.
Considerando anche le frequenze eventualmente già detenute nella banda 26 GHz alta, il limite complessivo è fissato a 600 MHz.
Obbligo di utilizzo delle frequenze entro 36 mesi
Tra gli obblighi previsti per gli aggiudicatari, il Disciplinare stabilisce che entro 36 mesi dalla disponibilità delle frequenze dovrà essere installata la rete radio a banda larga o ultra larga e dovranno essere utilizzate le frequenze assegnate in tutte le province comprese nell’area geografica del relativo diritto d’uso.
Ai fini di questo obbligo, l’utilizzo viene considerato effettivo con la messa in servizio delle relative Base Station o Central Station, di collegamenti fissi punto-punto o punto-multipunto oppure di small cell, con le relative portanti attive, la connessione a una rete di trasporto che garantisca il trasporto del traffico end-to-end e l’avvio del servizio commerciale.
Il servizio potrà essere offerto direttamente al pubblico, anche alle imprese, oppure attraverso servizi wholesale, compresi roaming, MORAN, MOCN o fornitura di slice, anche attraverso il pooling delle frequenze.
Gli aggiudicatari dovranno inoltre comunicare annualmente al Ministero e ad AGCOM lo stato di avanzamento della realizzazione della rete e della fornitura del relativo servizio.
In caso di mancato rispetto degli obblighi di utilizzo, potrà essere disposta anche la sospensione del diritto d’uso nelle aree interessate. Se il mancato rispetto riguarda più del 40% di quanto previsto, il Disciplinare stabilisce la revoca del diritto d’uso, senza rimborso, con la possibilità di riassegnare le relative frequenze.
Previsto uno sconto fino al 30% sull’offerta aggiudicataria
Il Disciplinare introduce inoltre un sistema di incentivi legato allo sviluppo delle reti.
Il MIMIT potrà infatti applicare a ciascun aggiudicatario uno sconto massimo del 30%, calcolato sulla quota dell’offerta aggiudicataria corrispondente al valore minimo previsto dalla procedura.
Lo sconto è suddiviso in tre componenti cumulative: fino all’8% per la velocità di utilizzo della rete, fino al 17% in funzione della consistenza del deployment e fino al 5% per l’adozione degli apparati individuati secondo i criteri previsti dal Disciplinare per le funzioni core e per il trasporto e l’elaborazione del traffico di backhaul.
Per ottenere lo sconto massimo dell’8% relativo alla velocità di utilizzo, l’obiettivo previsto entro 36 mesi dovrà essere raggiunto entro 12 mesi. Raggiungendolo entro 24 mesi sarà possibile ottenere uno sconto fino al 4%, mentre oltre i 24 mesi questa componente dello sconto non sarà riconosciuta.
Per quanto riguarda invece il deployment, lo sconto massimo del 17% è legato al raggiungimento, nei primi tre anni, di specifici obiettivi relativi al numero di siti che utilizzano le frequenze aggiudicate, valutati provincia per provincia.
Frequenze condivise dinamicamente fino a 1 GHz
Un’altra caratteristica della banda 26 GHz bassa riguarda il modello di utilizzo condiviso.
Gli aggiudicatari dei lotti nazionali e regionali potranno utilizzare dinamicamente, nelle rispettive aree geografiche e separatamente tra le due categorie, anche le frequenze non utilizzate dagli altri aggiudicatari, fino a un massimo di 1 GHz, fermo restando il diritto di prelazione sulle frequenze del proprio lotto.
A questo scopo potranno essere stipulati accordi commerciali ragionevoli e non discriminatori e potrà essere eventualmente individuato un soggetto terzo fidato per coordinare le diverse utilizzazioni ed evitare interferenze.
Sono previsti inoltre specifici obblighi di accesso su base negoziale a favore dei soggetti idonei individuati dal Disciplinare per l’offerta di servizi di tipo 5G.
Una disciplina specifica riguarda anche aree circoscritte a frequentazione pubblica, come, a titolo di esempio, porti, aeroporti, stadi, arene da concerto, cinema, teatri, parchi nazionali e metropolitane.
In questi casi, nel rispetto delle condizioni di non interferenza, la copertura potrà essere realizzata da qualunque aggiudicatario utilizzando tutte le frequenze della banda ammesse dal relativo diritto d’uso.
Gli aggiudicatari che realizzano la copertura dovranno offrire agli altri titolari dei diritti d’uso interessati l’accesso a condizioni commerciali eque e non discriminatorie, anche nella forma del roaming o attraverso altre condizioni tecniche concordate.
Il modello di condivisione e il Piano di protezione
La procedura tiene conto anche della necessità di garantire la coesistenza delle nuove reti con i servizi già presenti nella banda o nelle bande adiacenti.
Il Modello di condivisione allegato al Disciplinare definisce le regole tecniche di compatibilità necessarie per consentire l’installazione degli impianti senza causare interferenze nocive agli altri utilizzatori autorizzati.
Sono previste, tra le altre cose, condizioni e restrizioni che possono comprendere anche zone di esclusione geografica intorno alle stazioni riceventi dei sistemi da proteggere.
Il Piano di protezione definito dal Ministero descrive invece i sistemi da proteggere, sia nella banda interessata sia fuori banda, e potrà essere aggiornato anche successivamente all’aggiudicazione.
Per i siti civili di radioastronomia e ricerca spaziale, le analisi riportate nel Piano indicano una popolazione presente nelle aree di restrizione pari a circa 486.884 persone in Emilia Romagna, corrispondenti all’11% della popolazione regionale, 5.566 in Sicilia, circa lo 0,12%, e 131 in Sardegna, circa lo 0,009%.
Complessivamente, a livello nazionale, il Piano stima 492.581 persone nelle aree di restrizione, pari a circa lo 0,84% della popolazione, mentre nelle aree di esclusione sono indicate 775.410 persone, pari a circa l’1,32%.
Le mappe dettagliate delle aree di esclusione e restrizione saranno fornite dal Ministero agli aggiudicatari dei lotti nazionali e regionali previa sottoscrizione di un accordo di riservatezza.
Possibile utilizzo anticipato prima del 1° Gennaio 2029
Nonostante la decorrenza ordinaria dei nuovi diritti d’uso sia fissata al 1° Gennaio 2029, il Disciplinare prevede anche la possibilità di un utilizzo anticipato temporaneo della banda.
Su richiesta degli aggiudicatari, il Ministero, sentita AGCOM, potrà infatti autorizzare l’utilizzo anticipato di blocchi di frequenze rispetto alla decorrenza ordinaria dei diritti d’uso.
A questo scopo, per ciascuna regione potranno essere individuati normalmente blocchi da 200 MHz e 150 MHz, eventualmente anche da 100 MHz o 50 MHz, tenendo conto della necessità di proteggere i sistemi WLL ancora presenti.
Per queste autorizzazioni temporanee non sono previsti obblighi di copertura o di accesso, fatta eccezione per l’obbligo di utilizzo effettivo ed efficiente delle frequenze.
L’utilizzo anticipato dovrà comunque cessare, al più tardi, con l’inizio della decorrenza dei nuovi diritti d’uso, senza che sia previsto alcun ristoro.
Aggiornamento del 28 Agosto 2026
In seguito alla pubblicazione dell’avviso di gara per l’assegnazione dei diritti d’uso delle frequenze nella banda 24,25 – 26,5 GHz, la Fondazione Ugo Bordoni (FUB) ha confermato che supporterà il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) nella procedura.
Come già detto, il MIMIT ha individuato FUB per fornire supporto tecnico operativo nelle attività di predisposizione e gestione delle procedure di assegnazione e di proroga dei diritti d’uso delle frequenze, mettendo a disposizione le proprie competenze nell’analisi dello spettro radio, nella compatibilità elettromagnetica e nella coesistenza tra sistemi.
Si ricorda inoltre che, secondo il calendario della procedura, entro il 2 Settembre 2026 i soggetti interessati potranno inviare alla “Direzione generale per il digitale e le telecomunicazioni – Istituto superiore delle comunicazioni e delle tecnologie dell’informazione” (DGTEL – ISCTI) eventuali quesiti e richieste di chiarimento. Le relative risposte saranno pubblicate sul sito del Ministero.



