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Aumentano i comuni Stop Rete 5G: i sindaci posso davvero vietare le installazioni?

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Nonostante il Dl Semplificazioni approvato salvo intese dal Governo, continuano le ordinanze di diniego alle installazioni in tecnologia 5G da parte di diversi Comuni. Recentemente, è stato il turno della città di Reggio Calabria. Ma i comuni possono davvero vietare l’installazione delle infrastrutture 5G?

Con ordinanza sindacale numero 75 del 6 Luglio 2020, il Sindaco Giuseppe Falcomatà ha infatti sospeso per precauzione tutte le attività di sperimentazione o attivazione della tecnologia 5G sul territorio del Comune di Reggio Calabria.

Con efficacia immediata, sono state dunque sospese tutte le attività fino alla cessazione il 31 Dicembre 2020, salvo diverse valutazioni. Così, sono diffidate tutte le società di telefonia presenti con i loro impianti sul territorio comunale ad eseguire “qualsiasi tipo di attività sui siti che comporti la sostituzione o la modifica di quanto presente ed insistente al fine dell’installazione di tecnologie 5G”.

Ancora una volta, l’ordinanza sindacale è stata legittimata dal cosiddetto principio di precauzione, adoperato da sempre più comuni, per sospendere le installazioni in attesa di conferme certe sulla non pericolosità del 5G. Il tutto, nonostante i numerosi studi, anche portati in risalto dalla Commissione Europea, secondo cui non vi sarebbero collegamenti tra la tecnologia 5G e l’insorgenza di patologie nell’uomo.

Con lo Stop 5G anche a Reggio Calabria, aumentano ulteriormente i comuni apertamente contrari alla nuova tecnologia, nonostante gli investimenti messi in campo dagli operatori per le frequenze.

In più occasioni, infatti, i principali attori della filiera delle telecomunicazioni hanno ricordato che le ordinanze di diniego delle amministrazioni comunali rischiano di minare gli investimenti e lo sviluppo delle reti, aggravando il digital divide già presente in Italia.

Questa volta, all’ordinanza del Sindaco Falcomatà ha risposto anche l’ADUC, criticando senza mezzi termini l’interruzione delle sperimentazioni:

“il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà del PD, ha dichiarato: “Ho appena firmato l’ordinanza con la quale sospendo l’installazione delle antenne 5G in città. L’ho fatto per tutelare la salute di tutti noi”. E’ una affermazione apodittica alla Don Ferrante del Manzoni, priva di qualunque evidenza scientifica (metodo scientifico), ma la paura, o la volontà di assecondare le paure dei cittadini, per consenso elettorale, ripropone schemi culturali degni del merluzzo-pomodoro.”

L’Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori ha ricordato che il 5G non è infatti legato all’insorgenza di alcuna patologia e che si tratta essenzialmente di una tecnologia che ottimizza la traiettoria tracciata con il 4G, incrementandone l’efficienza.

Tempo fa, anche l’ANCI stessa, l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, aveva deciso di evidenziare le caratteristiche positive del 5G, invitando i Comuni a rispettare le loro competenze amministrative.

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Proprio sul tema delle competenze dei Comuni è intervenuto anche Mario Libertini, professore emerito di Diritto Commerciale all’Università La Sapienza di Roma, nelle pagine de Il Sole 24 Ore del 7 Luglio 2020.

Secondo Libertini, i comuni non possono in alcun modo impedire la copertura del territorio con le tecnologie all’avanguardia. Ordinanze come quelle del Sindaco di Reggio Calabria fanno infatti emergere “una contraddizione fra due linee di azione” in quanto, da un lato, il Governo e l’Europa spingono per lo sviluppo delle reti e dall’altro diversi Comuni di dimensione variabile stanno bloccando le sperimentazioni e le realizzazioni.

Tale contraddizione si risolve per Libertini se si comprende che il diritto alla comunicazione in rete è oramai un diritto fondamentale della persona, riconosciuto ufficialmente anche dalla Direttiva 2018/1972 sul Codice Europeo delle Comunicazioni Elettroniche, ancora in fase di recepimento in Italia.

La logica delle misure europee, continua Libertini, deriva dal fatto che oggi chi si trova escluso dalla comunicazione in rete ad alta velocità vive in una condizione di potenziale inferiorità per l’esercizio di tutti i suoi diritti di cittadinanza.

Il numero sempre crescente di comuni che vietano l’installazione del 5G rischia di minare questo diritto fondamentale, ma la decisione dei sindaci trova la sua legittimazione nella legge 36/2001 secondo cui “i comuni possono adottare un regolamento per assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti e minimizzare l’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici”.

Diversi Comuni hanno ritenuto che tramite tale norma fosse possibile “declinare il principio di precauzione in modo autonomo”, vietando o limitando a propria discrezione lo sviluppo della rete.

Il risultato è un numero molto elevato di contenziosi tra Comuni e operatori, che spesso si risolvono con la rideterminazione dei piani per la costruzione: infatti, secondo la Corte Costituzionale e non solo, i Comuni possono regolare la costruzione delle infrastrutture con apposite prescrizioni, ma non possono impedire la copertura integrale del territorio.

Per superare questo problema, si ricorda che il Dl Semplificazioni approvato dal Governo prevede, tra le altre cose, proprio una modifica della legge del 2001 sui regolamenti comunali, che andrebbe ad aggiornare l’articolo 8 del comma 6 prevedendo che i comuni possano adottare un regolamento per assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale, ma con alcune limitazioni.

Il nuovo comma prevede infatti che non possano essere introdotte limitazioni alla localizzazione in aree generalizzate del territorio di stazioni radio base e che il Regolamento Comunale non possa incidere (seppur in via indiretta) sui limiti di esposizione elettromagnetica, sui valori di attenzione e sugli obiettivi di qualità, la cui gestione resta invece riservata allo Stato.

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