Incidenti stradali “hi-tech”, quando l’uso dello smartphone diventa un pericolo per la collettività


Nell’epoca dei social network e delle app di messaggistica istantanea nessuno, o quasi, rinuncia ad inviare risposte immediate, o scattarsi selfie da condividere col mondo digitale, anche a costo di mettere a rischio la propria incolumità e quella altrui.

Negli ultimi anni, ricerche e statistiche di tutto il mondo hanno dimostrato che è sempre più alto il numero di incidenti stradali provocati da chi si sposta per la città a piedi. “Textestrians” questo è il termine coniato dagli anglosassoni, ottenuto dalla fusione di “text” (messaggi) e “pedestrians” (pedoni) per indicare, appunto, i pedoni intenti a chattare o inviare email da cellulare mentre camminano, e che pertanto non prestano attenzione alla strada.

Troppa distrazione anche da parte dei conducenti automobilistici, sempre meno concentrati al volante appunto perché contemporaneamente alla guida, svolgono più azioni, come leggere ed inviare messaggi in chat, controllare la posta elettronica, parlare al telefono, o impostare il navigatore.

Gesti apparentemente banali e sbrigativi, come dare un’occhiata alla propria attività Facebook o la composizione di un breve messaggio di testo, richiedono in media 10-14 secondi, che equivalgono a percorrere circa 150 metri ad una velocità di 40 km/h o a 385 metri a 100 km/h, facendo perdere letteralmente di vista la strada.

I dati diffusi dall’Istat lo scorso anno riportavano proprio la distrazione come fattore del 21,4% dei sinistri in aree extraurbane, seguita dalla velocità (17,3%), e dalle distanze di sicurezza non adeguate (13,4%), mentre in città la percentuale di incidenti è più bassa (15,5%).

A riguardo, l’ACI (Automobile Club d’Italia) sostiene che “in Italia, 3 incidenti su 4 sono dovuti proprio alla disattenzione provocata da smartphone”, una consapevolezza che spinge sempre l’ACI a lanciarsi in campagne di sensibilizzazione contro le distrazioni da smartphone, come #GUARDALASTRADA” e “#MOLLASTOTELEFONO.”

Le sanzioni per l’uso del cellulare alla guida ci sono: ad esempio, parlare al telefono senza auricolare o vivavoce, o commettere azioni che impediscano di tenere ambedue le mani sul volante, vengono sanzionati 169,00 euro e 5 punti in meno dalla patente, ai sensi dell’art. 173 del Codice della strada. Non solo: alla seconda infrazione commessa in un biennio, si applica la sospensione della patente di guida da uno a tre mesi.

Eppure, nonostante tutti i provvedimenti assunti negli ultimi anni, il problema persiste e le stesse case automobilistiche non sempre ne prendono le distanze, come nel caso di Citroën C3 Facebook – Only Limited Edition. Uscita nel 2016, la cosiddetta “social car” viene dotata della ConnectedCam HD, una telecamera integrata per catturare i momenti del proprio quotidiano e pubblicarli sui social network.

Se l’industria automobilistica ragiona secondo le spietate leggi del marketing, a Chongqing (in Cina) ci pensano le istituzioni locali a promuovere possibili soluzioni al fenomeno: infatti, è stata realizzata una corsia per chi non riesce proprio a distogliere sguardo e mani dal display del proprio device; a Washington, invece, il National Geographic Channel ha voluto osare un esperimento antropologico, dedicando una strada rettilinea agli smartphone addicted, con l’obiettivo di studiarne reazioni e comportamenti. Nel frattempo, a Stoccolma sono già apparsi i primi segnali stradali di pericolo indicanti delle sagome dalla testa china sul cellulare.

Possibile che questi dispositivi di ultima generazione siano così smart da inebetirne i possessori? Davvero non riusciamo proprio a stare lontani dal cellulare, o tablet che sia, mentre attraversiamo la strada, siamo al volante, o mentre siamo al bar a prenderci un caffè con un amico? Questa attitudine è stata recentemente diagnosticata come “nomofobia”, ovvero il senso di ansia e disorientamento provocati dal distacco da smartphone, ma questa è un’altra storia.

 

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