Crisi Call Center: Almaviva Contact annuncia chiusura dei centri di Roma e Napoli


call-centerDi fronte agli sviluppi dell’Accordo siglato il 31 maggio 2016 ed in presenza dell’ulteriore, drastico aggravamento del conto economico e dei risultati operativi, la Società AlmavivA Contact – in coerenza con quanto evidenziato nei Tavoli di monitoraggio mensili – ha annunciato ieri l’apertura di una procedura di riduzione del personale, all’interno di un nuovo piano di riorganizzazione aziendale. La decisione è stata comunicata alle Organizzazioni Sindacali e al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

L’Intesa allora raggiunta con i Sindacati e le Istituzioni competenti, oltre alla stipula di un contratto di solidarietà di sei mesi, aveva definito azioni stringenti per consentire ad AlmavivA Contact recupero di capacità competitiva e condizioni di necessario equilibrio industriale, accompagnate da annunciate misure di riforma strutturale del settore dei call center, nella comune convinzione che solo un effettivo cambio di quadro e di regole di mercato avrebbe permesso un percorso alternativo alla ristrutturazione.

Gli esiti del monitoraggio mensile richiesto dall’Azienda sull’attuazione dell’Accordo, verificati da ultimo lo scorso 22 settembre 2016, hanno tuttavia attestato il rifiuto da parte delle Organizzazioni Sindacali di sottoscrivere lo specifico accordo sulla gestione di qualità e produttività individuale, impegno centrale e condiviso come vincolante in sede d’Intesa, che nega inspiegabilmente una fondamentale leva distintiva per la qualificazione dell’offerta ed il progressivo riassorbimento degli esuberi.

Allo stesso tempo, viene confermato uno scenario di mercato in costante deterioramento – almeno dieci le aziende del comparto chiuse negli ultimi mesi – che rimane assoggettato ad inalterati fenomeni distorsivi, senza registrare gli effetti delle iniziative di riordino dichiarate. Come dimostra, nonostante chiare leggi dello Stato che rimangono inapplicate, l’incontrollato aumento delle attività delocalizzate in Paesi extra UE: sulla base dei dati ufficiali dell’Instat albanese, nel 2015 è raddoppiato il numero dei call center che lavorano per il mercato italiano con oltre 25 mila posti di lavoro.

Inoltre, si è certificato il perdurante andamento di gare ad evidenza pubblica bandite o aggiudicate a tariffe del tutto incompatibili con il costo del lavoro, dai casi più volte denunciati del servizio infoline del Comune di Milano e dello 060606 del Comune di Roma, fino alla recente gara per il servizio Recup della Regione Lazio con base d’asta sottostante i minimi contrattuali di qualsiasi contratto nazionale di lavoro.

In tali condizioni, per quanto l’Azienda abbia onorato tutti gli impegni stabiliti, i conti economici di AlmavivA Contact registrano un ulteriore peggioramento che impone l’obbligo di intervenire al fine di garantire l’equilibrio aziendale e di salvaguardare, nella misura possibile, la continuità occupazionale.

Negli ultimi quattro anni, con una forza lavoro praticamente invariata, l’Azienda ha infatti visto diminuire del 50% i propri ricavi, spesso a vantaggio di attività delocalizzate in aree extra UE, con un’aggiuntiva e rilevante accelerazione negli ultimi mesi.

Il nuovo piano di riorganizzazione, orientato a contenimento dei costi, ottimizzazione del processo produttivo, efficientamento logistico e valorizzazione delle tecnologie proprietarie, prevede la chiusura dei siti produttivi di Roma e di Napoli ed una riduzione di personale pari a 2511 persone riferite alle sedi di Roma (1666 persone) e Napoli (845 persone). Le perdite medie mensili afferenti ai due siti produttivi nel periodo successivo all’Accordo del 31 maggio (giugno – settembre 2016), nonostante l’utilizzo di ammortizzatori sociali, sono pari a 1,2 milioni di euro su ricavi mensili pari a 2,3 milioni di euro.

Il piano coinvolge il 5% del personale attualmente in forza al Gruppo a livello globale.

Nel corso dei prossimi settantacinque giorni, secondo la normativa in materia, la Società si confronterà con le Organizzazioni Sindacali per esaminare l’impatto sociale ed occupazionale della procedura.

Comunicato Stampa

 

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  • The Mind

    E’ normale, al giorno d’oggi 8 chiamate su 10 ricevute da call center sono truffe, è ovvio che la gente non si fida e mette giù, poi adesso con la concorrenza dei call center balcanici o cinesi è ancora peggio. E chi ci rimette, oltre al consumatore beffato, è anche il call center che invece rispetta le regole e fa il suo lavoro correttamente e senza giochetti.

  • DonZap

    Hai perfettamente ragione, ci rimette il Call Center che rispetta il lavoro. Ma la cosa più assurda MISE dopo il tavolo di trattativa solo di 4 mesi fa non ha rispetto di niente. Non si rispettano leggi. Qui si parla di Call Center Inbound. Call Center di qualità dove fanno assistenza di grande aziende. La delocalizzazione sta rovinando in Italia. Non stiamo uscendo per niente dalla crisi.