Call center: parte la campagna di denunce contro la delocalizzazione e la tutela della privacy


amareitaliaIn data 19 febbraio 2014 le Segreterie Nazionali di UILCOM, SLC CGIL e FisTel CISL, hanno tenuto a Roma una conferenza stampa in merito alla gestione delle problematiche dei call center che svolgono attività in outsourcing i cui risvolti, a cascata, mettono a dura prova non solo l’economia ma, soprattutto, la tenuta occupazionale di questo Paese con importanti ricadute sui cittadini stessi. Il settore dei call center, negli anni ha sviluppato oltre 80.000 posti di lavoro occupando prevalentemente giovani donne ed uomini soprattutto nelle aree del mezzogiorno e, considerando il fatto che in alcune zone risulta l’unica possibilità di impiego, non possiamo stare a guardare le “strategie del danno” che alcuni “imprenditori” senza scrupoli mettono in campo per il loro esclusivo tornaconto.

Per la FISTel la misura è colma, nella situazione di crisi economica in cui versa il Paese non è più tollerabile che si continuano a perdere posti di lavoro con la pratica delle delocalizzazioni; i Paesi più attenti alla difesa degli  interessi  nazionali  come  gli  USA  e  la  Francia  stanno  mettendo  a  punto  politiche  di  internalizzazioni delle attività all’estero grazie anche ad interventi dello Stato a sostegno dell’economia e del lavoro.

L’Italia anche su questo versante continua ad ignorare il fenomeno nonostante siano in vigore leggi come il  24  bis  del  decreto  sviluppo  che  impone  alle  aziende  che  delocalizzano  di  comunicare  al  Ministero  del Lavoro  la  decisione  di  spostare  le  attività  all’estero e di  informare  il  Garante  per  la  protezione  dei  dati personali. Inoltre non viene data la possibilità al cittadino di essere risposto da un operatore italiano e non viene chiarito prioritariamente l’operatore in che Paese risiede.

Queste sono palesi violazione della legge, per cui SLC – FISTel – Uilcom hanno fatto denuncia alla Procura Generale di Roma  affinchè apri un fascicolo contro le aziende dei settori richiamati in premessa per avviare una  serie  di  accertamenti  al  fine  di evitare  la  concorrenza  sleale  che  continua  a  portare  distorsione  del mercato e della concorrenza con pesanti ricadute sull’occupazione. In più c’è anche la denuncia per l’utilizzo di ammortizzatori sociali per decine di milioni di euro a seguito dei  fenomeni  di  delocalizzazioni.  Le  imprese  italiane  usufruiscono  di ammortizzatori  in  deroga  in  Italia  e delocalizzano attività all’estero con gravissime ricadute sui conti dello Stato. Per  la  FISTel  è  necessario  riaprire  un  Osservatorio  Permanente  presso  il  Ministero  dello  Sviluppo Economico  per favorire interventi legislativi finalizzati alla riduzione dell’IRAP per le aziende che hanno il costo del lavoro oltre il 50% del fatturato, la defiscalizzazione delle spese telefoniche e degli investimenti, oltre ad una regolamentazione delle gare al massimo ribasso che non comprano i costi minimi contrattuali per i lavoratori impiegati sulle commesse.

Michele Azzola, segretario nazionale Slc-Cgil, ha dichiarato: “E’ inaccettabile che una legge dello stato venga così facilmente e diffusamente disattesa e che un settore produttivo riceva incentivi pubblici mentre sposta le proprie attività all’estero. C’è un serio problema di eticità e di tutela dei dati sensibili dei cittadini. Inoltre, mentre altri paesi avviano politiche per riportare nei propri confini le aziende con sedi all’estero, in Italia finanziamo le aziende per andarsene. Parte la campagna di denunce indirizzate alla Procura generale della Repubblica, al Ministero del Lavoro, al Garante della Privacy ed all’Authority della concorrenza nei confronti di quelle aziende che delocalizzino all’estero sedi ed attività a tutela dei lavoratori italiani e del trattamento dei dati personali. In particolare verrà denunciata l’assoluta inosservanza delle disposizioni di legge contenute nel “Decreto Sviluppo” n. 83 del 2012, oggi convertito in legge, in rispetto alle disposizioni contenute nell’articolo 24 su “Misure a sostegno della tutela dei dati personali, della sicurezza nazionale , della concorrenza e dell’occupazione nell’attività svolta da call center” e segnalando, ove sussista il caso, l’erogazione degli incentivi pubblici di cui alla Legge 407/1990. La spesa che lo Stato ha sostenuto in tre anni per il settore tra Cig, mobilità, mancato versamento contributi ed incentivi si aggira sui 480 milioni di euro. E’ ora che queste aziende rilancino la produttività italiana.

Salvo Ugliarolo, segretario Nazionale Uilcom-Uil, ha dichiarato: “Da anni siamo spettatori di un dramma che attraverso le delocalizzazioni viene perpetrato a discapito dei lavoratori e lavoratrici italiani oltre che ai cittadini, siamo qui per dire con forza la parola BASTA allo scempio scaturito dalla totale e mancata osservanza delle Leggi vigenti in materia di occupazione, trasparenza e di privacy perpetrata da aziende il cui unico interesse è quello di combattere una guerra sui prezzi inesorabilmente tendenti al ribasso e che trovano fertile terreno nei Paesi in via di sviluppo. Ci vediamo costretti, a mettere in atto una serie di provvedimenti ricorrendo a delle vere e proprie denunce alla Magistratura competente, al Ministero del Lavoro, al Garante per la Privacy ed all’Antitrust nei confronti di tutte quelle aziende, pubbliche e/o private che non saranno in regola con le normative che regolano le attività di call center (rispetto della Legge sulla Privacy, tracciabilità della chiamata etc.). Quello che noi chiediamo è rispetto delle regole e tutela delle Lavoratrici e dei Lavoratori italiani del settore che hanno diritto ad un futuro oltre che tutela dei cittadini che hanno il diritto di conoscere le modalità di trattamento dei loro dati sensibili. Abbiamo il dovere, di porre un freno deciso all’utilizzo “selvaggio” delle delocalizzazioni che, così perpetrate, risultano esclusivamente un’arma di distruzione di massa”.

 

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